Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY
Difesa /

Dal 4 all’8 agosto, presso la base aerea giapponese di Komatsu, si svolgerà un’esercitazione congiunta che vedrà velivoli dell’Aeronautica Militare (Am) e della Japan Air Self-Defense Force (Jasdf) addestrarsi insieme su diverse attività in scenario operativo.

Per l’Aeronautica Militare Italiana, il cui rischieramento dei mezzi in Giappone inizierà già negli ultimi giorni di luglio con una complessa e minuziosa operazione logistica, questa esercitazione sarà anche un importante test della rete di comando e controllo e della propria capacità di proiettare, sostenere e far operare assetti in un teatro lontano (definita in gergo militare expeditionary).

L’Italia porterà infatti in Giappone velivoli dalle caratteristiche di impiego molto diverse, inclusi quattro caccia di quinta generazione F-35 nella versione A a decollo e atterraggio convenzionali, aerocisterne Kc-767A, il nuovissimo velivolo Caew (Conformal Airborne Early Warning) G-550 e i C-130J da trasporto tattico.

Anche questa attività addestrativa, volta ad accrescere ulteriormente le competenze delle reciproche forze aeree in termini interoperabilità e capacità operativa, rientra nell’ambito dei più ampi rapporti di collaborazione tra Italia e Giappone che il nostro Paese ha sottoscritto all’inizio di quest’anno ma che la nostra aeronautica porta avanti da tempo: essi includono anche l’accordo tra Am e Jasdf per la formazione di piloti da caccia presso l’International Flight Training School (Ifts), basata a Decimomannu (Ca), senza dimenticare che il Giappone è diventato a dicembre 2022 partner del programma Tempest per la nascita di un caccia di sesta generazione a cui partecipa anche il Regno Unito, che pertanto ha preso il nome di Gcap (Global Combat Air Programme).

Questo nuovo velivolo, i cui requisiti di sistema sono definiti ancora parzialmente, dovrà essere una piattaforma integrata by design, ovvero progettata per lavorare in cooperazione con altri assetti presenti sul campo di battaglia come ad esempio con velivoli a pilotaggio remoto, e con un’architettura netcentrica che permetterà di mettere a sistema tutti i domini (land, air, sea, cyber, space) in modo da poter avere una consapevolezza situazionale (situational awareness) ottimale. In questo modo il Gcap (ma preferiamo chiamarlo ancora Tempest), sarà un moltiplicatore di forza sul campo di battaglia potendo interagire in tempo reale con tutti gli assetti presenti, e riteniamo anche che, grazie a questa possibilità e alla nuova sensoristica di bordo, potrà essere una piattaforma per raccolta dati, come già avviene per l’F-35.

Il ruolo dell’Italia in Giappone

Una parte importante di questo accordo trinazionale per lo sviluppo del velivolo di sesta generazione è stata quindi giocata dall’Italia, in particolare dall’Aeronautica Militare Italiana: lo scorso ottobre il capo di Stato maggiore dell’Arma Azzurra, il generale di Squadra Aerea Luca Goretti, ha visitato il Giappone per discutere con il suo omologo nipponico della cooperazione con Roma per lo sviluppo di tecnologie per i caccia Tempest. A questo vertice ha fatto seguito la visita, il 2 novembre, di una delegazione nipponica a Pratica di Mare (Rm), con un Kc-767J della Jasdf, guidata dal generale Takuya Watanabe e composta da piloti, operatori di bordo e tecnici del 404 Airlift Tanker Squadron dell’aeroporto Komari. Ad accogliere la delegazione di 21 militari nipponici era presente il generale Enrico Degni, attuale comandante del Comando Forze per la Mobilità e il Supporto. Il reparto nipponico condivide con l’Ottavo Gruppo Volo del 14esimo Stormo dell’Aeronautica Militare il Kc-767 e quella visita di due giorni ha rappresentato per entrambe le nazioni un’occasione per condividere le proprie esperienze sul velivolo e per stabilire progetti futuri che interesseranno i reparti dotati di aerocisterne.

A fine giugno di quest’anno, inoltre, si sono incontrati a Palazzo Aeronautica a Roma i ministri della Difesa dei Paesi Gcap. Presenti per l’Italia Guido Crosetto, per il Regno Unito Ben Wallace e per il Giappone Atsuo Suzuki, viceministro della Difesa.

Morosini in missione nel Paese del Sol Levante

Anche la Marina Militare è impegnata in questo nuovo partenariato strategico bilaterale col Giappone: il 21 giugno scorso, il Pattugliatore Polivalente d’Altura (Ppa) “Francesco Morosini” è giunto presso la base navale di Yokosuka (sede anche del comando della Settima Flotta statunitense) per rafforzare ulteriormente l’allineamento tra Roma e Tokyo e per mostrare bandiera in una regione del globo che è fondamentale per i nostri interessi strategici al pari del Mediterraneo Allargato.

La missione di nave “Morosini” si accompagna, per il momento, alla crociera didattica della nave scuola “Amerigo Vespucci” che solcherà i mari del globo per un periodo di quasi due anni (dal 1 luglio 2023 all’11 febbraio 2025). Il veliero, nella fattispecie, toccherà Singapore a fine ottobre 2024 per procedere verso la baia di Tokyo (da raggiungere a fine agosto dello stesso anno) passando per Giacarta, Darwin e Manila.

Tornando alla missione dell’Aeronautica Militare in Giappone, si tratta di una prima storica per l’Arma Azzurra, che non aveva mai raggiunto l’arcipelago nipponico dai tempi dell’epico volo di Arturo Ferrarin nel 1920: quell’anno il pilota del Regio Esercito (allora l’Am non era ancora nata come forza armata indipendente) acquistò fama mondiale con il raid Roma-Tokyo compiuto insieme a Guido Masiero a bordo di biplani Ansaldo Sva-9 percorrendo circa 18mila chilometri a tappe in 109 ore di volo.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto