I programmi missilistici e ipersonici della Cina continuano a fare passi da gigante. Anche e soprattutto grazie alla tecnologia americana. Potrebbe sembrare un controsenso, una beffa crudele, e invece è quello che ha scoperto il Washington Post.
In seguito ad una lunga indagine il quotidiano statunitense ha scritto che gruppi di ricerca militari cinesi, impegnati proprio nei due ambiti citati, ipersonico e missilistico – e molti dei quali perfino inseriti in una black list di esportazione dagli Stati Uniti – starebbero acquistando tecnologia Usa altamente specializzata per migliorare i loro programmi.
Tra le varie tecnologie rientrerebbero anche prodotti sviluppati da aziende che hanno ricevuto milioni di dollari in sovvenzioni e stipulato contratti con il Pentagono. Se così fosse ci ritroveremmo di fronte ad una situazione paradossale: gli ultimi traguardi militari raggiunti da Pechino sarebbero stati, di fatto e indirettamente, grazie ai soldi dei contribuenti americani.
Scendendo nel dettaglio, secondo l’indagine del WP la Cina avrebbe acquistato prodotti di software avanzati Usa attraverso società private cinesi. Queste li avrebbero poi rivenduti, nonostante i controlli sulle esportazioni statunitensi per impedire la vendita o la rivendita a entità straniere ritenute una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
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La tecnologia Usa e i programmi cinesi
Gli scienziati impegnati nelle accademie di ricerca militare cinesi hanno più volte spiegato che la tecnologia Usa, come ad esempio il software di ingegneria aeronautica altamente specializzato, colma le lacune critiche presenti nella tecnologia autoctona e contribuisce a migliorare gli armamenti cinesi. “La tecnologia americana è superiore: non possiamo fare certe cose senza la tecnologia straniera. Non abbiamo la stessa base tecnica”, avrebbe affermato al WP uno scienziato cinese che lavora in un laboratorio universitario e che conduce test per veicoli ipersonici.
A rendere lo scenario ancora più bizzarro c’è il fatto che alcune delle aziende Usa i cui prodotti stanno raggiungendo, o hanno già raggiunto, gruppi di ricerca militare cinesi, sarebbero state beneficiarie di sovvenzioni del dipartimento della Difesa.
“È molto inquietante, perché la linea di fondo è che la tecnologia che può essere utilizzata per l’ipersonico militare è stata finanziata dai contribuenti statunitensi, attraverso il governo degli Stati Uniti, ed è finita in Cina”, ha affermato Iain Boyd, direttore del Center for National Security Initiatives presso l’Università del Colorado a Boulder.
Vendite nel mirino
Dal 2019 ad oggi, il WP ha mappato oltre 300 vendite di prodotti tecnologici di origine statunitense a dozzine di entità coinvolte, in varie forme, nei programmi ipersonici e missilistici portati avanti dalla Repubblica Popolare Cinese.
Il flusso costante di software di fascia alta, che fluisce in un’area critica di ricerca in cui l’esercito cinese – la stessa che minaccia di superare gli Stati Uniti proprio in quell’ambito – evidenzia la prossima sfida di Washington: impedire all’esercito cinese di sfruttare l’innovazione americana per segnare nuovi progressi.
Per costruire un missile ipersonico, infatti, gli scienziati devono risolvere problemi di fisica avanzati relativi al volo missilistico. I test sono costosi e lunghi, mentre l’uso del software commerciale americano – risultato di decenni di ricerca e sviluppo – riduce al minimo il tempo e le risorse necessarie per effettuare i suddetti test.
La tecnologia acquistata dalla Cina includerebbe varie forme di software di ingegneria assistita da computer, come il software di aeroelasticità, che può essere utilizzato per simulare e analizzare le condizioni fisiche estreme vissute dai veicoli aerei, ma anche molteplici hardware come gli interferometri, che possono essere utilizzati dagli scienziati per acquisire dati altamente accurati nei test in galleria del vento.
Ricordiamo che i controlli sulle esportazioni statunitensi vietano qualsiasi vendita di prodotti americani in Cina – e la loro rivendita all’interno della Cina stessa – se si sa che verranno utilizzati per lo sviluppo di un missile o se sono destinati a un’entità soggetta a restrizioni. Ma parte della tecnologia Usa, che ha anche applicazioni nella ricerca aerospaziale civile, sta comunque trovando la sua strada verso i gruppi militari cinesi attraverso l’azione di società di intermediari cinesi. Un bel guaio per gli Stati Uniti, impegnati in un braccio di ferro a distanza con la Cina.
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