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Lo scorso agosto è avvenuto un test con un ordigno inerte di una nuova versione del kit Jdam (Joint Direct Attack Munition) per bombe a caduta libera. Un F-15E ha utilizzato una GBU-31, insieme a nuove tattiche, su un bersaglio navale in movimento. Il nuovo kit Jdam faceva parte di un programma per creare un nuovo sensore per ordigni in grado di prendere di mira con maggiore precisione le navi di superficie e dotato di una testata creata su misura per l’uso marittimo.

La testata da 2mila libbre (circa 900 chilogrammi), combinata con il sistema di navigazione del kit “Quicksink”, consente all’U.S. Air Force di dotarsi di una tecnologia che può sostituire la bomba Paveway III come arma antinave principale. Un precedente test era stato effettuato nel 2020, quando un bombardiere B-52H aveva sganciato il medesimo ordigno.

Lo scorso 28 aprile, invece, è stato condotto il primo utilizzo “a fuoco” da parte dell’Air Force della nuova bomba guidata che ha colpito e affondato una nave bersaglio a grandezza naturale nel Golfo del Messico. Ancora un F-15E Strike Eagle dalla base di Eglin, in Florida, ha sganciato una GBU-31 appositamente modificata col nuovo kit nato per colpire un bersaglio marittimo.

La modifica Jdam consiste nell’aggiunta alla coda di un ordigno convenzionale non guidato di una nuova sezione che contiene un sistema di navigazione inerziale e un’unità di controllo della guida di tipo Gps in grado di migliorare la precisione delle bombe generiche trasformandole in munizioni “intelligenti”. Il programma Jdam è nato da un’esigenza congiunta dell’U.S. Air Force e del Dipartimento della Marina degli Stati Uniti. Esso utilizza la testata BLU-109/MK 84 da 2mila libbre, la BLU-110/MK 83 da mille libbre (450 chilogrammi) o la testata BLU-111/MK 82 da 500 libbre (225 chilogrammi). Il kit Jdam consente l’impiego di armi aria-superficie contro obiettivi fissi e riposizionabili da parte di caccia e bombardieri.

Una volta rilasciata dall’aereo, la Jdam vola autonomamente verso le coordinate del bersaglio designate che possono essere caricate nell’aeromobile prima del decollo, modificate manualmente dall’equipaggio prima del rilascio dell’arma o inserite automaticamente tramite la designazione del bersaglio con i sensori a bordo dell’aeromobile. Nella sua modalità più accurata, il sistema Jdam garantisce un Cep (Circular Error Probable) di 5 metri o meno quando sono disponibili le coordinate Gps, mentre in caso di loro assenza il Cep diventa di circa 30 metri per tempi di volo libero fino a 100 secondi. Il pacchetto Jdam consente di sganciare bombe in quasi tutto l’inviluppo di volo: da quote molto basse o molto elevate, in picchiata, con lancio parabolico o in volo rettilineo e livellato, con sgancio in asse o fuori asse, inoltre consente di indirizzare più armi contro uno o più bersagli in un unico passaggio. Le bombe Jdam sono attualmente compatibili con i bombardieri B-1B, B-2A, B-52H, coi caccia AV-8B, F-15E, F/A-18C/D/E/F, F-16C/D ed F-22. Anche gli F-35 possono usarle e a quanto sembra anche gli Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) MQ-9 Reaper.

Tornando alla versione antinave “Quicksink”, o Jctd (Joint Capability Technology Demonstration), è stata finanziata dall’Ufficio del Sottosegretario alla Difesa per la ricerca e l’ingegneria, mentre il test è stato svolto grazie a uno sforzo di collaborazione tra l’Afrl (Air Force Research Laboratory), il 780esimo test Squadron del 96esimo stormo e l’85esimo squadron di test e valutazione del 53esimo stormo. “Quicksink è una risposta all’urgente necessità di neutralizzare le minacce marittime in tutto il mondo”, ha affermato il colonnello Tony Meeks, direttore della direzione per il munizionamento dell’Afrl.

L’arma, insieme al Lrasm (Long Range Anti-Ship Missile), o Agm-158C, andrà a rafforzare la capacità antinave dell’Air Force nel contesto sterminato dell’Indopacifico (ma non solo), dove la presenza cinese si fa sempre più assertiva e numericamente consistente. Pechino, infatti, da tempo ha dato il via a un programma di riarmo navale che la metterà in grado nei prossimi anni di schierare una blue water navy (dotata anche di portaerei a propulsione nucleare) che le permetterà di proiettare globalmente la sua potenza militare e contestare il dominio dei mari statunitense.

Gli scienziati e gli ingegneri dell’Afrl stanno sviluppando un’architettura software “aperta” del tipo “plug and play”, o Wosa, per il seeker del “Quicksink” per consentire il puntamento preciso dell’arma. L’implementazione di Wosa fornisce modularità attraverso la possibilità di collegare e riprodurre componenti di ricerca di diversi produttori, il che può portare a una riduzione dei costi del sistema d’arma e prestazioni migliorate.

Il nuovo kit permette di avere una soluzione per affondare il naviglio avversario a costo inferiore rispetto all’uso di siluri o dei sofisticati missili da crociera. L’Air Force ha anche affermato che il sistema di guida Gps della GBU-31 “Quicksink” rappresenta un importante passo avanti rispetto alla guida laser delle vecchie GBU-24. Se, infatti, una bomba a guida laser viene rilasciata all’indirizzo di una nave, il pilota dovrebbe restare nell’area per continuare a illuminare il bersaglio con il laser fino a quando non lo colpisce, esponendolo al fuoco nemico. Una bomba a guida Gps, invece, permette di effettuare uno sgancio del tipo “lancia e dimentica” in quanto i dati del bersaglio vengono preimpostati e, ipotizziamo, possono anche essere aggiornati durante il tempo di caduta per adeguarsi ai cambiamenti di rotta del bersaglio.

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