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Difesa

Cavi sottomarini e navi spia, la Nato accende il faro sulle acque dell’Irlanda

Cavi sottomarini e navi spia, la Nato accende il faro sulle acque dell'Irlanda. Le pressioni sul neutralismo di Dublino.

L’Irlanda è il “buco” della sicurezza del Nord Atlantico? La Nato sta accendendo un faro sull’Isola Verde e sulla posizione internazionale di Dublino, ispirata a un profondo e radicato neutralismo, in quanto ritiene che il varco della mancata adesione del Paese all’Alleanza Atlantica possa aprire la strada a intrusioni russe tramite lo spionaggio navale e a minacce sostanziali ai cavi sottomarini che trasmettono i flussi dati dall’America all’Europa.

L’Irlanda è il ventre molle dell’Occidente?

Il Financial Times ha commentato severamente la posizione di Dublino, ricordando che “l’Irlanda è un osservatore passivo della propria sicurezza marittima. Peggio ancora, secondo gli esperti, rischia di diventare un peso internazionale, incapace di proteggere le infrastrutture essenziali nelle sue acque”, ridondanti rispetto alla popolazione e alla dimensione del suo territorio per la presenza di grandi distretti industriali, come nel settore farmaceutico, e di aziende digitali, tecnologiche e finanziarie americane che hanno posto in Irlanda i loro quartieri generali attratti dalle favorevoli condizioni fiscali.

Forte di una marina di solo quattro vascelli, priva di intelligence e strumenti di ricognizione, inserita però in un’Unione Europea che sempre più si sta attrezzando sul piano securitario, Dublino vive oggi un dualismo. Da un lato, il Ft ricorda che “la posizione dell’Irlanda, ai margini occidentali dell’Europa, l’ha resa da tempo fondamentale per le comunicazioni globali” e che “circa tre quarti di tutti i cavi sottomarini dell’emisfero settentrionale attraversano il vasto territorio marino del Paese, che ammonta a più di 10 volte la sua massa continentale”.

I cavi e le navi spia

Ha fatto molto scalpore, ad esempio, il transito di una nave spia russa vicino alle acque britanniche nelle scorse settimane. Gli strateghi della Nato, in sostanza, ritengono plausibile l’idea che l’eventuale infiltrazione ostile di assetti di potenze rivali (Russia) desiderose di danneggiare il traffico dati transatlantico o compiere operazioni coperte contro il campo europeo, possa sfruttare la “copertura” del buco informativo e strategico irlandese. L’Irlanda è dunque presentata come un ventre molle e le sue acque un parallelo fronte scoperto come quello del vecchio Giuk Gap atlantico tra Regno Unito, Groenlandia e Islanda.

C’è però, indubbiamente, un dato da sottolineare. Tutto questo è vero da decenni: l’Irlanda è sempre stata una nazione che ha deciso di giocare la carta della neutralità. Una neutralità attiva, certamente: in campo europeo, ad esempio, Dublino ha applicato tutte le sanzioni contro la Russia dall’invasione della Crimea nel 2014 ad oggi. Ma il Paese celtico ha scelto di fare della prosperità economica, della creazione di un sistema fiscale favorevole alle multinazionali e della rinuncia a reali strumenti di hard power la base del suo modello di crescita. E questo è noto da tempo.

La lunga storia della neutralità irlandese

L’Irlanda fu, ad esempio, titolare di una strettissima neutralità durante la Seconda guerra mondiale, che il primo ministro Eamon De Valera fece rispettare per l’intera durata del conflitto, mantenendo rapporti diplomatici cordiali col Regno Unito così come con la Germania nazista, tanto da risultare l’unico leader al mondo a inviare condoglianze ufficiali all’ormai cadente Terzo Reich per la morte di Adolf Hitler, suicida nel suo bunker il 30 aprile 1945. Un’analoga posizione fu mantenuta durante la Guerra Fredda. E ora a riaffermare la linea di stretta neutralità del Paese ci sta pensando la neoeletta presidente Catherine Connolly, insediatasi a novembre dopo aver corso da indipendente progressista sulla scorta di un’agenda orientata al sostegno alla pace, al dialogo e alla mediazione tra le nazioni, con una particolare attenzione a Gaza e alla Palestina.

La presidenza è un istituto largamente cerimoniale in Irlanda, ma l’autorevolezza del capo dello Stato di Dublino non si può negare. Così come non si può negare la trasversalità del tema della pace e della neutralità nel Paese. Sia le due formazioni di centro e centro-destra tradizionalmente egemoni, il Fianna Fail e il Fine Gael, sia i nazionalisti cattolici di sinistra del Sinn Fein hanno tenuto posizioni chiare in materia di rispetto della neutralità e hanno concordato sul riconoscimento dello Stato di Palestina nella primavera del 2024. L’idea di “tirare per la giacca” i vertici di Dublino ritenendo il loro Paese minacciato o potenzialmente in grado di rappresentare, con la sua inazione, una problematica per la sicurezza collettiva dell’Occidente si deve scontrare dunque con questo dato di fatto consolidato.

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