Un sottomarino emerge al largo della Scozia e rilascia un commando che si imbarca su battelli pneumatici, simulando un’infiltrazione anfibia che porterebbe un team di operatori altamente specializzati sulla costa di un territorio ostile per acquisire e illuminare potenziali obiettivi da far distruggere alle navi da guerra che operano a distanza. Così l’Alleanza Atlantica ha dimostrato la sua prontezza collaborativa nel “blitz” previsto dalla grande esercitazione che si è appena conclusa tra Scozia, Isole Ebridi Esterne e Mare del Nord. L’infiltrazione di forze speciali attraverso sottomarini, una delle manovre più interessanti e complesse di ogni possibile scenario, è un tipo di operazione speciale marittima alla quale le Commando Force britanniche si stanno addestrando sempre più spesso, impiegando piccole squadre pronte a disperdersi in ambienti litoranei contesi, per affrontare le molteplici minacce che potrebbero interessare il Regno Unito e gli alleati della NATO.
Protagonisti della manovra, immortalata nelle immagini che lasciano scorgere uno scenario impervio quanto naturalisticamente affascinante, sono stati gli incursori della 148 (Meiktila) Commando Forward Observation Battery che hanno condotto una missione a profilo completo, Full Mission Profile, a Cape Wrath nel corso dell’esercitazione Strike Warrior, cui hanno preso parte 2.000 militari, otto navi da guerra e 19 velivoli, volta a simulare operazioni di risposta alle crisi e di combattimento alleate nell’Atlantico settentrionale e nell’Alto Nord. Secondo quanto riportato, l’attività è stata concepita per “simulare un rendez-vous con un sottomarino e sviluppare le capacità di integrazione marittima”, includendo manovre di imbarco e sbarco in acqua (float-on/float-off) con le imbarcazioni in dotazione al reparto.
Successivamente, la forza ha effettuato un’infiltrazione tramite sottomarino e un inserimento furtivo con imbarcazioni leggere verso l’area designata per individuare e illuminare l’obiettivo. La missione è culminata con l’allestimento di un posto di osservazione, da cui il team ha coordinato il fuoco navale di superficie a munizionamento reale proveniente dalla nave da guerra schierata al largo, portando a termine con successo l’ingaggio e la successiva estrazione sempre via mare.
Un sottomarini tedesco e un commando inglese
Il Commando inglese è salito a bordo di un sottomarino d’attacco Type 212A della Marina tedesca, di cui non è stato rivelato il nome, che ha fornito supporto di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) mentre si avvicinava il più possibile alla costa, dove è emerso per consentire agli operatori di uscire dal portellone posto anteriormente rispetto alla vela, o torretta del sottomarino, e imbarcarsi sui battelli d’assalto con i quali hanno raggiunto la terraferma. Una volta a terra, i commando hanno guadagnato le scogliere dove hanno allestito un posto di osservazione improvvisato per individuare e confermare il bersaglio, coordinando il fuoco di superficie navale contro una posizione nemica simulata. L’esercitazione ha coinvolto la fregata portoghese classe Karel Doorman Dom Francisco de Almeida, che si presume abbia impiegato il suo cannone Oto Melara da 76 mm, ma una simile azione potrebbe coinvolgere altre tipologie di sistemi d’arma.
Dopo la ricognizione e l’ingaggio, la squadra di commando è stata estratta, sempre attraverso il sottomarino d’attacco diesel-elettrico convenzionale (SSK) Type 212Adella Marina tedesca, appartenente alla famiglia U-212, della quale fa parte anche la variante italiana Classe Todaro. Il sottomarino si è rivelato particolarmente adatto a questo tipo di missione, essendo progettato per lasciare una traccia acustica estremamente bassa e potendo rimanere immerso per lunghi periodi grazie alla propulsione indipendente dall’aria. Caratteristica che lo rende difficile da individuare quando opera in acque relativamente basse e ristrette, e di conseguenza estremamente adatto a operazioni di infiltrazione di forze speciali addestrate per svolgere operazioni anfibie. Un sottomarino del tipo U-212 può avvicinarsi agilmente a una costa in modo furtivo, condurre attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione e sbarcare un piccolo team di incursori senza esporre un’unità navale di grandi dimensioni, o un sottomarino nucleare come quelli attualmente schierati dalla Royal Navy, alle minacce che potrebbe nascondere una zona costiera o marittima controllata da forze nemiche e potrebbero contemplare anche missili anti-nave.
