L’Institute for the Study of War ha lanciato nel 2020 un progetto di ricerca volto ad analizzare come gli Stati Uniti e i loro principali competitors, ossia Russia e Cina, stiano adattando le proprie forze armate imparando dai recenti conflitti. In particolare esso identifica i principali sforzi di modernizzazione militare condotti da Mosca e Pechino, analizzandone le implicazioni per gli Stati Uniti. 

Le aspirazioni russe, decision dominance e azioni limitate all’estero

Le discussioni russe circa le guerre future vertono in particolare sul concetto di superiority of management, inteso come la capacità di adottare decisioni vincenti obbligando l’avversario a muoversi entro un framework di azioni favorevole alle forze di Mosca, concetto appreso dalle forze armate del Cremlino durante il conflitto in Siria. Il secondo elemento chiave delle riforme operate dalle forze russe consiste invece nell’enorme importanza riservata al dominio dell’informazione. In particolare i teorici russi sostengono che un’azione militare cinetica vada adottata nel contesto di una più ampia campagna volta ad ottenere la superiorità sul fronte dell’informazione. Tale strategia viene applicata in particolare nelle cosiddette “guerre ibride”.

La definizione di guerra ibrida attiene ad uno sforzo strategico volto a piegare la governance e l’orientamento geostrategico di uno Stato in senso favorevole ai propri interessi. Tale concetto viene inteso dalla Russia in senso difensivo, in quanto la retorica del Cremlino non ha mai abbandonato l’idea di una Federazione Russa al centro di una guerra ibrida condotta dagli Stati Uniti al fine di piegare Mosca agli interessi americani. Data l’inferiorità militare ed economica russa rispetto all’Occidente, il Cremlino ha sempre inteso l’informazione come uno strumento asimmetrico volto a bilanciare le debolezze di Mosca su un fronte simmetrico, dove gli strumenti principali risultano essere le risorse militari e finanziarie.

In tal contesto l’azione militare cinetica viene quindi subordinata di fatto ad una campagna d’informazione, in particolare l’invasione russa dell’Ucraina va considerata come lo stadio finale cinetico di una vasta campagna d’informazione la quale, secondo il Cremlino, avrebbe creato le condizione per un regime change nel Paese. Contemporaneamente le forze di Mosca hanno anche utilizzato il proprio intervento in Siria come modello per i conflitti futuri, impiegando nuove tattiche e nuove tipologie di armamenti, il Cremlino ha al contempo incrementato la propria capacità di eseguire operazioni militari integrate con i propri partner, tramite una lunga serie di esercitazioni militari congiunte con i membri del CSTO. 

L’invasione dell’Ucraina ha tuttavia mostrato gli enormi limiti della potenza russa, se le forze di Mosca hanno infatti dimostrato di poter applicare con successo alcune lezioni apprese in Siria, quali l’importanza degli UAV per compiti di ricognizione e direzionamento dell’artiglieria, nonché l’impiego della guerra elettronica per sabotare le capacità di ricognizione nemiche, sotto altri aspetti le performance russe si sono rivelate meno efficaci e anche la guerra d’informazione ha sortito scarsi effetti. In particolare il costante supporto d’intelligence statunitense all’Ucraina ha consentito di smontare in larga parte la campagna d’informazione russa rivolta contro le autorità ucraine.

L’esercito di Mosca ha mostrato altresì grandi limiti sul fronte dell’urban warfare, venendo battuto dalle forze ucraine in alcuni scontri urbani quali la ben nota battaglia di Hostomel, le quali hanno determinato il generale crollo del piano d’invasione iniziale. In sostanza il fallimento russo nell’ottenere il controllo del fronte dell’informazione in Ucraina, unito a diversi limiti in campo militare, ha comportato il fallimento dell’invasione, tramutatasi in un lungo conflitto di logoramento. Lo stallo ucraino ha tuttavia spinto Mosca ad avviare nuove riforme militari che tengano conto delle lezioni apprese durante il conflitto. In particolare il ministro della Difesa Shoigu ha asserito di voler espandere le forze convenzionali russe, tuttavia tale obbiettivo si scontra tuttavia con due scogli, ossia la necessità di allocare di una grossa porzione del budget federale russo al netto dei danni economici subiti durante il conflitto, nonché la distruzione di immani quantità di armamenti e la morte di una grossa parte dei migliori reparti dell’esercito russo durante l’invasione dell’Ucraina. 

Le aspirazioni cinesi per la guerra del futuro

I piani di modernizzazione e la dottrina militare cinese presentano un’importante similitudine con le controparti russe. Pechino si considera infatti al pari di Mosca come “vulnerabile” ad una guerra ibrida condotta dagli Stati Uniti avente l’intento di rovesciare il regime locale, come avvenuto nell’ambito delle cosiddette “Rivoluzioni Colorate”. A tal proposito l’importanza del dominio dell’informazine risulta prioritaria per la Cina, tanto sotto l’aspetto difensivo, in quanto la tenuta ideologica e la fedeltà dell’Esercito Popolare di Liberazione sono ritenute essenziali per la sopravvivenza del regime, quanto sotto il profilo offensivo, in quanto la mobilitazione delle immani masse popolari cinesi può rivelarsi altamente funzionale alla condotta dello sforzo bellico.

