Taiwan non ha alcuna intenzione di fare la stessa fine dell’Ucraina. Il governo taiwanese ha preso appunti sull’offensiva russa contro Kiev iniziando, da un lato, a rafforzare il proprio esercito e dall’altro a consolidare ulteriormente i rapporti con gli Stati Uniti al fine di ottenere armamenti da utilizzare nel caso in cui Pechino dovesse aumentare la pressione.

Paradossalmente, l’operazione militare speciale di Vladimir Putin potrebbe aver insegnato a Taipei come usare i suoi carri armati per respingere una fantomatica invasione cinese. Come ha sottolineato il quotidiano britannico The Telegraph, prima che le forze russe attaccassero l’Ucraina nel febbraio 2022, alcuni analisti avevano messo in dubbio l’utilità di carri armati pesanti su un campo di battaglia ad alta tecnologia denso di droni, missili e mine.

I combattimenti andati in scena tra le forze russe e ucraine hanno tuttavia sottolineato il valore duraturo della potenza di fuoco corazzata che i suddetti veicoli sono in grado di fornire. L’esempio più eclatante arriva dalla battaglia di Avdiivka, una roccaforte ucraina situata nel Donbass, dove i carri armati di Kiev sono riusciti a stroncare la fanteria russa asserragliata in loco costringendola alla ritirata. Ebbene, questo potrebbe essere il tipo di lotta che rischierebbe di andare in scena a Taiwan qualora le forze cinesi riuscissero a farsi strada attraversando lo Stretto di Taiwan e sbarcare sull’isola.

Non è un caso che nel 2019 il governo taiwanese abbia speso 2,2 miliardi di dollari per acquistare 108 carri armati M-1A2 di ultima generazione di produzione americana. Gli M-1 da 71 tonnellate, con i loro cannoni da 120 millimetri e la spessa corazza in materiale composito, andranno a integrare i 200 carri armati M-60 e CM-11 di Taiwan, più vecchi e molto più leggeri, con i loro cannoni da 105 millimetri.

I carri armati di Taiwan

I carri armati formano insomma il nucleo d’acciaio della forza di contro attracco cinese di Taiwan. Qualora la flotta cinese dovesse superare con successo i 90 miglia dello Stretto di Taiwan – il condizionale è d’obbligo visto che non è una conclusione scontata, data la minaccia che missili e sottomarini taiwanesi e americani rappresentano per una flotta anfibia vulnerabile come quella cinese – e posizionare a terra le proprie truppe, Taipei mirerebbe quasi sicuramente a contrattaccare rapidamente e spingere i nemici di nuovo in mare. 

L’Ucraina, da questo punto di vista, ha dimostrato che forze pesanti possono sopravvivere ad un eventuale bombardamento avversario. Certo, Taiwan non è l’Ucraina e la Cina non è la Russia. Ma se i carri armati ucraini sono sopravvissuti all’offensiva iniziale del Cremlino, vincendo poi alcune battaglie decisive, probabilmente anche quelli taiwanesi potrebbero fare altrettanto.

Non è finita qui, perché l’età avanzata di molti carri armati di Taiwan potrebbe effettivamente conferire vantaggi all’isola. I carri armati tendono infatti ad ingrandirsi di generazione in generazione, quindi i carri armati più vecchi di Taipei – i cosiddetti CM-11 – sono anche i più piccoli (circa 55 tonnellate ciascuno). Quale potrebbe essere la loro utilità? Semplice: combattere la fanteria cinese.

Escalation e minacce

La maggior parte degli osservatori immagina una potenziale guerra tra la Cina e Taiwan come un braccio di ferro principalmente aereo e navale. Attenzione però, perché se e quando le truppe cinesi dovessero colpire le spiagge, il conflitto diventerebbe anche un conflitto di terra in cui i carri armati taiwanesi potrebbero svolgere un ruolo critico. È per questo che Taipei dovrebbe ascoltare le lezioni della guerra in Ucraina, incrementare il numero dei suoi carri armati, rinforzarli con martelli e armature extra e schierarli contro la fanteria.

Nel frattempo la presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha espresso la speranza che Taipei e Pechino cerchino una “coesistenza pacifica a lungo termine”, e ha affermato che le future relazioni con la Cina dovrebbero essere decise secondo le “procedure democratiche” di Taiwan. Taiwan è a meno di due settimane dalle elezioni, seguite da vicino da Pechino a Washington poiché determineranno il futuro dei rapporti dell’isola autogovernata con una Cina sempre più bellicosa. Ricordiamo che Pechino rivendica Taiwan come parte del suo territorio che un giorno verrà conquistato. Ha interrotto le comunicazioni ad alto livello con il governo del Partito democratico progressista (Dpp) di Tsai sin dalla sua elezione del 2016, e ha intensificato la pressione militare, diplomatica ed economica sull’isola.

Nel suo ultimo discorso di Capodanno prima di lasciare l’incarico a maggio prossimo, Tsai ha espresso la speranza di riavviare le comunicazioni con Pechino. “Ci auguriamo che le due sponde (dello Stretto di Taiwan, ndr) riprendano al più presto possibile scambi sani e sostenibili”, ha affermato. Dall’altro lato dello Stretto di Taiwan, il leader cinese Xi Jinping ha spiegato che la “riunificazione” con Taiwan è una “inevitabilità storica”.