L’azione svolta dai commando inglesi in coordinamento con la Marina tedesca e portoghese ha dimostrato la capacità dei partner NATO di integrare assetti specialistici e coordinare attività complesse tra i domini marittimo e terrestre. “Volevamo dimostrare ai nostri partner della UK Commando Force, della Difesa britannica e della comunità delle forze per operazioni speciali della NATO il tipo di missioni che siamo pronti a eseguire contro le minacce future”, ha dichiarato l’ufficiale addetto alle operazioni.
La geografia in cui si è svolta l’esercitazione Strike Warrior riveste un’importanza significativa, dato che ha collocato la Commando Force e le unità di supporto essenziali allo svolgimento della missione in uno scenario di particolare rilevanza strategica. Il Nord Atlantico, il Mare di Norvegia e gli accessi settentrionali all’Europa costituiscono infatti un’area di crescente importanza per la pianificazione dell’Alleanza Atlantica, tanto per la difficoltà di monitorare e controllare uno spazio operativo così vasto quanto per le potenziali minacce che potrebbero emergere nell’eventualità di un conflitto convenzionale contro una potenza avversaria. L’esercitazione ha inoltre dimostrato il ruolo della moderna Commando Force, le cui piccole squadre, infiltrate lungo la costa o nell’entroterra, possono operare come sensori avanzati e nuclei di acquisizione bersagli, individuando obiettivi da colpire attraverso la potenza di fuoco di navi, velivoli o forze terrestri situate a molti chilometri di distanza. Una capacità che richiede una stretta integrazione con sottomarini, unità navali e sistemi di comando alleati, essenziale per operare efficacemente all’interno delle formazioni NATO.
Forze speciali per “inserzioni speciali”
Le missioni di infiltrazione condotte dai Royal Marines attraverso la fuoriuscita da sottomarini in immersione rappresentano una delle capacità più sofisticate delle forze speciali britanniche. Durante l’esercitazione, alcuni elementi della formazione hanno sfoggiato una particolare tenuta da combattimento mista, corredata dal simbolo distintivo approvato da Lord Mountbatten nel 1942 e adottato dai Commando e dalle Combined Operations. Unità che già allora conducevano operazioni di infiltrazione ed esfiltrazione attraverso sottomarini che si avvicinavano furtivamente alle coste nemiche che, al tempo, erano occupate proprio dai tedeschi.
Queste operazioni, conosciute come Subsurface Insertion, sono affidate principalmente agli operatori dello Special Boat Service ma vengono svolte anche da altri reparti specializzati nella ricognizione, come il Surveillance and Reconnaissance Squadron e i Commando specializzati nell’acquisizione obiettivi. Durante queste operazioni gli incursori abbandonano il sottomarino mentre questo si trova ancora in immersione, sfruttando apposite camere di compensazione, dette Lock-Out Trunk, che vengono allagate e pressurizzate fino a raggiungere la pressione esterna, consentendo agli operatori di uscire attraverso un portellone stagno e raggiungere la superficie. In alternativa, alcune configurazioni prevedono l’impiego di veicoli subacquei per il trasporto degli incursori, gli Swimmer Delivery Vehicles, SDV, che possono essere ospitati in moduli esterni denominati Dry Deck Shelter, DDS, e consentono di percorrere considerevoli distanze sott’acqua, avvicinandosi alla costa senza emergere. Tali operazioni possono essere svolte anche dai sottomarini nucleari attualmente in forza alla Royal Navy.
Altre tecniche di infiltrazione prevedono invece il rilascio di piccole imbarcazioni d’assalto, come gommoni a scafo rigido o kayak, attraverso manovre che richiedono al sottomarino di portarsi temporaneamente in superficie. Tutte queste procedure consentono ai commando britannici di raggiungere clandestinamente coste ostili o aree d’operazione particolarmente sorvegliate, sfruttando la discrezione offerta da una piattaforma subacquea. Proprio come nell’azione che si è svolta nelle fredde acque della Scozia.