Martedì 26 novembre a Roma si è tenuto un importante convegno del Centro Studi Machiavelli sul tema “La NATO verso il 2030, strategie per un futuro incerto”.
Numerosi i relatori nella lunga giornata di discussione introdotta da Roberto Russo, direttore generale dell’Università Link, che ha ospitato l’evento, e dal presidente del Centro Studi Daniele Scalea, il quale ha inquadrato il leitmotiv del convegno affermando che oggi più che mai è necessaria una cultura della Difesa in quanto la popolazione sta subendo un distacco ideologico/culturale dalle Forze Armate. In effetti, l’attuale retorica sull’inutilità delle spese per il settore della Difesa, riassumibile in “servono ospedali non carri armati”, è proprio frutto di una visione distorta sia del ruolo delle FFAA, sia dell’attuale scenario internazionale, caratterizzato da anni di instabilità diffusa e da attori internazionali sempre più aggressivi. Il passaggio machiavellico “il disarmato ricco è il premio del soldato povero” basterebbe da solo a spiegare perché il nostro Paese dovrebbe recuperare un approccio culturale in cui le tematiche della Difesa trovino spazio e vengano dibattute in modo corretto in tutte le fasce della società.
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto, nel suo messaggio pervenuto al convegno, ha sottolineato come “la NATO rimane un pilastro della difesa e della cooperazione tra le nazioni democratiche. Oggi, più che mai, è chiamata a confrontarsi con nuove sfide globali” e che “le relazioni transatlantiche, la sicurezza del fianco Est e del fianco Sud, gli scenari mediorientali sono al centro dell’attenzione, in quanto elementi fondamentali per una risposta integrata alle crisi regionali e globali. Inoltre, la crescente competizione internazionale richiede investimenti tecnologici significativi: dai droni ai sistemi multi-dominio, fino alla difesa spaziale, aeronautica, della dimensione subacquea e della cybersicurezza”.
Antonino Minardo, Presidente della Commissione Difesa alla Camera dei Deputati, nel suo messaggio ha ricordato che “per il futuro della NATO non si dovrà solo guardare ad est. Nel passato il fronte est è stato il motivo d’esistenza principale dell’Alleanza Atlantica ma oggi, anche se è un fronte che preoccupa, questo non può esaurire la prospettiva della NATO. C’è il Sud che non può essere trascurato. Il fronte meridionale dell’Alleanza – il Mediterraneo allargato – è un’area cruciale, dove l’Italia, grazie alla sua posizione strategica, può giocare un ruolo determinante”. Passaggio ribadito anche dal generale Angelo Ristuccia, comandante delle forze operative Sud dell’Esercito, quando ha detto che “il fianco Sud è una priorità” in quanto è un’area in cui è stato esercitato opportunismo strategico da parte di potenze ostili o avversarie, ovvero i vuoti lasciati dall’Occidente sono stati riempiti a nostro discapito. Il generale ha sottolineato come occorra prepararsi alla competizione e al conflitto anche in quelli che ha chiamato “beni comuni globali”, ovvero il cyberspazio, lo spazio e i fondali marini. Andrebbe pertanto rafforzata la resilienza economica, affrontare l’obsolescenza dei sistemi, l’incremento dei costi, ovviare alla scarsità di risorse e guardare con più attenzione alle nuove tecnologie dirompenti, come nella fattispecie i droni autonomi.
Parlando di futuro della NATO, è stato dato spazio alle relazioni transatlantiche con l’intervento di Germano Dottori, consigliere scientifico di “Limes”, Guglielmo Picchi, direttore per le relazioni internazionali del Centro Studi, moderati da Claudio Antonelli, vice-direttore de “La Verità”. I relatori hanno dibattuto sulla politica statunitense chiarendo alcuni aspetti fondamentali, tra cui la tendenza USA a selezionare gli impegni internazionali in ambito militare diffondendoli tra gli alleati, e in questo senso l’opportunità, per l’Europa e la NATO, data dal ritorno del neo-presidente Trump alla Casa Bianca. In quest’ottica, il “Piano Mattei” nazionale per l’Africa diventa molto interessante per gli Stati Uniti in quanto la visione strategica statunitense vorrebbe che alcune aree di crisi, come quelle nel Mediterraneo e nel Golfo di Aden, fossero prese in carico da noi europei, e quindi anche dal nostro Paese.