I piani di modernizzazione cinesi vanno avanti dal 1993 e risultano nettamente meglio finanziati, nonché caratterizzati da una maggiore complessità rispetto a quelli russi. Secondo i teorici cinesi la vittoria nella guerra moderna dipende da una solida catena di command and control e della distruzione delle capacità di Command, Control, Communication, Computer, Intelligence Surveillance and Reconnaissance (C4isr) nemiche. A tal proposito Pechino sta investendo particolarmente nell’impiego dell’Intelligenza Artificiale a fini militari, sfruttando in particolare una solida partnership con il settore privato. La Cina vede infatti nell’AI uno strumento per poter incrementare notevolmente le proprie capacità di localizzare il nemico e distruggerlo con estrema precisione, consentendo al contempo di prendere decisioni con maggiore rapidità. Tuttavia le forze dell’Esercito Popolare di Liberazione difettano di esperienza operativa, non avendo combattuto un vero e proprio conflitto dal 1979 ad oggi.

Pechino ha pertanto analizzato con grande attenzione i conflitti combattuti da altre nazioni, in particolare la condotta statunitense durante la Guerra del Golfo. Un ruolo chiave nella determinazione dei piani di riforma cinesi è stato altresì svolto dai conflitti in Cecenia e in Ucraina, i quali hanno consentito a Pechino di apprendere nuove tattiche per il combattimento urbano. L’addestramento cinese è divenuto al contempo più complesso, grazie al costante utilizzo di algoritmi e simulazioni, alternato all’impiego di strutture fisiche in grado di simulare diversi ambienti operativi in maniera estremamente realistica.

Come Washington può mantenere il proprio vantaggio

Tanto la Repubblica Popolare Cinese, quanto la Federazione Russa, ritengono il dominio dell’informazione come una componente chiave della propria strategia militare, integrando le proprie strutture decisionali con efficaci sistemi C4isr al fine di coordinare tutti gli sforzi di natura cinetica e non cinetica necessari al perseguimento dell’obbiettivo. In tal contesto l’addestramento dei quadri militari e la formazione di personale atto a prendere decisioni in tempi rapidi e ad adattare i piani bellici in caso di fallimento iniziale appare fondamentale. L’invasione russa dell’Ucraina ha tuttavia dimostrato il generale fallimento di Mosca nel raggiungere la tanto agognata decision dominance, in virtù delle scarse capacità operative delle proprie forze armate, nonché da un costante fallimento nell’adattare la propria strategia di fronte ai fallimenti iniziali e dall’incapacità di coordinare adeguatamente i vari proxies (quali il Gruppo Wagner) schierati al fianco dell’esercito russo.

Attualmente non risulta chiaro se le forze armate cinesi stiano preparando adeguatamente il proprio personale militare a tale scopo, superando i limiti di una catena di comando eccessivamente centralizzata già dimostrati dall’invasione dell’Ucraina. L’impiego dell’Intelligenza Artificiale potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, creando una forte asimmetria con un inadeguato personale militare incapace di portare a termine le operazioni da essa pianificate. Con riferimento alle battaglie urbane, le forze cinesi potrebbero trovarsi in grave difficoltà in un’eventuale guerra a Taiwan (nono paese al mondo per densità abitativa), in virtù di una possibile dipendenza eccessiva da sistemi senza pilota, difficoltà nel garantire l’autonomia di piccole unità necessarie per il combattimento urbano e generale impossibilità di piegare l’opinione pubblica taiwanese. 

In conclusione, allo stato attuale gli Stati Uniti dispongono di un rilevante vantaggio relativo alla tecnologia militare, il cui mantenimento risulta fondamentale. Secondo il rapporto dell’Institute for the Study of War per Washington è essenziale l’applicazione di sanzioni che limitino le possibilità di modernizzazione russe e cinesi. Tuttavia, la dimensione relativa all’addestramento dei quadri militari, nonché alla corretta determinazione delle capacità militari da acquisire, rimane un fattore chiave per consentire la perpetuazione della leadership statunitense, in mancanza del quale il vantaggio tecnologicoamericano non può essere traslato in un effettivo vantaggio operativo. L’ISW individua tuttavia un grave difetto nella politica di Difesa statunitense relativo alla formulazione di piani a lungo termine. Infatti se da un lato il processo di decision making statunitense presenta una maggiore trasparenza rispetto alle controparti russe e cinesi, nonché in grado di integrare vari punti di vista, risultando quindi più funzionale a livello operativo, esso rimane però afflitto da una pesante incapacità di formulare piani a lungo termine.

Il processo di decision making è infatti lento, incoerente e portato avanti da numerosi stakeholders presenti in vari settori della burocrazia. Viceversa il processo di decision making russo e cinese è altamente centralizzato, il che favorisce la formulazione di piani strategici a lungo termine. In conclusione, la perpetuazione del ruolo statunitense come principale potenza militare globale risiede non solo nel mantenimento di un mero vantaggio tecnologico relativo all’equipaggiamento, ma anche alla formazione di personale umano qualitativamente superiore ai competitors di Washington e alla formulazione di piani strategici a lungo termine, che non siano ostaggio della volontà degli stakeholders preposti alla loro redazione.