Dicono pesi 25 chili, circa dieci di più del modello impiegato sul campo. E ricevere la spiegazione del funzionamento dello Stinger mentre hai il tubo piantato sulla spalla è una bella prova. Siamo nel simulatore (uno dei due in Italia e dei pochissimi in seno all’Alleanza Atlantica) in cui si formano le batterie di “stingeristi” del 17° Reggimento artiglieria controaerei “Sforzesca” di Sabaudia. E quello che portiamo, in spalla, è una versione volutamente ingombrante: realistica ma carica di dispositivi a loro volta collegati ad una torre hi tech in perfetto stile Guerre stellari, che troneggia sopra le nostre teste, proiettando le immagini di uno scenario operativo. 

Due CH-47 Chinook (elicotteri da trasporto tattico in dotazione all’Aviazione Esercito) sono in fase di atterraggio in un certo territorio e ad una certa ora del giorno. Ma che sia buio pesto o che sia mezzodì poco importa perché, a terra, la contraerei è già schierata con lo Stinger per respingere eventuali assalitori. In queso caso noi sulla pedana del simulatore. L’assalitore si presenta all’appuntamento: è un aereo da caccia che in circostanze reali rappresenterebbe una enorme minaccia per la coppia di elicotteri. 

“È pronto? Rotei un pochino più a sinistra, sì! Ecco, bene anticipi e… fuoco!” Un gran frastuono ed un missile che compare sullo schermo. Bersaglio colpito, caccia precipita, Chinook in salvo. Dall’esterno il simulatore pare una gigantesca palla da golf. La forma sferica, il buio e il realismo sonoro consentono all’allievo di calarsi completamente nel ruolo che un domani sarà chiamato a ricoprire nel mondo reale così da fare il proprio dovere in ogni situazione e su qualsiasi terreno. E a proposito di terreno, l’istruttore che ci segue, così come altri suoi colleghi lì presenti, ha uno strano brevetto sulla mimetica, un’ancora con accanto indicato il gruppo sanguigno. È la qualifica anfibia, quella duramente conquistata dai fanti del Reggimento Lagunari dell’Esercito e che, scopriamo con sorpresa, possono conseguire anche i controaerei. O, almeno, una parte di loro.

“Il 17° fa parte della CNPM, Capacità Nazionale Proiezione dal Mare. La necessità di garantire una cornice di sicurezza anti-aerea alle operazione anfibie, infatti,  fa sì che militari del Reggimento siano impiegati in ‘prima ondata’, cioè con le prime forze che prendono terra. Devono dunque ricevere un addestramento ad hoc per quel tipo, peculiare, di attività” spiega a InsideOver il colonnello Reale, comandante della “Sforzesca” di fronte ad un altro Stinger impiegato, stavolta, all’aperto. Da una cassa di metallo, che pare uscita da un film di spionaggio, salta fuori il simulacro pressoché perfetto, fedele all’originale. Anche in questo caso siamo noi ad imbracciarlo, puntando un piccolo drone che ci volteggia intorno. 

Il drone, normalmente, verrebbe sfruttato per addestrarsi ad un altro sistema, ben più specifico per le minacce relative agli APR (Aerei Pilotaggio Remoto), ma puntarlo dall’organo di mira dello Stinger dà comunque idea di ciò che stai maneggiando e del perché la preparazione debba essere certosina a partire dal fisico fino alla capacità di valutazione, visiva, del bersaglio.  Sulla torre di ardimento, ove si preparano alla calata – in armi ed equipaggiamento – gli operatori che affronteranno il corso anfibio, conosciamo il sergente Teseo “stingerista” di vecchia data. È lui ad indicare, poco più avanti, l’intercettore Lockheed F104 piazzato nel bel mezzo del cortile della caserma. Un iron gate come si dice in termini tecnici (aereo ormai dismesso e con fini puramente decorativi), circondato da coevi, dismessi pezzi d’artiglieria contraerei. Saper riconoscere l’aeromobile anche solo dalla sagoma è indispensabile per una prima distinzione fra aereo nemico ed amico. 

Pure Teseo ha la qualifica anfibia, del tipo ALPHA come tiene a sottolineare:Le qualifiche sono tre e variano a seconda dell’addestramento che si riceve: ALPHA – completo – cinque settimane di corso; BETA, tre settimane; CHARLIE di staff”. In uso dalla Guerra fredda, arma simbolo dei mujaheddin in lotta contro l’invasore sovietico (per chi ne sapesse poco consigliamo il film La guerra di Charlie Wilson) lo Stinger ha subìto un’evoluzione tecnologica, in particolare per ciò che concerne la “targetizzazione” del bersaglio.  Se nell’Afghanistan degli Anni ’80, infatti, i grandi spazi ed il monopolio sovietico del cielo aiutavano i “combattenti sacri” a non sbagliare bersaglio, la guida termica avrebbe potuto rappresentare un problema per cieli decisamente più “affollati”.  Ed è così che i nuovi modelli dispongono di un dispositivo che può essere tarato in base al calore emesso dal velivolo che, naturalmente, aumenta o diminuisce in base al modello d’aeromobile. Ciò permette di evitare che il missile colpisca un aereo amico o un qualsiasi altro velivolo diverso dall’obiettivo.