Presente anche l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, già CSM Difesa e presidente designato del comitato militare NATO, che ha sottolineato come il Fronte Est dell’alleanza sia importante perché rappresenta la difesa della libertà, e che occorra arrivare a una pace “giusta” per avere distensione e non il rischio che il conflitto si ripresenti dopo una tregua instabile e sbilanciata. Soprattutto l’ammiraglio ha riaffermato che occorra fare “di più e meglio nel Mediterraneo Allargato”, nostra area strategica principale e di proiezione verso l’Indo-Pacifico, tornato a essere al centro di importanti diatribe internazionali che vedono coinvolti anche i nostri interessi nazionali, legati intrinsecamente alla libertà di navigazione.
La giornata è proseguita affrontando il tema dell’agenda NATO 2030 e la NATO globale concentrandosi sull’evoluzione del concetto strategico dell’Alleanza da parte del generale Francesco Diella, già direttore dell’ISSMI e NATO IMS-CS, da Roberta Pinotti, già Ministro della Difesa, dall’ambasciatore Francesco Maria Talò, attuale consigliere del Ministro della Difesa moderati da Flavia Giacobbe, direttrice di “Formiche” e “Airpress”.
A seguire un intervento più tecnologico per affrontare alcune delle nuove tecnologie relative ai droni: moderati da Vincenzo Iellamo, dell’ufficio ricerche dell’Università Link, hanno partecipato la professoressa Elisabetta Mantuano, delegata alla ricerca dell’università e Manuela Minozzi, responsabile scientifica del programma “Paride”, nonché il professor Francesco Zampognaro, del dipartimento di ingegneria informatica.
Il Fronte Sud dell’Alleanza e i nuovi scenari in Medio Oriente sono invece stati affrontati da Lorenzo Cesa, Presidente della Delegazione NATO-PA, da Gianandrea Gaiani, direttore di “Analisi Difesa” e da Fabrizio Luciolli, presidente del Comitato Atlantico italiano, moderati da Giuseppe Morabito, senior fellow del Centro Studi. In questo pannello è interessante notare come sia emersa la necessità per il nostro Paese di ritornare a essere proattivo in Africa senza l’egida di enti internazionali, o come Paese leader di coalizioni, ovvero recuperare e capitalizzare tanti decenni di soft power che ora paiono dimenticati.
L’ingegnere Lorenzo Mariani, condirettore generale di Leonardo, insieme a Emanuele Serafini, direttore di Lockheed Martin per l’Europa Occidentale, moderati dall’onorevole Guglielmo Picchi, hanno affrontato la tematica dell’industria militare per la Difesa europea e transatlantica, con particolare attenzione al settore aeronautico rappresentato dal caccia di quinta generazione F-35.
Dopo un breve intervento del Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, l’ammiraglio Marco Tomassetti e l’ammiraglio Fabio Caffio, moderati dalla giornalista Silvia Roberto, ci hanno ricordato l’importanza dei collegamenti sottomarini, la loro fragilità e il lacunoso contesto giuridico quando essi si trovano al di fuori delle acque territoriali o della ZEE.
Tornando al settore aeronautico, si è discusso del futuro delle forze aeree, in particolare dell’Aeronautica Militare, col generale Roberto del Vecchio, capo del Terzo Reparto SM Aeronautica, e dell’ingegnere Giuseppe Cossiga, presidente dell’AIAD e direttore delle relazioni istituzionali di MBDA moderati da Paolo Mauri, analista militare e giornalista freelance per InsideOver. Il tema principale, oltre al caccia F-35, è stato il nuovo programma per un velivolo di sesta generazione costruito da Italia, Regno Unito e Giappone.
A chiudere il convegno un intervento sulla Difesa e la diplomazia nell’aerospazio, in cui sono intervenuti Stefano Gualandris, membro del CdA dell’ASI, il generale Luca Monaco, comandante delle Operazioni Spaziali e Stefano Stefanile, direttore per le relazioni istituzionali di AVIO moderati da Matteo Carnieletto, giornalista de Il Giornale.
Una giornata che ha quindi affrontato una panoplia di tematiche che hanno abbracciato il settore della Difesa a 360 gradi, spaziando dal mondo dell’industria, dell’accademia e militare, per inquadrare non solo le sfide del presente, date dall’instabilità internazionale e dalle tecnologie dirompenti, ma quelle che ci attendono per il futuro.