La geopolitica della corsa allo spazio
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Domenica 5 giugno ha preso ufficialmente il via l’esercitazione navale della Nato denominata Baltops 2022. Sino al 17 giugno quattordici nazioni dell’Alleanza Atlantica, e due partner (Svezia e Finlandia), con oltre 45 navi, più di 75 aerei e circa 7mila uomini e donne saranno impegnati nel Mar Baltico per effettuare manovre che si tengono regolarmente ormai da decenni: questa infatti è la 51esima edizione di una serie cominciata nel 1972.

I membri della Nato partecipanti includono Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti, questi ultimi con il ruolo di leader dell’esercitazione in quanto è organizzata sotto l’egida dello Strikfornato (Strike and Support Forces Nato) della Sesta Flotta.

Le forze mobilitate si eserciteranno in diversi ambiti legati all’attività marittima per dimostrare la flessibilità intrinseca delle forze navali, tra cui operazioni anfibie, di artiglieria, esercitazioni antisom e di difesa aerea, nonché operazioni di sminamento, eliminazione di ordigni esplosivi, e utilizzo di veicoli subacquei senza pilota (Uuv – Unmanned Underwater Vehicle).

La particolarità di Baltops 2022 è il ruolo della Svezia, che è la nazione ospitante: un’eventualità che si colloca per puro caso durante il 500esimo anniversario della marina svedese. Sappiamo che le manovre di quest’anno vedranno anche una particolare attenzione all’addestramento al recupero del personale di un sottomarino in difficoltà, e in questo particolare ambito troveranno sicuramente impiego gli Uuv.

Anche quest’anno le manovre navali saranno integrate dal dominio spaziale, in coordinamento con il Combined Air Operations Centre (Caoc) di Uedem, in Germania. L’obiettivo generale è quello della libertà di navigazione e sicurezza del dominio marittimo e le manovre saranno divise in due fasi: attività di potenziamento del combattimento e implementazione dell’integrazione delle forze con un segmento tattico rivolto alla difesa aerea per rafforzare la coesione e le capacità degli alleati e dei partner della Nato nel dominio terrestre, navale e aereo.

La presenza navale più importante, come accennato, è quella statunitense. La U.S. Navy, infatti, ha impegnato diverse navi da guerra nel Baltico: l’unità anfibia della classe Wasp Uss Kearsarge (Lhd-3), la Uss Gunston Hall (Lsd-44), il cacciatorpediniere classe Arleigh Burke Uss Gravely (Ddg-107), l’Uss Porter (Ddg-78) e la nave comando Uss Mount Whitney (Lcc-20). La Gunston Hall e la Gravely hanno fatto scalo a Helsinki, in Finlandia, venerdì, scorso, prima dell’inizio della manovre in una visita di cortesia.

Prima del loro scalo finlandese, entrambe le unità hanno condotto operazioni con alleati e partner nel Mar Baltico, inclusa una serie di esercitazioni con le marine di Finlandia e Svezia, a sottolineare l’impegno statunitense a sostenere la domanda di ingresso dei due Paesi nordici nell’Alleanza.

Proprio qualche giorno fa era stato il governo di Stoccolma a richiedere a Washington più presenza navale statunitense nel Baltico con l’obiettivo di aumentare la capacità di deterrenza nei confronti della Russia. La scorsa settimana la Kearsarge ed elementi della 22esima Marine Expeditionary Unit (Meu) si sono esercitati con gli estoni intorno all’isola di Saaremaa, al largo della città di Parnu e di Voru sulla costa occidentale dell’Estonia, a circa 15 miglia dal confine russo. Lo scenario di quella esercitazione ha riguardato uno sbarco anfibio seguito da manovre aeronavali e di terra durate più giorni.

Dall’invasione dell’Ucraina di fine febbraio da parte della Russia, gli Stati Uniti hanno spostato in Europa più unità navali, per aumentare l’effetto di deterrenza nei confronti di Mosca e, allo stesso tempo, rassicurare gli Alleati più orientali. L’inizio delle manovre è stato immediatamente seguito a stretta distanza dalle unità navali russe: due corvette lanciamissili della classe Karakurt (project 22800) sono state osservate nella giornata del 6 giugno al largo di Stoccolma, da dove ha preso il via Baltops 2022.

A Baltiysk, nell’oblast di Kaliningradexclave russa – è infatti presente il comando della Flotta Russa del Baltico che può contare su diverse navi da guerra e su una componente aerea di tutto rispetto. Le attuali manovre, benché previste da tempo e regolarmente comunicate alla controparte russa come da accordi, si innestano in un contesto politico molto particolare dato non solo dal conflitto in Ucraina.

All’interno dell’Alleanza Atlantica si dovrà infatti decidere se accettare o meno la domanda di adesione di Svezia e Finlandia – un processo che richiederà mesi – e al momento a contrastare maggiormente quest’ipotesi, per questioni interne, è la Turchia, che pure è presente a Baltops 2022 come abbiamo visto.

L’obiezione di Ankara riguarda in particolare la protezione che Svezia e Finlandia darebbero ad alcune organizzazioni considerate come terroristiche dalla Turchia, incluso il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). Ancora martedì scorso, il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha affermato che la Turchia non permetterà a Finlandia e Svezia di unirsi all’Alleanza a meno che Helsinki e Stoccolma non accettino di “interrompere il loro sostegno al Pkk e ad altri gruppi, impedire loro di organizzare eventi sul proprio territorio, estradare chi è accusato di terrorismo, e revocare tutte le restrizioni all’esportazione di armi”.

Baltops 2022 avrà termine il 17 giugno prossimo nel porto tedesco di Kiel: per la seconda volta, infatti, l’esercitazione Multinational Air Group Days (Magday) correlata a Baltops, sarà a guida tedesca.

Le manovre, rispetto a quelle dell’anno precedente, non sono molto cambiate: nel 2021 erano presenti più Paesi (16) ma con meno uomini (4mila), meno aerei (60) e navi (40), ma era comunque presente un Meu dei Marines (il 26esimo) e ancora Finlandia e Svezia. Quest’anno invece è assente l’Italia, che aveva partecipato alla passata edizione.

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