Negli ultimi mesi, il dibattito sulla spesa militare europea e il confronto con quella russa è stato influenzato da un rapporto che ha fatto il giro dei principali media rispettabili: lo ha firmato il prestigioso International Institute for Strategic Studies (IISS), e sostiene che la Russia avrebbe speso nel 2024 in armamenti più che dell’intera Europa messa assieme. L’implicito è ovvio: bisogna far presto. Motivo in più per votare e approvare in tempi record il piano di riarmo voluto dalla Commissione Von der Leyen.
Una ricerca che però non ha convinto affatto l’uomo dei conti in ordine per definizione, Carlo Cottarelli. Per l’economista ed editorialista, nonché nominato come potenziale premier tecnico del governo giallo-verde, i numeri dell’IISS contengono errori significativi. La vicenda, passata quasi inosservata nel panorama mediatico italiano, solleva questioni cruciali sulla credibilità dei think tank e sull’informazione riguardante gli affari militari. Ne abbiamo parlato, durante un podcast pubblicato su YouTube, con Cottarelli stesso.
Il rapporto controverso
“Il primo errore riguarda la definizione di spesa militare. L’IISS ha utilizzato una definizione più ampia (quella NATO) per la Russia, mentre per i Paesi europei ha adottato una definizione più ristretta”, ci spiega il professore. “Questa discrepanza ha portato a una differenza di circa 40 miliardi di dollari. Il secondo errore, più complesso, riguarda la conversione della spesa russa da rubli a dollari. L’IISS ha utilizzato i tassi di cambio a parità di potere d’acquisto (PPP) per la Russia, ma non ha applicato lo stesso metodo ai dati europei. Se si applica correttamente il PPP, emerge che l’Europa spende in realtà il 58% in più della Russia in armamenti“.
Cottarelli ha sottolineato che, escludendo paesi come la Svizzera e la Serbia (che non fanno parte dell’Unione Europea o della NATO), il divario a favore dell’Europa rimane comunque significativo: il 56% in più rispetto alla Russia. Se si considerano solo i Paesi dell’Unione Europea, la spesa è superiore del 19%. Il corollario è ovvio: l’allarme lanciato dallo studio IISS è stato esagerato.
Le mancate rettifiche e il silenzio dei media
Nonostante le evidenze portate da Cottarelli, la sua analisi non ha trovato ampio riscontro nei media. Il Financial Times e Politico, che avevano amplificato il rapporto dell’IISS, non hanno pubblicato rettifiche. “Il giornalista del Financial Times mi ha risposto: ‘Non devo fare nessuna rettifica perché io ho semplicemente descritto quello che era la conclusione di questo studio’. Al che io ho risposto: ‘Ma scusi, lei mi vuol dire che dopo aver scritto un pezzo basato su informazioni sbagliate non ne vuole scrivere uno basato su informazioni corrette?’. Silenzio anche da Politico: “Li ho chiamati, mi hanno detto che mi avrebbero messo in contatto col giornalista che aveva scritto il pezzo e non si sono più sentiti, nonostante abbiano ricevuto la nota del nostro osservatorio in versione italiana e poi anche in versione inglese, perché l’abbiamo pure tradotta, in cui si spiegava tutta la vicenda. Quindi sono rimasto piuttosto sbalordito”.
Cottarelli ha collaborato a lungo anche con Repubblica, il giornale che aveva dato più rilievo in Italia allo studio dell’IISS. Anche lì non c’è stata una correzione ufficiale. Il quotidiano di Largo Fochetti ha menzionato le obiezioni di Cottarelli in una trasmissione video, di sfuggita, ma senza entrare nel merito della questione. Una mancanza di trasparenza che, forse, ha contribuito alla decisione di Cottarelli di lasciare Repubblica e passare come opinionista al Corriere della Sera.
Il dibattito sul riarmo europeo
Cottarelli ha criticato la proposta di aumentare la spesa militare europea di 800 miliardi di euro, ritenendola eccessiva e non giustificata dai dati reali. Tuttavia, ha riconosciuto la necessità di un maggiore coordinamento comunitario nella difesa, evidenziando l’inefficienza dell’attuale sistema, caratterizzato da una frammentazione nella produzione di armamenti.
“Abbiamo 12 diversi tipi di carri armati in Europa”, osserva Cottarelli, “e questo è assolutamente insostenibile”. L’armonizzazione delle spese e degli armamenti potrebbe aumentare l’efficienza e ridurre i costi, ma al momento gli acquisti comuni rappresentano meno del 20% del totale, ben al di sotto delle raccomandazioni dell’Unione Europea.
Cottarelli ha anche affrontato il tema della dipendenza europea dalle importazioni di armamenti, in particolare dagli Stati Uniti. Secondo Mario Draghi, l’UE importa tra il 60% e il 70% dei suoi sistemi d’arma da Paesi extraeuropei, principalmente dagli Stati Uniti. Cottarelli sottolinea che, nel breve periodo, questa dipendenza è inevitabile, ma nel lungo termine è essenziale ridurla per favorire lo sviluppo economico e l’autonomia strategica dell’Europa.
Infine, Cottarelli ha espresso scetticismo sull’idea che un aumento della spesa militare possa risolvere i problemi di sicurezza europei senza un parallelo sforzo diplomatico. “Nessuno vuole iniziare una guerra con la Russia”, ci dice, “ma dobbiamo cercare un compromesso per porre fine al conflitto in Ucraina”. Tuttavia, ha riconosciuto che la negoziazione con la Russia è complessa e che le richieste di Putin potrebbero essere inaccettabili.
Facendo la parte della cicala al momento sbagliato, Cottarelli ha messo in luce la necessità di un atteggiamento più informato e trasparente sulla spesa militare e la sicurezza europea. Gli errori nei dati e le mancate rettifiche da parte dei media in casi come questo non sono quisquilie: rischiano di distorcere il dibattito pubblico in una fase drammatica, portando a decisioni politiche basate su premesse errate. Come ha sottolineato l’economista, “prima di aumentare la spesa militare, dobbiamo partire dai dati giusti”.

