Dalla Grecia alla Repubblica Ceca passando per un nuovo accordo in sospeso con la Romania, la Francia continua a tessere la sua trama europea nel settore della difesa. Un sistema di partnership commerciali e strategiche che indica due traiettorie della politica dell’Eliseo nel Vecchio Continente: costruire alleanze, farlo vendendo i propri sistemi d’arma, navi e aerei.

Dopo la notizia dell’accordo siglato con Atene per la vendita di tre fregate e l’ipotesi di acquisizione di nuove corvette sempre per la Marina ellenica, Parigi piazza intanto un altro colpo. Inferiore nel denaro che fluisce nelle casse francesi, ma importante per capire come non si fermi l’avanzata delle armi francesi in Europa. Il ministero della Difesa ceco, infatti, ha dato il via libera all’acquisizione di 52 obici semoventi Caesar di Nexter Systems. L’accordo, dal valore di circa 335 milioni di euro (e di gran lunga superiore all’intesa iniziale), servirà alla la Repubblica Ceca per sostituire gli attuali Dana, ormai obsoleti. Praga, come riporta Agenzia Nova, ha inoltre promesso alla Nato di formare una speciale brigata di artiglieria entro il 2026 grazie a questi nuovi mezzi a disposizione dell’artiglieria.

A questa notizia giunta da Praga si aggiunge inoltre l’indiscrezione che arriva dalla Romania di un interesse della Marina di Bucarest per l’acquisto di mezzi navali prodotto da Naval Group, il colosso francese che ha appena siglato la vendita delle fregate Fti alla flotta greca. Secondo le indiscrezioni dell’agenzia di stampa rumena G4Media, Bucarest si sarebbe convinta a portare avanti l’accordo con i francesi per quattro corvette Gowind 2500. Accordo da circa un miliardo e mezzo di euro che è rimasto in sospeso a causa del ricorso presentato dall’olandese Damen, che aveva perso la commessa dopo essere stata scavalcata dai transalpini. I media greci, in particolare Eikos.gr, in concomitanza con la notizia della vendita delle navi di Naval Group ad Atene, avevano fatto trapelare l’indiscrezione in base alla quale la Romania voleva annullare l’accordo concluso nel 2019 dopo la notizia giunta dall’Australia sulla fine del contratto per i sottomarini provocata dalla firma di Aukus. E così è arrivata la smentita ufficiale di Bucarest, che anzi si è detta pronta a concludere questa fase preliminare in attesa della firma del contratto tra l’azienda francese e i cantieri rumeni. Anche in questo caso, come per la Grecia, l’Italia si era interessata per la vendita di proprie unità.

Cosa ci rivelano questi ultimi accordi francesi? Innanzitutto che Parigi, specialmente dopo lo schiaffo pubblico ricevuto con la firma di Aukus e la fine dell’accordo per la vendita dei sottomarini a Canberra, ha messo in atto tutti i suoi mezzi per concludere accordi con i partner europei. La diplomazia industriale e strategica francese si rivolge ora in particolare all’Europa, e sembra essere diventata molto meno attendista. Per spirito di rivincita, certo, ma anche come precisa scelta strategica della politica francese di inserirsi all’interno delle Difese del continente. Inoltre, questa nuova forte spinta francese verso la vendita di armi e sistemi ai Paesi europei deve essere letta anche in funzione di quell’autonomia strategica dell’Ue sbandierata continuamente da Emmanuel Macron. Un’ambizione che sembra essere sempre più traducibile con quella di vendere propri mezzi ad altri Stati arricchendo l’industria nazionale e favorendo inoltre partnership che si trasformano inevitabilmente in alleanze militari e politiche.

Affari che a questo punto devono interrogare anche l’Italia, che, pur avendo conquistato mercati importanti e siglato accordi vantaggiosi (basti pensare solo nel settore navale a Stati Uniti, Egitto e Indonesia), assiste ora a un ritorno in massa dell’industria francese. Un tema che se è importante a livello economico come mancate commesse, lo è anche sotto il profilo politico e diplomatico, perché dimostra che la Francia, pur con alcune importanti battute d’arresto, prova a rialzare la testa. E a farlo anche a discapito dell’industria italiana. L’avvertimento giunto dalla Grecia, in cui le pressioni politiche potrebbero – a detta degli esperti – avere influenzato le scelte tecniche preferendo Parigi a Roma, è un messaggio che deve colto nella sua interezza.