Ormai da tempo, gli Stati Uniti hanno definito la Repubblica Popolare Cinese (RPC) come “sfida incalzante” (pacing challenge) per i propri interessi nazionali, e anche nell’ultimo documento strategico edito dal Dipartimento della Difesa di Washington sugli sviluppi militari e di sicurezza riguardanti Pechino, la RPC viene definita l’unico “competitor” in grado di sfidare il potere statunitense sul palcoscenico internazionale.
Abbiamo già mostrato come nel lungo dossier il fil rouge sia l’analisi dell’evoluzione delle forze armate cinesi verso una capacità di proiezione globale, pur mantenendo saldamente il controllo dell’intorno geografico della RPC – nella fattispecie i mari che circondano il Paese sino alla Prima Catena di Isole. La politica di Difesa dichiarata della RPC è rimasta orientata a promuovere la sua sovranità, sicurezza e interessi di sviluppo, ritagliando al contempo un ruolo globale più ampio per sé stessa anche con l’utilizzo della forza: Pechino ha dimostrato una crescente volontà di usare la coercizione militare per raggiungere questi obiettivi.
Il People’s Liberation Army ha cercato di modernizzare le sue capacità e migliorare le sue competenze in tutti i domini per diventare una forza congiunta in grado di gestire l’intera gamma di operazioni terrestri, aeree e marittime, nonché nucleari, spaziali, ASAT (Anti Satellite), di guerra elettronica e cyberspaziali.
Nonostante i suoi progressi, però, le forze armate cinesi presentano ancora significative carenze che sono determinate anche dalla corruzione: vera piaga che è diffusa in tutti gli ambienti politici, industriali e militari nazionali.
Prima di addentrarci nella trattazione di questa tematica, ripercorriamo rapidamente le innovazioni tecnologiche dell’apparato militare cinese, guidate dal cambio di strategia generale che punta decisamente al continuo sviluppo di capacità per condurre operazioni militari più in profondità nella regione indo-pacifica e a livello globale, e a fornire più opzioni per esprimere deterrenza e nel caso sconfiggere una “terza parte” in quel vasto teatro bellico.
Nel quadro dell’espansione della sua capacità di proiezione di forza, all’interno e all’esterno dell’Indo-Pacifico, la RPC considera di primaria importanza la Information Warfare (IW) considerata un mezzo per raggiungere la superiorità informativa all’inizio di un conflitto: un requisito fondamentale per il successo di qualsiasi campagna militare. Pechino continua ad ampliare la portata e la frequenza delle operazioni di IW nelle esercitazioni militari e soprattutto mette in atto una minaccia significativa e persistente nel campo dello spionaggio e degli attacchi informatici ai sistemi infrastrutturali militari e critici di un avversario.
Il PLA sta perseguendo capacità di combattimento di nuova generazione basate sulla sua visione di un conflitto futuro, che chiama “guerra intelligente”, grazie all’utilizzo dell’IA (Intelligenza Artificiale), del quantum computing, dei big data e e di altre tecnologie avanzate. Proprio gli sforzi nell’IA, definita dal Politburo una tecnologia essenziale per portare la RPC militarmente a livello globale, hanno prodotto negli ultimi anni un vantaggio nel settore della ricerca pura, con Pechino che è in testa per numero totale di riviste, conferenze e pubblicazioni scientifiche sull’intelligenza artificiale (dato del 2023). I ricercatori cinesi hanno pubblicato il 40% di tutte le pubblicazioni globali sull’intelligenza artificiale nel 2021, superando Regno Unito, Europa (15%) e Stati Uniti (10%) messi insieme. Nel 2021, la Cina ha prodotto la quota maggiore di articoli scientifici sull’intelligenza artificiale al mondo, con il 26,2%, ma le aziende e le istituzioni statunitensi, di contro, hanno sviluppato la maggior parte dei grandi modelli linguistici e multimodali del mondo: il 54% nel 2022. Risulta infatti che nel 2022, la RPC ha sviluppato solo tre sistemi di apprendimento automatico significativi, mentre gli Stati Uniti ne hanno prodotti 16. Similmente, e non c’è da stupirsi, anche gli investimenti privati sono maggiori negli USA: gli investitori privati statunitensi hanno elargito 47,4 miliardi di dollari nel 2022, circa 3,5 volte in più rispetto alla RPC e gli Stati Uniti sono leader a livello mondiale nel numero totale di aziende di IA finanziate.
Il divario in un’altra tecnologia dirompente, quella dei sistemi ipersonici, è ben noto e questa volta la bilancia pende in favore della RPC sebbene gli Stati Uniti stiano cercando – non senza difficoltà – di colmarlo. Recentemente Pechino ha mostrato al mondo i suoi ultimi ritrovati in questo settore quando a metà dicembre ha diffuso filmati di test di nuovi velivoli ipersonici.
La PLAAF (People’s Liberation Army Air Force), come già detto, è in fase di implementazione delle sua capacità di quinta generazione con l’arrivo di un nuovo caccia imbarcato (il J-35) e con la sperimentazione di un nuovo velivolo ad ala volante, definito J-36, che potrebbe appartenere alla generazione 5+ invece che alla sesta come da molti arbitrariamente affermato.
Veniamo ora alla corruzione. Nel 2023 la RPC ha vissuto una nuova ondata di indagini e rimozioni di alti funzionari che potrebbero aver interrotto i progressi verso gli obiettivi di modernizzazione dichiarati per il 2027. Tra luglio e dicembre 2023, almeno 15 alti ufficiali militari e dirigenti dell’industria della Difesa sono stati rimossi dai loro incarichi, e diversi leader sotto accusa per corruzione hanno supervisionato progetti di sviluppo di equipaggiamenti relativi alla modernizzazione dei missili nucleari e convenzionali della RPC. Alla fine di ottobre, Pechino ha ufficialmente rimosso l’allora ministro della Difesa Li Shangfu dal suo incarico e insieme a lui sono stati esautorati diversi ufficiali della PLARF (People’s Liberation Army Rocket Force) tra cui anche il comandate, il generale Li Yuchao.
L’entità dell’attuale ondata di casi di corruzione, che tocca ogni servizio del PLA, potrebbe aver scosso la fiducia di Pechino nei funzionari militari di alto rango perché sradicare la corruzione nell’esercito era stato un obiettivo importante per Xi Jinping da quando è diventato presidente della Commissione Militare Centrale (CMC) nel 2012. A marzo 2024, il vicepresidente della CMC He Weidong ha riferito a una delegazione del PLA che la Commissione avrebbe represso le “false capacità di combattimento” nell’esercito, che potrebbero riferirsi ai fenomeni di corruzione correlata all’approvvigionamento di armi. A luglio 2023, Pechino ha nominato un vice comandante della marina militare come nuovo comandante della PLARF e un ufficiale del PLAAF come nuovo commissario politico: la decisione di selezionare ufficiali esterni alla PLARF per guidare il servizio probabilmente segnala la sfiducia di Xi Jinping nei confronti dei leader più anziani della forza missilistica.
Questa ulteriore ondata di rimozioni e arresti per corruzione è facile che rallenti i progressi del PLA verso il raggiungimento dei suoi obiettivi strategici e parallelamente potrebbe anche rallentare gli sviluppi tecnologici di nuovi armamenti per via della necessità di aumentare i controlli e testare la lealtà politica di ufficiali e personaggi dell’industria della Difesa.