Difesa /

La difesa europea inizia a prendere forma. Nella prossima settimana, tra il 15 e il 16 novembre, la bozza del documento presentato dall’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, sarà analizzata dal Consiglio Esteri e Difesa. E la “bussola strategica”, questa la traduzione del documento “Strategic Compass”, sembra essere appunto lo strumento che orienterà le prossime mosse dell’Unione europea nell’ambito della difesa e della sicurezza.

Come si può evincere dal documento cui hanno avuto accesso diversi organi di stampa, il punto focale sarà soprattutto una forza di dispiegamento rapido di 5mila unità. Questa forza, stando alle intenzioni degli strateghi europei, dovrebbe avere un’efficacia diversa rispetto agli European Battlegroups, sia per quanto riguarda i differenti domini in cui sarà coinvolta (in particolare si punta sulla cybersicurezza), sia per le capacità di addestramento. L’Ue vuole renderla operativa entro il 2025 per iniziare con operazioni su scala ancora ridotta. L’obiettivo è renderla pienamente in grado di svolgere qualsiasi tipo di operazione nel 2030, ma entro il 2022, spiega il documento, saranno già stabiliti gli scenari operativi. Dal 2023, invece, inizieranno le esercitazioni congiunte. E in Ue si discute già se applicare immediatamente l’articolo 44 del Trattato sull’Unione europea, che prevede che il Consiglio “può affidare la realizzazione di una missione a un gruppo di Stati membri che lo desiderano e dispongono delle capacità necessarie”. Una sorta di Ue a più velocità che darebbe maggiore pesi agli Stati membri più volenterosi e in grado di realizzare immediatamente quanto richiesto da Bruxelles. Tutto questo senza dimenticare le missioni già sotto l’egida dell’Unione europea, in particolare in Mali, Task Force Takuba, Atalanta e la missione nello Stretto di Hormuz.

Particolare importanza assumono le minacce ibride. Come spiega anche Agenzia Nova, l’Ue punta a implementare una “cassetta degli attrezzi”, il cosiddetto Eu Hybrid Toolbox entro il 2022, che servirà a limitare la portata delle cosiddette minacce ibride. Tema di cui in questi giorni già si discute per quanto concerne il fronte orientale con la Bielorussia. E in questo contesto rientra anche il Cyber ​​Diplomacy Toolbox, che servirà appunto a contrastare l’eventuale ascesa di forze in grado di svolgere conflitti ibridi che possono mettere sotto pressione l’Europa destabilizzandola non solo dall’esterno, ma anche dell’interno. Per Bruxelles appare essenziale costruire una forte sinergia nei “domini” più rischiosi per la sicurezza dell’Ue: cybersicurezza, guerra dell’informazione, spazio e sicurezza marittima appaiono le aree di maggiore interesse e saranno oggetti, almeno secondo la bozza di proposta, di un progetto di complessiva armonizzazione e di sinergia tra le diverse forze interne all’Unione.

Ma qual è lo scopo strategico di questa bussola? La questione è particolarmente complessa in quanto la lettura generale della bozza non sembra essere dirimente. Innanzitutto il lavoro presentato da Borrell – e che ricordiamo sarà discusso la prossima settimana – parla del mondo di oggi e di quello che potrà essere nel prossimo futuro in un modo abbastanza negativo. Nel documento si legge infatti che “questo non è il mondo che gli europei hanno scelto o preferiscono, ma quello con cui si devono confrontare”. Una presa di coscienza che può avere una duplice interpretazione. Da una parte è una dichiarazione di adattamento: non c’è un’Ue che cerca di immaginare il mondo o che tenta di vivere in un “dover essere”, ma si applica del crudo realismo. Un senso di concretezza che però d’altro canto può essere anche letto come una sorta di resa: di fronte ad attori che possono essere decisamente più forti dell’Unione europea, siano essi competitor che alleati, Bruxelles si pone nell’ottica di chi accetta la realtà e non pensa che possa essere diversa. Almeno nell’immediato.

Lo scenario pertanto appare prestabilito, e la logica è quella di entrarci a piccoli passi senza però – almeno apparentemente-  scalfire lo status quo. Questo è dimostrato anche dalla scelta da parte dell’Alto rappresentante di presentare progetti estremamente a breve termine, soprattutto se paragonati ai documenti delle organizzazioni internazionali e della stessa Europa. Si parla di prossimi cinque anni e di tappe rapide ma anche molto piccole, come a voler privilegiare il pragmatismo e la semplicità all’ambizione.

E in effetti, anche le idee di “autonomia strategica” che sono state paventata come potenziale sganciamento dell’Europa dall’orbita americana sembrano essersi riallineate a una maggiore ortodossia atlantista. La difesa europea sarà complementare e non distaccata dalla Nato. In uno dei punti, anzi, si ribadisce che già dal prossimo anno sarà ulteriormente rafforzato il dialogo politico e la cooperazione con la Nato in tutti i settori considerati come pilastri della difesa comune europea. E sullo scenario più caldo per gli Stati Uniti, l’Indo-Pacifico, l’Europa promette che entro il 2023 saranno ampliate le esercitazioni congiunte con i partner locali.

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