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Difesa

Cos’è NMESIS: il sistema di missili anti-nave che potrebbe difendere anche Taiwan

La prima batteria NMESIS è stata schierata in posizione strategica tra le isole tra le Filippine e Taiwan. Una decisione politica.

Il dispiegamento da parte di Marines degli Stati Uniti di una batteria missilistica a medio raggio NMESIS, sistema di interdizione navale equipaggiato con missili anti-nave, nello Stretto di Luzon, rappresenta non soltanto il primo dispiegamento di missili “ship-killer” americani in una posizione strategica della catena di isole che emergono tra le Filippine e Taiwan – la terra emersa che preoccupa gli analisti militari di tutto il mondo per la sua delicata condizione di “isola contesa” dall’influenza (e gli interessi) di Washington e dalla formale (quanto apparentemente indesiderata) appartenenza a Pechino – ma una prospettiva di come potrebbe svolgersi un conflitto nei mari del Pacifico al tempo dei missili anti-nave.

Il sistema NMESIS dei Marines

Considerato un vettore destinato a fornire “una capacità avanzata di interdizione marittima” per “rafforzare l’integrazione navale e rafforzare la deterrenza estendendo la capacità della Forza Congiunta di colpire e ingaggiare sia da terra che dal mare“, il sistema NMESIS può contribuire a “modellare le capacità difensive in conformità con la strategia di difesa costiera” dislocata dagli Stati Uniti e dai partner regionali, illustrano le fonti del Corpo dei Marines, attualmente detentori di quella che si può considerare un’elevata capacità antinave in quel delicato settore dell’Indo-Pacifico.

Progettato per operazioni avanzate a livello di spedizione, il sistema NMESIS, acronimo di Navy Marine Expeditionary Ship Interdiction System, consentirebbe ai Marines di colpire obiettivi navali nemici da posizioni costiere o lontane dalla costa. Come sistema missilistico antinave mobile, esso combina il missile Naval Strike Missile e un veicolo tattico leggero condotto in remoto e designato come Rogue-Fires. Sebbene non sia chiaro “quanti sistemi saranno inviati nelle Filippine“, scrive il quotidiano Stars & Strips, va ricordato che una batteria missilistica a medio raggio di questo tipo è composta da 18 lanciatori suddivisi in due plotoni di tre sezioni, ciascuna dotata di tre lanciatori.

“Ship-killer” in una posizione strategica

Situate tra le Filippine e Taiwan, le isole Batanes si trovano in uno dei “punti strategici” e di “transito” tra quelli che sono determinati come primo e secondo arcipelago. Come sappiamo, nello scacchiere del Pacifico per primo arcipelago s’intendete tutta l’area che va dal Giappone alle Filippine, fino all’Indonesia, una linea considerata “strategicamente vitale” sia dalla Cina che dagli gli Stati Uniti. In questo settore sono presenti l’isola di Taiwan e le isole Senkaku, controllate dal Giappone e reclamate dalla Cina. Il secondo arcipelago viene invece determinato entro una linea che si estende dall’isola giapponese di Honshu ai territori statunitensi di Saipan e Guam a sud-est, e alla Nuova Guinea a sud-ovest.

In questo contesto i missili “Ship-killer” americani, con il loro raggio d’azione di 185 chilometri, rappresentano una seria minaccia per tutte le navi che entrano nello Stretto di Luzon, largo 250 chilometri e comprendente rotte che posso interessare la flotta della Pla Navy, la Marina militare della Repubblica Popolare Cinese.

Secondo Naval News, infatti, lo schieramento del sistema NMESIS – sebbene riguardi una particolare esercitazione – comporta “importanti implicazioni” per le capacità americane di interdizione marittima nel primo arcipelago o “prima catena di isole“. “Lo Stretto di Luzon e il Canale di Bashi rappresentano un punto di accesso critico per entrare o uscire dall’Oceano Pacifico dal Mar Cinese Meridionale e dallo Stretto di Taiwan, e il dispiegamento dell’NMESIS consente agli Stati Uniti di affermare il controllo su tale accesso“, spiegano sul portale specializzato in questioni e sistemi d’arma strettamente legati al dominio navale.

Un “test di battaglia completo”

L’esercitazione che prevede lo schieramento del sistema NMESIS, Balikatan 2025, è incentrata su una serie di manovre considerate un “test di battaglia completo” per le forze militari americane, filippine, australiane e giapponesi nell’arcipelago del Sud-est asiatico. Le simulazioni si concentreranno sulla difesa territoriale delle isole di Palawan e Luzon, orientate verso i punti caldi del Mar Cinese Meridionale e dello Stretto di Luzon. Ma è ovvio che l’impiego di determinati sistemi possa interessare anche altre isole e settori di mare strategici.

Non ha caso gli americani hanno ricordato come questo settore del Pacifico sia “pieno di isole” e dove potrebbero istallare la loro “creatività“, tratteggiando uno scenario che sembrerebbe quasi ipotizzare un possibile schieramento segreto di sistemi anti-nave che potrebbero attivarsi da coordinate sconosciute e inaspettate, per colpire tratti di mare e essenziali allo svolgimento di determinate operazioni militari, come, ad esempio, lo schieramento preventivo per il lancio di un’operazione anfibia.

In questo senso i Marines statunitensi, che per alcuni starebbero “nascondendo un sistema missilistico antinave in angoli remoti delle Filippine settentrionali” nell’ambito di un’esercitazione in “volta a contrastare le minacce nelle acque contese della regione“, potranno testare le capacità del sistema NMESIS nel colpire le navi in ​​mare, e fornire dati importanti per eventuali e noti “scenari” già ampiamente illustrati.

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