Il fianco orientale della Nato è il quadrante più bollente del confronto sempre più serrato tra Occidente e Russia. I Paesi della regione hanno chiesto molte volte un maggiore dispiegamento delle truppe alleate in una forma di deterrenza verso Mosca, e questo riguarda non solo la componente di terra, ma anche quella navale e quella area. Se infatti questi Stati hanno investito e continuano a investire grandi quantità di fondi pubblici nel rafforzamento delle proprie forze armate, come dimostrato in particolare dai Paesi baltici e dalla Polonia, vera potenza della regione, molti di essi ritengono che per la propria percezione di sicurezza sia fondamentale un coinvolgimento diretto della Nato. Necessità fisiologicamente aumentata con le azioni russe in Ucraina, che dal 2014 fino all’invasione del 2022 ha fatto scattare l’allerta in tutti i Paesi a ridosso dei suoi confini.
L’Italia, che pure potrebbe apparire strategicamente distante dall’area orientale concentrando i propri sforzi sul cosiddetto fianco sud, ha negli anni consolidato il proprio contributo anche ai confini della Russia. Uno sforzo che si vede non solo nel dispiegamento di truppe in Lettonia nell’ambito della missione Enhanced Forward Presence “Latvia” dell’Alleanza Atlantica, ma anche con contributi in Slovacchia, Bulgaria, Romania e Ungheria. Inoltre, di recente è balzata agli onori della cronaca anche la presenza italiana in Lituania.
Ai primi di agosto, infatti, l’Italia ha assunto il comando della missione di air policing della Nato in Lituania. Le forze dell’Aeronautica sono di stanza a Siauliai, nella parte settentrionale della Lituania, e saranno impiegati quattro Eurofighter Typhoon. Alla cerimonia per il passaggio di consegne tra forze portoghesi e rumene e quelle italiane, ha partecipato anche il viceministro della Difesa del Paese ospitante, Renius Pleskys, il quale ha affermato che “nell’attuale situazione internazionale, la polizia aerea della Nato ha un significato speciale. Gli sforzi degli alleati svolgono un ruolo vitale nel garantire la sicurezza del nostro spazio aereo e dimostrano la disponibilità della Nato a scoraggiare e, se necessario, difendere ogni centimetro del territorio dell’Alleanza”. Il concetto di difesa di “ogni centimetro” della Nato è stato uno dei capisaldi dei discorsi del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e del segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, durante tutti i discorsi successivi all’inizio della guerra in Ucraina. Una scelta che serviva a confermare l’impegno atlantico per tutti i Paesi facenti parte del blocco, rassicurando gli alleati su eventuali conseguenze di operazioni russe. Con questo cambio della guardia, l’Italia ha assunto la guida delle operazioni di pattugliamento aereo Nato sul Baltico insieme alla Spagna.
Per l’Italia, si tratta del nono dispiegamento di mezzi aerei nella regione a ridosso del confine con la Russia, e arriva dopo un impegno di otto mesi per la protezione dei cieli rumeni. Segno che sul fianco orientale Roma continua a essere pienamente operativa e integrata con i piani atlantici, come del resto dimostrato anche dal viaggio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Lettonia, quando nella base di Adazi ha incontrato il contingente italiano del Task Group Baltic. In quell’occasione, Meloni annunciò l’incontro con i militari italiani in Lettonia sottolineando “l’attenzione che l’Italia riconosce ai nostri alleati che sono di frontiera ma anche quanto riteniamo che in tema di difesa e di sicurezza, in questo tempo, si debba essere particolarmente attenti, concentrati e lucidi”.
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