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Quando ho pensato di girare le caserme d’Italia per raccontarle ho subito pensato di far visita ad un reggimento di Cavalleria, per capire se tale arma dell’esercito fosse un’arma ancora attuale o solo di rappresentanza. La scelta di andare a visitare i “bianchi lancieri” nasce dalla curiosità di visitare il reparto, che durante la mia naja, avrebbe dovuto essere la mia destinazione, ma che poi così non fu. Al mio arrivo presso la caserma Paglieri di Codroipo vengo accolto dal Comandante di Reggimento Colonnello Magistretti, unitamente all’ufficiale PI e al sottufficiale di Corpo. 

Dopo l’alzabandiera “covid” ovvero presieduto solo dal comandante e il sottufficiale di corpo, e un caffè conviviale al circolo interno, dove ho potuto fare la conoscenza del quadro comando del reggimento, il comandante mi proietta subito nella realtà della caserma con un briefing. Capisco immediatamente che la storia del reggimento è un unicum con la storia italica. Il reparto nacque per volere di Carlo Felice Re di Sardegna il 24 dicembre 1828, quando ordinò la creazione di un nuovo reggimento di cavalleria, che veniva costituito con uomini e cavalli prelevati dai quattro reggimenti già esistenti e con il nome di Dragoni di Piemonte. Dalla sua costituzione ha partecipato a tutte le guerre che l’Italia ha combattuto, dalle guerre d’indipendenza alle guerre mondiali e in epoca più moderna a tutte le operazioni internazionali e nazionali a cui l’Esercito Italiano ha partecipato. Il reggimento Lancieri di Novara (5°) ha sede a Codroipo dal 1947  

Testimonianza del valore dimostrato in guerra ma anche in pace sono le decorazioni dello stendardo di reparto, il quale risulta essere lo stendardo più decorato dell’arma di cavalleria. In onore ai fatti d’armi e ai caduti che hanno dato lustro al reggimento e allo stendardo voglio citare tutte le medaglie, che sono: una medaglia d’Oro al Valor Militare (Fronte Russo 1942), due medaglie d’Argento al Valor Militare (Pozzuolo del Friuli 1917, fronte Russo 1941/42), quattro medaglie di Bronzo al Valor Militare (Verona 1848, Montebello 1859, Castelfidardo 1860, Macerone 1860), una medaglia di Bronzo al Valor dell’Esercito (terremoto del Friuli 1976), Croce d’Argento al Merito dell’Esercito (Libano 2006/07). Negli ultimi venti anni il reggimento ha prestato il proprio personale o sue aliquote a numerose operazioni all’estero tra le quali: Restore Hope – Somalia, Joint Guardian – Kosovo, Leonte – Libano, Antica Babilonia – Iraq, Ippocrate – Libia. 

La mia permanenza presso l’unità mi chiarisce subito qual è la funzione della cavalleria e di questo specifico reparto oggi.  Il mandato operativo dei Lancieri è condurre un insieme integrato di attività offensive, difensive, di stabilizzazione e preparatorie, allo scopo di contribuire al conseguimento degli obbiettivi strategici, operativi e tattici della componente terrestre nell’attuare la campagna militare. In particolare la missione assegnata alle singole unità di cavalleria di linea è prioritariamente finalizzata alle attività di ricognizione, sicurezza e protezione delle forze e può variare in funzione dell’esigenza operativa prevalente garantendo nello specifico: 

  • L’iniziativa grazie a una tempestiva chiarificazione della situazione operativa, condotta sia in maniera isolata sia in concorso a unità specializzate e anche a supporto del ciclo d’intelligence;
  • La propria capacità di manovra, anche attraverso l’ingaggio mirato delle forze ostili.

Tali unita in configurazione pesante possono costituire anche la riserva da mettere in campo a disposizione del comandante che, assegna gli orientamenti d’impiego e può impiegarla quale elemento risolutivo. 

Per assolvere alla mission appena illustrata, tutti gli organi del reggimento, dal quadro comando agli squadroni e anche i singoli militari, si addestrano per essere pronti all’impiego secondo i tempi stabiliti dalla forza armata e per ogni singola esigenza operativa sia essa pianificata che improvvisa. I lancieri del 5° si addestrano al poligono di Cao Malnisio, e sulle aree addestrative del Cellina Meduna e della Comina. Ma anche la caserma è stata organizzata per sfruttare ogni singolo spazio disponibile per permettere le varie tipologie di addestramento, infatti si è organizzata una arena per l’addestramento al metodo di combattimento militare, una arte marziale messa a punto dall’esercito per il combattimento corpo a corpo, una area adibita al CAGSM una sorta di percorso ginnico di guerra.

Il personale per essere impiegato in operazioni deve imparare e addestrarsi al controllo della folla e al riconoscimento di ordigni IED, in modo da poter mettersi in sicurezza e far intervenite personale specialistico. La passione dei militari ha portato a organizzare, in assoluta economia, degli spazi per il riconoscimento mezzi e materiali. Sfruttando la vicina caserma “29 ottobre 1917” con le sue palazzine che fungono da magazzini, il personale si può addestrare al combattimento nei centri abitati, potendo simulare il pattugliamento sia su mezzi che appiedato e la bonifica di edifici, i quali sono stati anche arredati con suppellettili di recupero per far sì di avere un livello di simulazione con un realismo assolutamente altissimo. Il periodo pandemico non ha fermato lo staff comando che si è cimentato nel preparare la leadership ad ogni livello di comando, mettendo a punto un percorso di addestramento dei “capi” che ha previsto perfino letture critiche di testi storici.    

La mia esperienza presso il reggimento mi ha consentito di partecipare ad un’esercitazione a fuoco con alcuni mezzi in dotazione al reparto. L’esercitazione simula lo spiegamento di una force protection in supporto a forze amiche sotto attacco. Tutta la parte attiva dell’operazione ha supposto una fase di preparazione e pianificazione, mirata a mitigare eventuali imprevisti sul campo. Solo pianificando si può imparare a reagire in maniera automatica e immediati in situazioni reali di pericolo improvviso. 

La mia esperienza presso il reggimento Lancieri di Novara mi ha fatto tastare con mano l’assoluta attualità dell’arma di cavalleria a dispetto del nome che evoca battaglie arcaiche. Altresì chiacchierando con il personale della caserma, traspare un attaccamento altissimo alla loro unita, tanto da far decidere a persone che hanno maturato l’anzianità di servizio per poter tornare nelle città d’origine, magari vicini agli affetti, di stabilirsi e rimanere al reggimento e a Codroipo con le proprie famiglie. Un plauso va al colonnello Magistretti e al suo quadro comando, oltre che per l’ospitalità da veri “cavaliere”, anche per comandare un reparto assolutamente al passo con i tempi.