L’amministrazione Usa di Joe Biden, a valle del summit Nato di Vilnius, ha annunciato che gli Stati Uniti daranno il via libera alle nazioni che nei prossimi mesi addestreranno i piloti ucraini all’uso dei caccia F-16 fortemente desiderati da Kiev. Il velivolo di produzione Usa è stato indicato come un sostegno cruciale per la difesa dello spazio aereo e la conquista della superiorità nei cieli contro le forze aeree russe nel contesto del conflitto tra Mosca e l’Ucraina. E ora che Washington ha mostrato il suo assenso di fatto, manca solo il via libera formale del dipartimento di Stato per far partire la procedura d’addestramento.

L’Ucraina punta gli F-16, come in precedenza armi come gli Himars, i carri armati Leopard e i missili Storm Shadow, come una delle tante possibili armi della svolta nel conflitto con Mosca. Il generale Rolf Folland, capo dell’aeronautica norvegese, nei mesi scorsi ha invitato Kiev a non alzare troppo le aspettative per evitare cocenti delusioni. Ma il fatto che oramai la volontà occidentale sia quella di sostenere il passaggio a Kiev degli F-16 e di avviare l’addestramento dei piloti ucraini in Europa è chiaro e c’è anche il via libera della Casa Bianca. Inizialmente restia a qualsiasi ipotesi di consegna di aerei di questo calibro al Paese invaso da Mosca.

C’è da pensare che, come ha dichiarato in conferenza stampa a maggio l’addetto stampa del Pentagono, il generale di brigata Pat Ryder, nel processo di addestramento “gli Stati Uniti saranno coinvolti”. Ma il via libera americano è necessario perché anche le forze armate di altri Stati possano partecipare all’addestramento. E su questo piano la Nato sta serrando i ranghi. Il primo Paese che potrebbe aprire alla cessione di F-16 all’Ucraina e all’addestramento dei piloti di Kiev è la Danimarca, che già verso la fine di giugno per bocca del ministro della Difesa Troels Lund Poulsen ha annunciato di voler iniziare nel 2024 la sostituzione dei 33 F-16 del Paese con moderni F-35. Un fatto che ha aperto a molti attori gli occhi sulla possibilità che Copenaghen, che ha testato la sua aeronautica in più missioni dalla guerra di Libia alla “polizia aerea” nei cieli del Baltico, sia l’avanguardia europea nel sostegno aeronautico a Kiev.

Alla Danimarca potrebbe inoltre aggiungersi l’Olanda. Sostegno logistico in termini di basi potrebbe essere dato anche dal Regno Unito, che non ha F-16 operativi ma è il Paese più attivo nel fornire supporto operativo a Kiev. Lo stesso potrebbe fare, con personale qualificato, la Svezia. Da non sottovalutare anche il ruolo di altri partner Nato: il Belgio, che ha avuto in servizio ben 160 F-16 nella sua aeronautica, la Polonia, che ne schiera 46, il Portogallo, che ne ha 20 in linea, e la Romania, forte di 12 unità. Aggiungendo Canada, Norvegia e il piccolo Lussemburgo sono undici, Ucraina compresa, i Paesi complessivamente coinvolti nella missione. E non è da escludere che molti seguano l’esempio danese di accelerare la radiazione di parte delle proprie flotte di F-16 per passarli a Kiev.

Il timing dell’arrivo degli F-16 potrebbe però non essere compresso. Anche se il dipartimento di Stato Usa dovesse avviare le autorizzazioni in estate, ci vorranno diversi mesi per sbloccare le procedure formali, come ha ricordato di recente Stanley Brown, vice segretario del Bureau of Political-Military Affairs del dipartimento di Stato.

Brown, nota Defense One, ha sottolineato che “ci sono più fasi del processo di approvazione dell’F-16. Diverse richieste di trasferimento di terze parti devono essere approvate, inizialmente per l’addestramento e poi per gli aeromobili stessi. Gli aerei specifici che saranno trasferiti non sono ancora stati identificati” e, ha aggiunto, serve operare anche una scelta per capire come addestrare l’intero corpo militare addetto agli F-16. Non solo i piloti, dunque, ma anche i manutentori, gli operatori logistici, gli addetti al rifornimento e alla messa in sicurezza, i gestori del munizionamento e il personale di terra. Come ogni piattaforma complessa, insomma, anche l’F-16 va governato. Il dado però è tratto. Resta da capire quando sarà lanciato.

Gli Usa, nel frattempo, gongolano. Non solo perché una grossa fetta d’Europa si è allineata gradualmente su questa posizione sostituendo Washington nel portare il fardello dell’addestramento. Ma anche perché l’ipotesi di radiazione di molti F-16 lascia aperta la prospettiva di nuove commesse per il moderno F-35, ritrovato più recente dell’industria aeronautica a stelle e strisce. Con conseguenze positive per il Pil e l’industria americana.