diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Boom della cantieristica militare navale italiana nel mondo dopo la vittoria della maxi-gara per la fornitura di dieci fregate multiruolo classe Fremm alla Marina militare degli Stati Uniti. La commessa della U.S. Navy del valore di 5,57 miliardi di dollari è il miglior biglietto da visita possibile per Fincantieri. Grecia, Marocco, Egitto, Canada, Indonesia sono tutti mercati dove il gruppo guidato da Giuseppe Bono ha già stretto accordi o stanno negoziando l’acquisto delle super-navi dell’Italia. L’ultimo in ordine di tempo è il Regno del Marocco, che ha recentemente manifestato interesse per l’acquisto di almeno due nuove Fremm. Nonostante il Regno nordafricano abbia già acquistato nel 2007 una fregata multiruolo dalla Francia, la “Mohammed VI” recentemente riammodernata, “è molto interessato alle Fremm a configurazione italiana” anti-sommergibile, spiegano fonti vicine al dossier contattate da Agenzia Nova. Secondo la Rivista italiana difesa (Rid), anche “il recente successo in Indonesia – con la vendita di sei unità, quattro da prodursi in Italia e due nei cantieri indonesiani PT-Pal – ha fatto salire a 30 il numero delle unità, tra ordini e opzioni, del modello prodotto dalla ‘nostra’ Fincantieri: dieci per la Marina Americana, 2 + 2 per la Marina Egiziana (…) e le dieci (otto già in servizio, più le due sostitutive di quelle cedute all’Egitto già in costruzione) per la Marina Militare”.

Trattative in Marocco

La notizia delle trattative con Rabat è stata rilanciata in Marocco dal portale Maghress, che riprende a sua volta le indiscrezioni di Rid. La testata marocchina ricorda come la fregata Mohammed VI, il pezzo più pregiato della flotta marocchina, sia rientrata ai box in Francia per svolgere lavori di manutenzione e sviluppo, prima di partecipare a marzo alle manovre congiunte ‘Lightning Handshake’ con la Marina degli Stati Uniti, non lontano dalle Isole Canarie. Le fregate Fremm “Made in Italy”, sottolinea Maghress, sono in grado di trasportare missili a lungo raggio, missili antiaerei e antinave, con la capacità di effettuare attacchi su bersagli terrestri a una distanza massima di 180 chilometri, ma soprattutto è particolarmente efficace nella versione antisommergibile. Secondo l’ultimo rapporto del sito statunitense specializzato nel settore difesa, Global Fire Power (Gfp), la Marina marocchina è 21esimo posto a livello mondiale deve colmare il gap con il principale rivale regionale, l’Algeria (14esimo posto), che sulla carta surclassa il Marocco grazie agli otto sottomarini in dotazione. L’acquisto delle Fremm italiane, bestia nera dei mezzi a immersione di fabbricazione russa in dotazione agli algerini, potrebbe pertanto riequilibrare la situazione e rilanciare le ambizioni del Regno nordafricano, la cui economia dipende in larga larga parte dalla messa in sicurezza degli oltre 3.500 chilometri di costa.

Le Fremm “egiziane” al confine con la Libia?

Dall’altra parte del Mediterraneo, a est, l’Egitto ha recentemente inaugurato sabato la base “3 luglio” a Marsa Matruh, nella zona occidentale, a 135 chilometri dalla Libia. Al taglio del nastro, di fianco al presidente-generale Abdel Fatah al Sisi c’erano l’omologo libico Mohamed Menfi e Mohammed bin Zayed, il leader de facto degli Emirati Arabi Uniti e grande alleato-sponsor. La nuova struttura in grado di ospitare grandi unità, incluse le due fregate classe Fremm acquistate dall’Italia. Si tratta di un punto d’appoggio strategico non solo per il teatro libico, dove l’Egitto sostiene il generale Khalifa Haftar insieme agli Emirati, ma per l’intero Mediterraneo orientale. Vale la pena ricordare che il Cairo ha da tempo creato un asse con Grecia e Cipro in funzione anti-Turchia. Il nome della base, del resto, non lascia dubbi: il 3 luglio del 2013 venne deposto il governo della Fratellanza musulmana guidato da Mohamed Morsi. Per anni il “sultano” di Ankara Recep Tayyip Erdogan, campione dei Fratelli musulmani, ha definito Al Sisi un golpista, correggendo il tiro solo dopo l’insediamento dell’amministrazione statunitense di Joe Bide e la dichiarazione di Al Ula, che ha posto fine all’isolamento del Qatar, il grande alleato della Turchia nel Golfo. Ora, anche grazie alle nuove Fregate europee multi-missione italiane, l’Egitto invia un messaggio chiaro a tutta la regione: chi vuole mettere le mani sulle risorse del Mediterraneo orientale deve fare i conti con un Paese di 100 milioni di abitanti armato fino ai denti.