Mercoledì 21 agosto si è tenuta nel Mediterraneo orientale, nelle acque al largo di Alessandria d’Egitto, un’esercitazione navale congiunta tra unità della PLAN (People’s Liberation Army Navy) ed egiziane. Le manovre, che hanno visto la partecipazione da parte cinese di un cacciatorpediniere della classe Type 052D (il “Jiaozuo”) e di un rifornitore di squadra della classe Type 903A (lo “Honghu”) e da parte egiziana di una fregata classe FREMM (lo “al-Galala”), si sono tenute dopo una visita di cortesia delle unità della PLAN durata cinque giorni.
Secondo quanto riportato da fonti ufficiali cinesi, l’esercitazione ha riguardato attività di navigazione in formazione, coordinamento delle comunicazioni, manovre di posizionamento per il rifornimento marittimo. La PLAN riferisce anche che durante le manovre navali, le unità delle due marine si sono alternate al comando in stretto coordinamento e hanno completato con successo tutti gli addestramenti programmati prima di tenere una cerimonia di “addio”.
Durante la visita delle navi da guerra cinesi ad Alessandria d’Egitto, dal 15 agosto al 20 agosto, i marinai delle due parti hanno visitato le rispettive imbarcazioni e hanno preso parte ad attività tra cui scambi professionali e partite amichevoli di calcio: un modo per approfondire l’amicizia tra i due Paesi. Prima della sosta in Egitto, le due navi militari cinesi, facenti parte del 46° Gruppo di Scorta, hanno visitato San Pietroburgo per celebrare la giornata della marina russa, dopodiché hanno tenuto un’esercitazione congiunta con la Voenno Morskoj Flot nel Golfo di Finlandia a fine luglio. Prima dello scalo nel porto di Alessandria, le navi da guerra cinesi hanno fatto tappa a Casablanca, in Marocco, per cinque giorni di rifornimento, riposo e sosta tecnica. Il 46° gruppo di scorta è partito dalla provincia del Guangdong, nella Cina meridionale, a febbraio e ha condotto missioni di scorta nel Golfo di Aden e nelle acque al largo della Somalia, con compiti simili a quelli dell’EUNAVFOR Atalanta dell’UE, prima di navigare fino a San Pietroburgo e poi ad Alessandria nel viaggio di ritorno.
Questa visita delle unità navali cinesi in Egitto è la quarta dal 2002 ma negli ultimi anni stiamo assistendo a una maggiore frequenza della presenza di navi da guerra battenti bandiera rosso stellata nel Mare Nostrum. Ricordiamo, ad esempio, le manovre tenutesi ad agosto del 2019 che hanno visto la partecipazione di un cacciatorpediniere della classe Type 052C (lo “Xian”) ancora insieme alla marina egiziana, mentre a luglio del 2017 navi da guerra cinesi hanno effettuato esercitazioni a fuoco durante il loro passaggio nel Mediterraneo; senza considerare i numerosi transiti sulla via dell’Atlantico e dei freddi mari del Nord Europa per raggiungere la Russia.
Questa maggiore presenza cinese nel nostro emisfero riflette sia il desiderio di addestrare i propri equipaggi a operazioni a lunga e lunghissima distanza, nella ricerca di una blue water navy, ovvero una marina d’altura capace di fronteggiare quella statunitense; sia la necessità di proteggere i crescenti interessi cinesi a livello globale e in particolare nel continente africano e in Medio Oriente. Guardando agli ultimi lustri, infatti, la presenza cinese nei porti africani e mediorientali è aumentata esponenzialmente grazie a investimenti in infrastrutture e società commerciali.
Restando in Egitto, la presenza della Cina nel settore marittimo egiziano è multiforme e coinvolge aziende private e statali che cercano di acquisire concessioni operative e acquistare quote. Dal punto di vista operativo, l’azienda cinese Hutchison Ports ha investito più di 1,5 miliardi di dollari in Egitto, stringendo una collaborazione a lungo termine con la marina egiziana per costruire e gestire un nuovo terminal container all’interno della base navale di Abu Qir sulla costa del Mediterraneo. Questa partnership è accompagnata da una concessione di 38 anni. Hutchison Ports gestisce altri due porti vitali: Alessandria ed el-Dekheila, entrambi essenziali per l’attività commerciale egiziana, con il solo porto di Alessandria che gestisce quasi il 60% del commercio estero della nazione. Da qui capiamo il doppio valore della recente visita di cortesia delle navi da guerra cinesi.
A marzo 2023, Hutchison Ports ha annunciato un piano per stabilire un terminal ad alta tecnologia all’interno del porto di Ain Sokhna. Hutchison è solo uno dei tanti attori cinesi nel settore portuale egiziano. Otto anni fa, l’autorità portuale di Damietta annunciò che la China Harbor Engineering Company Ltd., di proprietà statale, aveva in programma di costruire un terminal container nel porto di Damietta, sulla costa del Mediterraneo. L’ottantacinque percento dei fondi necessari avrebbe dovuto provenire dalla banca cinese per lo sviluppo. Sebbene non vi siano prove che confermino che il piano si sia concretizzato, un’altra società statale cinese, la COSCO Shipping Ports, ha acquisito partecipazioni in due porti strategici egiziani: East Port Said, il porto che si affaccia sul Canale di Suez, e il porto di Ain Sokhna, altro passaggio fondamentale sul Mar Rosso. Alla COSCO è stata concessa una concessione di 30 anni e una quota del 25% nel prossimo terminal di Ain Sokhna.
Insomma lo schema è sempre lo stesso visto altrove: dapprima arrivano le società cinesi, poi arrivano le navi da guerra. Se pensiamo poi che il Dragone sta costruendo porti nel continente africano o si propone per il loro ampliamento, è difficile non pensare a un uso duale degli stessi con la possibilità, non molto remota, di vedere basi navali o militari come quella di Gibuti. Del resto Pechino ha bene in mente di voler diventare una potenza globale in tutti gli ambiti e di voler rivaleggiare con gli Stati Uniti. Forse quindi il presidente francese Emmanuel Macron non aveva torto quando disse, nel 2019, che l’Europa peccava di “ingenuità” nei suoi rapporti con la Cina.