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La Corea del Sud inizierà a schierare il suo primo missile balistico convenzionale pesante, lo “Hyunmoo-5”, alla fine del 2025, avendo già avviato la produzione di massa, ha dichiarato a Yonhap News il ministro della Difesa sudcoreano Ahn Gyu-back. Il missile è attualmente nella fase finale di integrazione all’interno delle forze armate della Repubblica di Corea, e rappresenta il primo IRBM (Intermediate Range Ballistic Missile) sudcoreano dotato di testata non nucleare.

Lo “Hyunmoo-5” è stato sviluppato in assoluta segretezza dall’Agenzia per lo Sviluppo della Difesa nazionale in collaborazione con Hanwha Aerospace, sfruttando decenni di esperienze tecnologiche acquisite dai precedenti programmi missilistici “Hyunmoo-2” e “Hyunmoo-4”.

Il nuovo vettore è stato presentato al pubblico a ottobre del 2024, durante una parata militare, e ha mostrato un veicolo TEL (Transporter Erector Launcher) ad elevata mobilità fuoristrada dotato di 9 assi. Il missile è a combustibile solido, e avrebbe un peso al lancio di circa 36 tonnellate, e con una testata di circa 8 tonnellate – alcuni analisti suggeriscono possa arrivare fino a 9 tonnellate – avrebbe una gittata nel campo degli MRBM (Medium Range Ballistic Missile) pari a 3.500 chilometri, ma con una testata di una tonnellata essa salirebbe sino a quasi 5.000 chilometri, rientrando nella categoria IRBM e facendone di fatto un’arma strategica.

Potente come un ordigno nucleare tattico

La peculiarità dello “Hyumnoo-5” sarebbe la dotazione di un enorme penetratore ad alto esplosivo in grado di distruggere strutture rinforzate sotterranee a profondità sino a 100 metri, come i bunker di comando e i silos missilistici della Corea del Nord. Il lancio del missile dal contenitore (canister) del TEL è a freddo, consentendone una rapida ricarica e spostamento del veicolo, e secondo quanto riferito dai sudcoreani la testata raggiungerebbe nella fase terminale la velocità di Mach 10, accumulando quindi sufficiente energia cinetica da sprigionare, al momento dell’impatto, la potenza di un piccolo ordigno nucleare tattico. Il sistema di guida del missile integra navigazione inerziale avanzata e correzione assistita da satellite, garantendo una precisione inferiore ai 10 metri anche in ambienti privi di segnale GPS.

Le caratteristiche del vettore (gittata, mobilità, potenza distruttiva) ne fanno un sistema pensato per avere una capacità di attacco di sorpresa su sedi C3 e di attacco di ritorsione, e a tal fine funzionari sudcoreani affermano che circa 200 unità sono attualmente in produzione di serie, prevedendo un’accelerazione durante il 2026 in modo da avere un arsenale di questi missili che offra una deterrenza credibile. La gittata dello “Hyunmoo-5” mette sotto tiro tutte le strutture strategiche nordcoreane e di spingersi molto oltre nel continente asiatico, arrivando a mettere sotto tiro la gran parte del territorio della Repubblica Popolare Cinese e della Russia in caso di utilizzo con testata “leggera”.

Il nuovo missile rappresenta il terzo pilastro dell’architettura strategica della Corea del Sud che prende il nome di Korea Massive Punishment and Retaliation (KMPR). Questa è pensata per neutralizzare il sistema di comando e leadership della Corea del Nord in seguito a qualsiasi attacco nucleare o convenzionale su larga scala, integrando il concetto di Kill Chain preventiva e la rete di difesa missilistica KAMD. In pratica, lo “Hyunmoo-5” fornisce alla difesa sudcoreana un bunker-buster convenzionale rapido in grado di far crollare gallerie di lancio sotterranee, nodi C3 rinforzati e tunnel di stoccaggio senza ricorrere a opzioni nucleari, colmando il divario di credibilità nella capacità di rappresaglia convenzionale.

I rischi di un’escalation

La tempistica dell’annuncio del dispiegamento del nuovo missile sottolinea il contesto strategico critico: quanto rilasciato da Seul segue una parata a Pyongyang in cui è stato presentato il nuovo missile balistico intercontinentale “Hwasong-20” e si colloca in un momento di preoccupazione per l’assistenza tecnica russa alla Corea del Nord, che riguarderebbe capacità nucleari e missilistiche. Seul ha simultaneamente inaugurato un comando strategico per riunire sotto lo stesso tetto operazioni di attacco, difesa missilistica, cyber e operazioni speciali. Le spese per la Difesa sudcoreane stanno salendo verso l’obiettivo del 3,5% del PIL (a fronte, ad esempio di quelle nipponiche ancora sotto il 2%). In tale contesto, dal punto di vista sudcoreano, il vettore benché convenzionale non è ridondante, ma necessario per offrire capacità di deterrenza, e la sua produzione in massa offrirà credibilità alla stessa.

Nel contesto di sicurezza regionale, l’arma, benché non nucleare, causerà l’aumento dell’instabilità in un momento in cui la RPC sta diventando sempre più aggressiva nel suo intorno geografico (Taiwan e Mar Cinese Meridionale) e affronta la militarizzazione del suo vicinato – determinata proprio dall’aggressività delle sue azioni – con toni maggiormente intimidatori. La possibilità di utilizzare un’arma del genere in un attacco di sorpresa, a discapito della dottrina di impiego sudcoreana che prevede solo la rappresaglia, e l’efficacia di tale arma, potrebbe facilmente spostare ulteriormente l’ago della bilancia verso l’escalation costringendo Pechino ad accelerare i tempi dell’ingrandimento del suo arsenale missilistico e nucleare.



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