Sarà il professor Roberto Baldoni il primo direttore generale dell’Agenzia di cybersicurezza nazionale (Acn) recentemente istituita col dl Cyber approvato dal parlamento in entrambi i suoi rami.

Romano, ordinario di Sistemi distribuiti alla Facoltà di Ingegneria dell’Informazione della Sapienza, organizzatore di Itasec, il maggiore evento sul cyber in Italia, Baldoni è un’autorità riconosciuta nel mondo cyber italiano e un pioniere degli studi strategici in materia, tanto da esser stato soprannominato dagli addetti ai lavori “cyber-zar”. 

Baldoni è stato fino ad oggi di fatto il numero due del Dis, ricoprendo la carica di vicedirettore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza con delega alla cyber security. Questo ha rappresentato un plus agli occhi del governo Draghi che, spiegano fonti vicine al dossier cyber consultate da Inside Over, mirava a indicare per i vertici una figura pescata dall’accademia o dal settore civile ma dotata del giusto background di competenze operative nel mondo della sicurezza nazionale.

Tale identikit corrispondeva completamente al profilo di Baldoni. Scelto nel 2017 da Alessandro Pansa per il ruolo di massima autorità cyber del Dis, che per la prima volta con lui pescava nell’accademia e non nei corpi di sicurezza, Baldoni, oggi 50enne, ha contribuito a disegnare l’architettura nazionale per la sicurezza cybernetica, in cui ha applicato la sua visione operativa: Baldoni nel 2015 Laboratorio nazionale di Cybersecurity, poi ha raccolto i contributi di 120 esperti italiani sul tema e ha pubblicato il Libro bianco sulla Cyber in cui ha puntualizzato che a suo avviso la cybersicurezza può essere fattore abilitante di sviluppo: “roteggere il cyberspace diventa di fatto la protezione della nostra ecoomia. Nessuno infatti verrà mai ad investire in un Paese in cui non è garantita una buona protezione del cyberspace, così come nessuno investirebbe in un Paese dove non esiste una forza di polizia che mantenga l’ordine in uno stato di diritto”.

Il professore è stato negli ultimi quattro anni il regista dell’implementazione del perimetro cyber, delle procedure di validazione di asset tecnologici e sistemi e dello scrutinio sulle attività di società nazionali ed estere nel settore in Italia sulla scia delle direttive emanate da Mario Monti nel 2013 e da Paolo Gentiloni nel 2017, che recependo la normativa Ue culminata nel regolamento Nis chiedevano la costruzione della struttura italiana di cybersicurezza.

“La scelta di spostare al di fuori del perimetro dell’intelligence la cyber-difesa con una agenzia a parte, peraltro in linea con l’esperienza di altri Paesi europei, come Francia e Germania, risponde a una necessità da tempo sentita dal comparto”, nota Formiche: “quella di tornare a fare ciò che spetta all’intelligence, cioè le “operazioni”, e rimettere ordine fra le rispettive competenze”. In questo contesto, l’Acn appare il posto ideale perché Baldoni possa continuare a svolgere un lavoro che deve trasmettersi alla società, al mondo economico, ai cittadini e creare consapevolezza e senso comune.

La scelta di Baldoni, in questo contesto, premia anni di lavoro sotto traccia, indefessi e continui. E sancisce il consolidamento di una condotta chiara sulle nomine. Il governo Draghi ha finora applicato un metodo strutturato incentrato sul metodo “gesuita” del premier (compiere le decisioni prima di annunciarle) per tenere sotto riserbo importanti svolte strategiche. Nelle partecipate pubbliche ciò ha potuto garantire l’ascesa di Dario Scannapieco al vertice di Cassa Depositi e Prestiti e di Luigi Ferraris Nicoletta Giadrossi al vertice di Ferrovie dello Stato, manager con visione nominati per imporre una svolta ai rispettivi gruppi; nel campo dei servizi Draghi ha nominato Franco Gabrielli come autorità delegata e Elisabetta Belloni alla guida del Dis per rimettere ordine e chiudere i giochi di spie dell’era Conte. In tutte queste procedure di nomina, competenze, visione strategica e conoscenza delle dinamiche politiche sono state soppesate adeguatamente, e anche il caso di Baldoni non fa eccezione.

Il direttore generale dell’Acn, che stando al decreto cyber resterà in carica quattro anni e sarà rinnovabile per un secondo mandato: con la scelta di Baldoni Draghi potrà dunque consolidare attorno a Palazzo Chigi un nucleo dirigente di questioni di sicurezza nazionale esteso anche al nuovo dominio di competizione immateriale. Dopo il tentativo di incursione di frange del Movimento Cinque Stelle con emendamenti volti a ricreare l’agenda Conte sul cyber, Draghi ha operato un blitz su un nome inattaccabile per evitare riscoprire il caos dei giochi di spie, con conseguenti trattative estenuanti, che hanno contribuito ad affondare il Conte-bis risvegliando appetiti e manovre tattiche nell’ex maggioranza giallorossa.

Non va escluso però che a fianco di Baldoni possa in futuro emergere un altro nome, che fonti di Inside Over danno come notevolmente quotato: Nunzia Ciardi, direttore della polizia postale e delle comunicazioni, pioniera del contrasto al cybercrime, al terrorismo finanziario, alla pedopornografia, alle minacce alle infrastrutture digitali delle pubbliche amministrazioni, in prima linea anche in questi giorni dopo il caso del Lazio. Per lei potrebbero aprirsi le porte di un ruolo di spicco, quello di vice di Baldoni, dopo l’entrata in operazione dell’Acn. Con scelte non divisive il governo, in sostanza, mira a consolidare l’idea che cybersicurezza è un asset comune della Repubblica e, come gli altri domini della sicurezza nazionale, va sottratta ai marosi della polemica politica quotidiana. Per permettere alle istituzioni di remare assieme in direzione dell’interesse nazionale