Sabato 4 maggio i media iraniani hanno diffuso la notizia che la nave da guerra “Shahid Mahdavi” della marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (meglio noti come pasdaran o Irgc nel loro acronimo anglosassone), ha oltrepassato l’equatore nell’Oceano Indiano.
Anche se la notizia può sembrare a prima vista irrilevante, si tratta in realtà di un segnale molto importante del cambiamento di postura dell’Iran verso una maggiore attenzione a ciò che si trova al di là dei propri bacini marittimi limitrofi (Golfo Persico, Golfo di Oman) e contigui (Mare Arabico e Golfo di Aden). In ultima analisi, stiamo assistendo a un cambiamento epocale delle forze marittime iraniane (marina militare e marina dei pasdaran) che stanno intraprendendo una vocazione più oceanica, che implica uno spostamento degli interessi strategici di Teheran dall’area del Golfo a tutto il globo.
La “Shahid Mahdavi”, entrata in servizio nel 2023, è una nave multiuso progettata per operazioni a lungo raggio frutto della modifica di una porta-container e ha un dislocamento di 2.100 tonnellate per 240 metri di lunghezza e 27 di larghezza. La sua autonomia sarebbe di 18mila miglia e la propulsione è in grado di imprimere una velocità massima di 18 nodi. Le Guardie della Rivoluzione riferiscono che può trasportare 41 tonnellate di merci che possono includere elicotteri, veicoli aerei senza pilota (Uav – Unmanned Air Vehicle), mezzi d’attacco veloci, missili da crociera a lungo raggio e sistemi di difesa aerea.
Le immagini che nei mesi scorsi ci sono giunte dai media iraniani hanno mostrato che la nave aveva imbarcati due elicotteri Mil Mi-17, vari tipi di Uav, quattro missili antinave e due piccole imbarcazioni d’attacco veloci che presumibilmente possono essere messe in mare e recuperate utilizzando le gru poste nella parte posteriore della sovrastruttura. La “Shahid Mahdavi” è armata con quattro cannoni antiaerei binati da 23 millimetri e diverse mitragliatrici pesanti. L’Iran afferma che la nave da guerra oceanica è dotata di un radar tridimensionale a scansione di fase e sofisticati sistemi di telecomunicazione per la guerra elettronica. Risulta interessante far notare che nel febbraio 2024 sono stati lanciati due missili balistici posti in di due container trasportati a bordo della nave.
Questa unità si è unità a una precedente, anch’essa frutto di una conversione di un mercantile civile, e in forza alla marina dei pasdaran: la “Shahid Roudaki”. Varata a novembre del 2020, l’unità navale è lunga 150 metri e larga 22 con un ponte aperto sufficientemente grande e libero da strutture per fungere da punto di atterraggio per elicotteri, insieme piccoli droni. La nave è difesa da un cannone antiaereo da 23 millimetri e da più mitragliatrici pesanti. La Marina delle Irgc ha sempre avuto esclusivamente capacità costiere per condurre attacchi lampo, tipici della guerra asimmetrica di Teheran che utilizza le sue risorse di basso profilo per cercare di mettere in pratica il sea denial nelle sue acque limitrofe e in particolare nello Stretto di Hormuz.
Queste navi, però, insieme alla “M/V Saviz”, alla “Makran” e alla “Beshad” della marina iraniana evidenziano come da tempo Teheran si sta spostando verso un inizio di proiezione di forza. La “Shahid Roudaki”, come la “Shahid Mahdavi”, possono infatti fungere da navi appoggio per operazioni di forze speciali e per attacchi asimmetrici a più vasto raggio, quindi permettono agli iraniani di non essere più costretti a partire da basi costiere con tutte le limitazioni del caso dovute alla scarsa autonomia di certi mezzi sottili, e pertanto si apre la possibilità di effettuare attività di sea denial in altri teatri. Più ancora, l’Iran grazie a queste navi può cominciare a difendere le proprie linee di comunicazione marittime al di fuori dell’area mediorientale, anche se oggettivamente si tratta di un’attività “in embrione” data la scarsa capacità della marina che non è dotata di navi di superficie in numero adeguato e soprattutto moderne.
Sicuramente, però, queste nuove navi possono aumentare l’impatto dell’attività asimmetrica iraniana nell’intorno del Golfo Persico. In effetti abbiamo già potuto osservare, grazie alla recente crisi del Mar Rosso, come l’Iran abbia preso parte attiva in questo contesto. Sappiamo infatti che la “Beshad”, che è una nave per attività di intelligence, ha avuto un ruolo centrale non solo nel sostegno agli attacchi dei droni degli Houthi, i ribelli yemeniti sostenuti da Teheran, ma anche – molto probabilmente – nel taglio di alcuni cavi di comunicazione sottomarini nel Mar Rosso. L’Iran, infatti, ha assetti, come piccoli sottomarini e Rov (Remotely Operated Vehicle), in grado di poter effettuare questo tipo di azione e la “Beshad”, che sostanzialmente è una nave “civetta”, ha la possibilità di metterli a mare e recuperarli. In particolare potrebbe essere stato utilizzato un battello della classe “Fateh”, che nonostante le sue piccole dimensioni (600 tonnellate di dislocamento in immersione), è dotato di una stiva stagna per operazioni speciali. Nonostante la natura dei sottomarini iraniani, concepiti per attività litorale fatta esclusione per i battelli più grandi della classe Kilo, sarebbe statp comunque possibile per Teheran arrivare in quelle acque con adeguato supporto da naviglio di superficie.
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