Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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I capi di Stato e di governo di Francia, Regno Unito, Cina, Stati Uniti e Federazione Russa hanno rilasciato lunedì 3 gennaio una dichiarazione congiunta sulla prevenzione di una guerra nucleare e sull’inibizione di una nuova corsa agli armamenti. Secondo i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, “una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta. Finché continueranno a esistere, le armi nucleari dovrebbero servire a scopi difensivi, ovvero scoraggiare l’aggressione e prevenire la guerra”. Lo spirito collaborativo del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) del 1968 deve essere preservato.

In un contesto di forte tensione sia tra Occidente e Russia sia tra Stati Uniti e Cina, la sottoscrizione del documento è un atto molto significativo. Ma tra l’esposizione di intenzioni condivisibili e l’attuazione reale di misure di de-escalation c’è una bella differenza.



Tanto per cominciare, tutte e cinque le nazioni firmatarie sono impegnate nello sviluppo di missili ipersonici in grado di bucare le difese avversarie, riducendo il tempo di reazione militare e di approntamento di misure contenitive dei danni. Tali sistemi d’arma amplificano la dottrina della distruzione mutua assicurata tipica della Guerra fredda. C’è da sottolineare inoltre, che i tre paesi occidentali (Usa, Uk, Francia) sono in netto svantaggio nello sviluppo di tali sistemi nei confronti di Cina e, soprattutto, Russia. Peraltro Pechino e Mosca hanno di recente affermato la volontà di cooperare in materia, anche con lo scambio di prezioso know how.

Le mosse della Russia

Se le forze armate russe non falliscono alcun test di lancio (sia da terra sia da mare) e il Cremlino annuncia la produzione in serie di vettori Zircon a capacità nucleare già da quest’anno, i progettisti statunitensi non riescono ancora a trovare la quadra. Le forze armate americane hanno fallito di recente anche il terzo test dei missili ipersonici Agm-183a. Forse anche per questo Washington, Londra e Parigi sono state liete di sottoscrivere la dichiarazione fortemente voluta dalla rivale Mosca alla vigilia dei tre vertici sulla parità strategica: Usa-Russia (10 gennaio), Nato-Russia (12 gennaio), Osce-Russia (13 gennaio).

La diplomazia moscovita si sta muovendo in modo molto sagace. Se da un lato mostra buone intenzioni prendendo iniziative generalmente accettate almeno sul piano dialettico, dall’altro pone cautelativamente le basi di un reale equilibrio strategico. A febbraio si terrà in Bielorussia − paese satellite della Federazione – un referendum di riforma costituzionale. Tra le misure normative previste dal regime di Aleksandr Lukashenko vi è la rinuncia dello status di paese denuclearizzato. Questo permetterebbe al Cremlino di dispiegare in Bielorussia, a ridosso dei confini della Nato, proprio quei missili a capacità nucleare – sia tattici sia strategici – che stando alla dichiarazione si vorrebbero smantellati in un futuro ideale. C’è di più: il ministero della Difesa moscovita ha annunciato che le grandi esercitazioni strategiche della triade nucleare (terrestre, navale, aerea) Grom 2022 verranno anticipate a inizio anno. Forse proprio nel delicato periodo del 10-13 gennaio, al fine di aumentare il peso negoziale della Russia agli occhi del mondo intero.

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