Le tensioni che scuotono l’Indo-Pacifico hanno generato un terremoto geopolitico nell’intera regione asiatica. Lo sviluppo militare della Cina, i test missilistici di Kim Jong Un, la convergenza tra la Corea del Nord e la Russia e, soprattutto, l’ombra di una guerra a Taiwan, hanno spinto molti Paesi ad adattare le rispettive strategie al presente.

Il Giappone, ad esempio, si è riavvicinato alla Corea del Sud, storico rivale mutato in partner grazie alle pressioni degli Stati Uniti, e ha rafforzato i rapporti con questi ultimi. Lo scorso agosto, i leader delle tre nazioni – Fumio Kishida, Yoon Suk Yeol e Joe Biden – si sono inoltre incontrati a Camp David, negli Usa, per firmare un patto trilaterale di cooperazione militare e di intelligence.

Allo stesso tempo, Tokyo si è avviato sulla strada del proprio potenziamento militare. Già a dicembre, Kishida aveva svelato la volontà di aumentare la spesa per la difesa nazionale fino al 2% del suo Pil entro il 2027, rendendo quello nipponico il terzo bilancio per la difesa più grande del mondo.

Il cannone del Giappone

Collaborare con i partner ma essere anche in grado, laddove possibile, di gestire il tema della Difesa con i propri mezzi: sono queste le due strade che sta percorrendo il Giappone. Se la prima è stata già abbondantemente trattata su queste colonne, in merito al potenziamento militare giapponese, ci sono almeno due nuovi aspetti da sottolineare.

Secondo quanto riportato dal sito Warzone, Tokyo ha recentemente testato con successo un cannone elettromagnetico marittimo di medio calibro tramite una piattaforma offshore, segnalando una possibile svolta high-tech nella difesa militare nipponica. L’agenzia giapponese per la tecnologia e la logistica, la Acquisition Technology & Logistics Agency (Atla), sostiene che per la prima volta un Paese ha raggiunto un simile obiettivo (c’è chi afferma però che la Cina possa aver già testato una tecnologia simile nel 2018).

Le riprese video mostrano il cannone a rotaia in azione durante i test intento sparare proiettili da varie angolazioni, utilizzando l’energia elettromagnetica per lanciarli a velocità estremamente elevate (i proiettili sarebbero in grado di raggiungere velocità ipersoniche). Secondo quanto riferito, il Giappone sarebbe pronto a dispiegare l’arma sia sulla terraferma che in mare.

Il prototipo del fucile a rotaia elettromagnetico di medie dimensioni di ATLA può sparare proiettili d’acciaio da 40 mm del peso di 320 grammi ciascuno. Non è noto su quali mezzi Tokyo potrebbe montare i futuri cannoni, né quando diventeranno operativi per il loro dispiegamento. Il Giappone potrebbe però scegliere di montarli su alcune delle sue cacciatorpediniere o sulle navi da difesa missilistica multiuso in fase di sviluppo.

Prepararsi ad ogni evenienza

Per il Giappone uno strumento del genere sarà fondamentale nel contrasto ad eventuali minacce provenienti da Corea del Nord e Cina. È inoltre lecito supporre che Tokyo lo sfrutterà nel caso di un conflitto per Taiwan.

È proprio uno scenario del genere – l’escalation nello Stretto di Taiwan – che sembra preoccupare particolarmente il governo giapponese. Non è un caso che, accanto al rafforzamento militare, il Paese asiatico abbia iniziato ad organizzare esercitazioni di evacuazioni coinvolgendo i civili.

Pochi giorni fa, circa 200 funzionari e membri delle forze di autodifesa giapponesi hanno preso parte all’esercitazione a Yonaguni, l’isola più occidentale del Giappone, a circa 2mila chilometri a sud-ovest dalla capitale. “Non possiamo scegliere il momento in cui dovremo affrontare un disastro. Dobbiamo pensare alla cosa peggiore che può accadere e pianificarla”, ha spiegato il sindaco di Yonaguni, Kenichi Itokazu.

Certo, l’esercitazione è stata ufficialmente pensata per reagire di fronte a catastrofi naturali, come tsunami o terremoti, ma può rivelarsi utilissima anche per rispondere ad un’emergenza figlia del deragliamento della questione taiwanese. Senza far rumore, il Giappone continua a prepararsi ad un futuro sempre più incerto.