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La caccia è iniziata subito dopo l’incidente. La Marina britannica ha fatto partire le ricerca dell’F-35 precipitato nel Mediterraneo orientale non appena il pilota è stato riportato sulla portaerei Queen Elizabeth. Per Londra adesso è fondamentale recuperare quell’aereo sprofondato nelle acque al largo di Creta (ma c’è chi dice a nord dell’Egitto). E deve farlo in tempi rapidissimi. L’inchiesta farà luce su quello che è il primo incidente per un F-35B da una portaerei e bisognerà capire se si sia trattato di un errore umano o di un problema tecnico. Elementi che sono chiaramente fondamentali soprattutto per verificare eventuali responsabilità del pilota. Ma adesso l’ordine arrivato da Londra, dai comandi Nato, e per cui tutti sono in apprensione, è quello di recuperare il relitto, a qualsiasi costo e nel minor tempo possibile.

Secondo le indiscrezioni che giungono attraverso i media inglesi, l’aereo si troverebbe a circa un miglio di profondità. Questo calcolo viene dedotto da alcuni elementi forniti dalla Difesa britannica e dalla posizione più o meno chiara della Queen Elizabeth al momento dell’incidente. L’aereo è caduto subito dopo il decollo, ma è chiaro che, parlando di mezzi che possono andare a velocità estremamente sostenute, i minuti possono tradursi in molte miglia così come potrebbe trattarsi di qualche secondo. Non esiste ancora una testimonianza utile per capire dopo quanto tempo sia precipitato. Questione cui si aggiunge la potenza con cui l’F-35 è sprofondato in mare: gli analisti propendono per una velocità ancora abbastanza ridotta da permettere di recuperarlo quasi intatto, ma di certo è sceso a profondità rilevanti.

Infografica di Alberto Bellotto

Le forze britanniche hanno chiesto aiuto anche agli Stati Uniti. Come scrive il Times, il Regno Unito non è sprovvisto di tecnologie utili per la ricerca e per il recupero dell’F-35. Ma questa è una corsa contro il tempo e gli Stati Uniti, che hanno i mezzi necessari nella base di Rota, in Spagna, sono decisamente più vicini rispetto agli arsenali di Sua Maestà. Per ritrovare l’aereo nelle acque del Mediterraneo si sono attivate tutte le forze Nato con unità nell’area. I siti specialistici segnalano movimenti del Defender della Royal Navy, della fregata tedesca Schleswig-Holstein e anche di un pattugliatore spagnolo, in attesa che arrivino le forze statunitensi con droni che serviranno a mettere i galleggianti per far riaffiorare il caccia. Le acque di Creta sono un concentrato di flotte alleate, unite per cercare il caccia da cento milioni di sterline, recuperarlo (magari prima che diventi inservibile) ma soprattutto trovarlo prima che qualcuno riesca a prenderne qualche frammento. Basta solo un elemento disperso del mezzo, uno solo dei resti di quell’F35 caduto nel Mediterraneo. per fornire all’intelligence di un Paese rivale un tesoro di informazioni finora segrete.

L’indiziato principale per questo tipo di operazione è la Russia. Mosca ha una certa storia di recuperi di aerei caduti in mare, ma quello che preoccupa è soprattutto la componente sottomarina presente in Siria. Da anni i sommergibili russi scatenano quella che in gergo è chiamato la caccia “del gatto al topo” con le forze Nato. Ma questa volta l’affare è molto serio: se un sottomarino russo (con le squadre di incursori) riuscisse ad arrivare prima delle unità atlantiche e utilizzare i propri mezzi per carpire anche un piccolo segreto dell’F35B britannico, Mosca potrebbe cantare davvero vittoria. Vittoria che, tra le altre cose, arriverebbe in una maniera del tutto inaspettata. Altri, come segnala Gianluca Di Feo su Repubblica, vedono la Turchia come potenza interessata alla ricerca dell’aereo. Ankara dimostrerebbe di avere il pieno controllo di un’area, quella vicino Creta, in cui opera con diversi mezzi, pur essendo “territorio” di Atene. Inoltre vi sarebbe anche un profillo di intelligence di non poco conto: alla Turchia è stato negato l’accesso al programma F-35 e non è un mistero che Ankara abbia un interesse enorme verso quel caccia. L’intelligence sarebbe ben lieta di recuperare il relitto anche per osservare da vicino qualche segreto. E nel contempo il recupero sarebbe anche un aiuto fondamentale per la Nato e per un partner quale il Regno Unito.