Mentre le attenzioni globali si concentrano in prevalenza sulla possibile escalation nel contesto russo-ucraino, in seguito all’annuncio del presidente Usa uscente Biden di permettere all’esercito ucraino di colpire la Russia con missili ATACMS di fattura americana e la conseguente risposta del presidente russo Putin, sul versante Indo-Pacifico l’alleanza Aukus compie un ulteriore passo in avanti verso la modernizzazione e l’integrazione dei sistemi militari di difesa e attacco. Il nuovo accordo, sottoscritto il 18 novembre da Stati Uniti, Regno Unito e Australia, prevede l’avanzamento del progetto Hypersonic Flight Test and Experimentation (HyFliTE), basato sul reciproco utilizzo degli impianti di collaudo di armi ipersoniche e sulla condivisione delle informazioni e dei dati utili alla produzione e allo sviluppo di tale tecnologia.
Secondo quanto dichiarato dal Pentagono tramite il sottosegretario alla Difesa Usa Heidi Shyu, saranno almeno sei le campagne di volo di prova che si terranno entro il 2028. Finanziate con un budget di 252 milioni di dollari. I test “trilaterali” saranno inoltre in grado di sviluppare “concetti ipersonici e tecnologie abilitanti critiche” per aumentare la “capacità collettiva di sviluppare e fornire tecnologie ipersoniche offensive e difensive”.
Nell’ultimo decennio, l’intero apparato della Difesa statunitense, dall’Aeronautica alla Marina, ha investito cifre enormi in termini di denaro e tempo per lo sviluppo di tecnologie ipersoniche. Da quando la Repubblica popolare cinese, nel 2021, ha portato a termine sul campo il test di un missile ipersonico, si è registrata un’accelerazione nell’ambito e, su richiesta del Dipartimento di Difesa, sono stati programmati investimenti per 13 miliardi di dollari per il progresso nel campo dei missili ipersonici fra il 2023 e il 2027.
A beneficiare economicamente del nuovo accordo è sicuramente anche il Regno Unito che, come si evince dal comunicato ufficiale rilasciato dal ministero della difesa di Londra, si attende che esso possa offrire “una vasta gamma di opportunità di approvvigionamento tra diversi fornitori del Regno Unito” salvaguardando e creando “numerosi posti di lavoro altamente qualificati nel Regno Unito e sostenendo la crescita economica”.
Secondo il sito Markets and Markets, le previsioni di aumento del mercato globale del settore delle armi ipersoniche sono particolarmente rosee e in crescita. Stimate nel 2023 a 6,8 miliardi di dollari, potrebbero subire un incremento dell’11,4% e in soli sette anni arrivare a coprire la cifra di quasi 15 miliardi di dollari nel 2030, con Stati Uniti e Cina in testa nelle rispettive quote destinate a test e ricerca.
L’aspetto che rende questi armamenti particolarmente strategici è il loro potenziale rivoluzionario per il compimento di determinate operazioni militari. I missili ipersonici sono infatti in grado di ridurre drasticamente i tempi necessari per colpire un obiettivo rispetto ai tradizionali missili balistici o da crociera. Possono volare ed essere manovrati in atmosfera alla velocità di Mach 5, ovvero cinque volte maggiore della velocità del suono, un elemento che li rende assolutamente efficaci e difficilmente intercettabili.
I grandi sforzi compiuti in passato dalla Difesa statunitense nel settore hanno spesso trovato ostacoli nella scarsità di strutture di test e poligoni validi sul territorio Usa, frenando o facendo abbandonare le decisioni per l’acquisizione e la messa in campo di questi sistemi. Per questo motivo, l’accordo siglato nell’ambito del patto di sicurezza Aukus potrebbe essere la chiave di volta per imprimere uno slancio definitivo al completo sviluppo della tecnologia, grazie all’ampliamento delle strutture di test. Rendendo così l’Australia un partner chiave nell’obiettivo del contenimento militare della Cina, intravisto come il vero scopo strategico di un sistema di alleanza come Aukus nato nel 2021.