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Quasi 1.000 carri armati, più di 600 pezzi di artiglieria e dozzine di caccia. È questa la lista della spesa militare che la Polonia ha recapitato alla Corea del Sud. Nella sua più grande esportazione di armamenti della storia, Seul è ben lieta di inviare il materiale bellico richiesto da Varsavia, all’interno di un inedito canale di cooperazione est-ovest tra due dei più stretti alleati degli Stati Uniti.

Il governo polacco si è attivato per rinforzare il proprio arsenale, certo, ma anche e soprattutto per sostituire le ingenti quantità di equipaggiamento donate all’Ucraina con l’intenzione di sostenere Kiev nella guerra contro la Russia. Il ministero della Difesa polacco ha parlato di 980 carri armati basati sul modello sudcoreano K2, 648 obici corazzati semoventi K9 e 48 caccia FA-50. La Cnn ha scritto che i primi 180 carri armati K2, prodotti da Hyundai Rotem e dotati di cannoni da 120 mm a caricamento automatico, dovrebbero arrivare in Polonia nel corso del 2022. Anche i primi 48 obici K9, prodotti da Hanwha Defense, dovrebbero arrivare quest’anno. La consegna di un secondo lotto di 600 obici inizierà invece soltanto nel 2024. Sempre in futuro, e sul territorio polacco, a partire dal 2026 è prevista la realizzazione di 800 carri armati potenziati oltre allo sviluppo di obici.

Le cifre dell’accordo tra Polonia e Corea del Sud non sono state rese note. Secondo una stima approssimativa calcolata da Asia Times basata sui prezzi unitari dello stesso materiale richiesto da Varsavia e venduto in precedenza, l’affare dovrebbe aggirarsi tra i 15 e i 20 miliardi di dollari. In entrambi i casi, la cifra supera di gran lunga i 7miliardi di dollari spesi complessivamente da Seul per l’esportazione di armi vendute all’estero nel 2021.



Il dinamismo della Corea del Sud

Nella corsa dell’Asia per lo sviluppo della prossima generazione di aerei da guerra spiccano due pretendenti: Cina e, appunto, Corea del Sud. Entrambe hanno progettato i loro caccia stealth autoctoni, ovvero il Chengdu J-20 e il KF-21 Boramae. Entrambe hanno cercato in questo modo di raggiungere l’indipendenza strategica e dare sfoggio della propria abilità tecnico-scientifica, da estendere eventualmente in teatri regionali così come internazionali.

Defense News ha scritto che Seul si è unita al club degli sviluppatori di caccia d’élite quando ha liberato in volo il suo nuovissimo KF-21. Decollato da una base dell’aeronautica sudcoreana a Sacheon, nella provincia del Gyeongsang meridionale, questo aereo era stato equipaggiato con quattro missili Meteor e ha volato per 30 minuti a 400 chilometri orari. Dal punto di vista tecnico, il KF-21 è un velivolo dotato di capacità avanzate, come il radar AESA (Active Electronically Scansioned Array) e collegamenti dati e avionica di primissimo livello. In un futuro non troppo lontano, il governo sudcoreano potrebbe offrire i prototipi del KF-21 a vari clienti stranieri. L’Indonesia si è già fatta avanti, addirittura dicendosi pronta a coprire il 20% dei costi di sviluppo dei velivoli.

La storia dei KF-21 è adatta per descrivere il recente dinamismo acquisito dalla Corea del Sud, sempre più vicina a trasformarsi in un pilastro della difesa statunitense in estremo oriente, nonché pilastro esterno della Nato. Le radici dell’accordo sulla vendita delle armi alla Polonia sono da ricercare nell’amministrazione democratica guidata dall’ex presidente Moon Jae In, che si impegnato a rafforzare le industrie della difesa sudcoreane cercando di stipulare contratti esteri. Anche il suo successore, Yeon Suk Yeol, intende promuovere queste esportazioni. Dal canto loro, Washington e l’Alleanza atlantica si aspettano che Seul mantenga le sanzioni contro la Russia e fornisca tutta l’assistenza necessaria, tanto per assistere l’Ucraina quanto per arginare la Cina. E anche se tutto ciò dovesse comportare un costo non trascurabile per l’economia sudcoreana.

L’asse con Washington (via Varsavia)

L’importanza assunta dalle alleate Usa dislocate nel Pacifico nell’ottica della strategia statunitense ha raggiunto livelli impossibili da ignorare. Non è un caso che Australia, Giappone e Corea del Sud siano state invitate all’ultimo vertice Nato tenutosi a Madrid. Dal punto di vista di Washington, l’accordo tra coreani e polacchi rappresenta un vantaggio enorme: poter contare su un coordinamento militare, in particolar modo per il trasferimento di armi, che va dal Pacifico all’Atlantico, senza interruzioni di sorta.

Dal canto suo, Seul, dopo decenni passati a sincronizzare i propri sistemi operativi con quelli Usa, e aver speso enormi quantità di denaro per acquistare strumenti americani, può godersi il definitivo rilancio della difesa nazionale. Come se non bastasse, le aziende coreane hanno già investito nell’Europa orientale. Due esempi su tutti: Hyundai produce automobili nella Repubblica Ceca, Kia in Slovacchia.

La dimensione dell’affare, poi, sono mastodontiche. La Polonia, come detto, riceverà 1.000 carri armati di K2 (da sottolineare che il parco di carri armati polacco pre-accordo ammontava a 863 unità). Ebbene, secondo GlobalFirepower.org, nel 2022 soltanto 15 Paesi schierano più di 2.000 carri armati. La Russia guida la classifica con 12.420, seguita dagli Stati Uniti con 6.612. Francia e Regno Unito gestiscono flotte particolarmente modeste: 406 e 227 carri armati.

Aspettative future

Le armi coreane vendute alla Polonia utilizzano munizioni, componenti e sistemi che si sincronizzano con quelli degli eserciti Nato. Eppure c’è chi solleva alcuni dubbi. Nicholas Drummond, un analista del settore della difesa specializzato in guerra terrestre ed ex ufficiale dell’esercito britannico, si è domandato se le armi sudcoreane siano realmente adatte all’Europa. A detta di Drummond, l’hardware prodotto in Asia potrebbe incontrare diversi problemi nella catena di approvvigionamento qualora dovesse scoppiare una nuova guerra in Europa. “È giusto che i paesi asiatici acquistino dalla Corea poiché questi clienti possono essere facilmente assistiti in tempo di guerra. Supportare i clienti europei in caso di emergenza è però più difficile”, ha spiegato.

Il ministro della Difesa polacco Mariusz Błaszczak è tuttavia apparso entusiasta, twittando che l’accordo Varsavia-Seul “aumenterebbe in modo significativo la sicurezza della Polonia e la forza dell’esercito polacco”. Nella lista polacca troviamo anche i jet FA-50, prodotti da Korea Aerospace Industries in associazione con il gigante della difesa statunitense Lockheed Martin. Stiamo parlando di un aereo da combattimento leggero supersonico, adatto per attacchi al suolo e alcune missioni aria-aria. Il velivolo è armato con missili Sidewinder, missili aria-terra Maverick e un cannone a tre canne da 30 mm. Può anche utilizzare bombe a guida di precisione e a gravità.

L’Fa-50, nelle sue versioni da combattimento e da addestramento, è stato esportato in Colombia, Indonesia, Iraq, Filippine e Thailandia. Grazie al suo ordine di 48 aerei, la Polonia potrebbe presto diventare il più grande operatore di jet al di fuori della Corea del Sud.

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