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Difesa

Come cambia l’impronta militare USA in Europa: meno forze convenzionali, più deterrenza nucleare

Gli Stati Uniti intendono diminuire le forze convenzionali in Europa ma aumentano la capacità di deterrenza nucleare.

Gli Stati Uniti ridurranno gli assetti militari che mettono a disposizione delle Forze Permanenti della NATO (NATO’s Standing Forces), tra cui aerei da combattimento, aerei per il rifornimento in volo, mezzi navali e droni. Secondo quanto trapelato in via non ufficiale, Washington avrebbe chiesto alle controparti europee di potenziare queste capacità e il messaggio sarebbe stato trasmesso dal comandante statunitense in Europa, il generale dell’U.S. Air Force Alexus Grynkewich. Al momento non è ancora chiaro quando queste capacità verranno ridotte, ma le nazioni della NATO sono state avvertite che tali riduzioni sono effettivamente in arrivo.

Le prime indiscrezioni in tal senso ci sono giunte alla fine di maggio, quando la presidenza USA aveva riferito che gli Stati Uniti puntavano a fornire agli alleati europei dell’Alleanza solo la metà dei bombardieri strategici rispetto al passato. Secondo le medesime indiscrezioni riportate dal quotidiano tedesco Der Spiegel, anche il numero di cacciabombardieri USA sarebbe destinato a diminuire di un terzo, mentre la U.S. Navy intenderebbe ridurre il numero di cacciatorpediniere per il teatro europeo e anche non fornire più sottomarini. La stessa riduzione riguarderebbe i droni da ricognizione e attacco.

Il comandatne Grynkewich, pochi giorni prima, a seguito dell’annuncio presidenziale del ritiro di 5mila soldati dalla Germania – poi reindirizzati in Polonia dopo dichiarazioni contraddittorieaveva sottolineato che il ritiro delle forze USA dall’Europa avrebbe richiesto “diversi anni” ma che questa decisione era stata presa in considerazione del “rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza”, e che gli Stati Uniti avrebbero comunque fornito “solo quelle capacità critiche che gli alleati non sono ancora in grado di offrire”.

Le aerocisterne USA, insieme ai droni da ricognizione e agli stessi cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, sono assetti preziosi per l’Alleanza perché esprimono capacità che gli alleati europei della NATO stanno cominciando a implementare solo da poco: dalle pagine di InsideOver, per quanto riguarda l’Europa, abbiamo sempre sottolineato come mancassero un adeguato numero di assetti per il rifornimento in volo, il trasporto strategico e l’attività ISR strategica. I cacciatorpediniere USA, col loro sistema Aegis imbarcato, sono un pilastro della difesa antimissile europea e hanno il pregio di poter essere schierati in posizione avanzata a seconda della tipologia di minaccia. In questo periodo, sono poche le marine militari europee in grado di esprimere la stessa capacità e occorre spingere verso un maggior procurement di unità in grado di avere compiti BMD (Ballistic Missile Defense) e relativi missili capaci di intercettare i vettori in arrivo.

Ma l’Europa non è del tutto impreparata

La decisione statunitense non ci coglie però del tutto impreparati e, in previsione di un ritiro che richiederà “parecchi anni” e non sarà totale, le prospettive non sono così fosche per la difesa del continente europeo. Del resto gli Stati Uniti erano stati oltremodo chiari già sei mesi fa: a dicembre 2025 funzionari del Pentagono avevano affermato che l’Europa doveva assumere la maggior parte delle capacità di difesa convenzionale della NATO, dall’intelligence ai missili, entro il 2027. Una tempistica oltremodo stretta, pronunciata per accelerare le lungaggini decisionali e burocratiche europee, che è sembrata irrealistica da questa parte dell’Atlantico.

Se con una mano tolgono, gli Stati Uniti, con l’altra, hanno avviato colloqui per aumentare la deterrenza nucleare in Europa rafforzando la presenza di ordigni nucleari non strategici su suolo europeo. Sebbene non si sappia esattamente dove verranno schierate le nuove “nucleari tattiche” e se davvero saranno schierate, ci sono indizi che portano al Regno Unito, dove gli USA nel 2023 avevano stanziato fondi e avviato lavori di ampliamento per la base di Lakenheath. Anche la Polonia ha più volte richiesto di partecipare al nuclear sharing NATO all’amministrazione Biden, ma questa ha sempre rifiutato temendo l’aumento della tensione con la Russia, pertanto Varsavia potrebbe essere il secondo candidato per l’ampliamento del nucleare non strategico europeo.

Questa possibile scelta statunitense, per ora non ancora ufficializzata, risponde forse ai timori europei per il prossimo disimpegno USA dal continente col progettato ritiro di una parte delle forze convenzionali, ma soprattutto è un segnale di volontà di bilanciamento dello squilibrio determinato con la decisione russa di dispiegare ordigni nucleari non strategici in Bielorussia, avvenuta nel 2023. A dicembre 2025, lo stesso presidente bielorusso Alexander Lukashenko aveva affermato che anche il missile balistico a raggio intermedio Oreshnik, con capacità nucleare, era stato schierato dai russi in forma permanente in Bielorussia.

L’arsenale nucleare della Russia è costituito da circa 4.600 testate di cui 2.600 sono destinate alla sua triade strategica (bombardieri, sottomarini, missili balistici intercontinentali) e fino a 2.000 sono testate destinate alle armi nucleari di teatro, comunemente dette tattiche. La NATO ha in Europa tra le 100 e le 180 bombe nucleari tattiche a caduta libera tipo B-61, divise in basi in Germania, Belgio, Olanda, Italia e Turchia, tutti Paesi che utilizzano per il momento piattaforme di sgancio diverse. La Germania, infatti, in attesa delle consegne dei primi F-35A recentemente ordinati, usa ancora il Panavia Tornado, mentre Belgio, Turchia e Olanda l’F-16.

Anche l’Italia ha in servizio per la missione nucleare il Tornado in attesa che i nostri F-35A, insieme a quelli di Belgio e Olanda, vengano certificati per la missione nucleare. Il nuclear sharing NATO viene gestito dall’Alleanza con un meccanismo cosiddetto “a doppia chiave” tra Stati Uniti, unici detentori del deterrente nucleare tattico condiviso, e il Paese ospitante: sostanzialmente, l’utilizzo in combattimento delle bombe nucleari viene stabilito congiuntamente tra gli USA e il Paese che ospita le atomiche e mette a disposizione la piattaforma di sgancio, e nessuno dei due può decidere in autonomia.

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