Dal 1944, l’estuario del Tamigi non è più solo. Insieme ai sassi e la sabbia che vengono levigati e trasportato dal placido corso del fiume inglese, c’è un oggetto inanimato che giace sul fondale e i cui alberi sono visibili anche quando il mare si ingrossa e incontra l’acqua dolce. Quel relitto è di una nave della Marina statunitense, e precisamente della SS Richard Montgomery.
La missione della SS Richard Montgomery
L’imbarcazione di classe Liberty era partita nell’agosto del 1944 da Hog Island, sulle rive del fiume Delaware, con un carico di migliaia di tonnellate di munizioni. Meta finale del viaggio era Cherbourg, in Francia, uno dei porti conquistati dell’avanzata angloamericana durante lo sbarco in Normandia. Ma la rotta della Richard Montgomery non arrivò mai a conclusione. La nave fece una tappa sulle rive dell’Inghilterra, in un’area nota dove il Tamigi incontra il mare e nota per i suoi grandi banchi di sabbia. Qui, su segnalazione dell’autorità portuale, pose l’ancora sul fondale limaccioso del Great Nore Anchorage, ma per alcuni clamorosi errori tecnici durante la fase di ormeggio, e nel momento in cui la marea scese, la nave si arenò e si aprì uno squarcio nello scafo, condannando l’imbarcazione ad affondare.
Il recupero mai andato a buon fine
I tentativi di recupero del prezioso carico – migliaia di tonnellate di esplosivi destinati a dare manforte ai soldati sbarcati in Francia per l’assalto finale al Reich – non andarono a buon fine. Per anni la Marina britannica, anche a guerra finita da diverso tempo, tentò di avvicinarsi alla Richard Montgomery per cercare di rendere più sicuro un passaggio fondamentale come quello dell’estuario del Tamigi. Tuttavia, il rischio che le tecnologie dell’epoca non fossero adeguate a prendere il carico senza innescare gli innumerevoli ordigni presenti nella nave fu valutato come estremamente serio. Qualcuno, più prosaicamente, accusa Londra di non avere fatto nulla a causa dei costi eccessivi. Così, per decenni, la nave è rimasta lì, al largo dell’isola di Sheppey, come un’enorme spada di Damocle da 135 metri. Adagiata sulla sabbia e in attesa che qualcuno disinnescasse la “bomba a orologeria”.
Rassicurazioni e allarmi sul carico
Per anni gli esperti hanno avvertito del pericolo ma anche rassicurato sulle condizioni del carico, ma in questi ultimi anni le ricerche condotte sul relitto hanno dato un’immagine diversa da quella che pubblicamente avrebbe dovuto rassicurare i mercantili della zona e le fabbriche che sono state costruite sulle rive dell’estuario. Il carico della Richard Montgomery, infatti, che dovrebbe aggirarsi intorno alle 1400 tonnellate di munizioni, sarebbe ancora estremamente pericoloso, soprattutto perché il “corpo” della nave, seppure visibile e ben segnalato dalla fine della Seconda guerra mondiale, è molto vicino alla rotta delle imbarcazioni che si avvicino alle aree industriali limitrofe. Un errore nella navigazione – o peggio, un dirottamento – potrebbe portare a una collisione fatale. Alcuni esperti sostengono che il pericolo di una esplosione estremamente grave sarebbe ridotto dal fatto che larga parte delle munizioni saranno ormai allagate, e tanti composti, a contatto con l’acqua, si sarebbero ormai definitivamente sciolti. Ma altri osservatori, critici con i vari governi che nel tempo non hanno mai toccato la nave, ritengono che sia impossibile valutare con certezza le conseguenze di un’esplosione e che la nave, ormai spezzata, era definitivamente sulla via del deterioramento definitivo, col rischio che quegli ordigni potrebbero attivarsi spontaneamente da un momento all’altro.
Via allo smantellamento nel 2022
La svolta sembra però essere arrivata in questi giorni. La Marina militare britannica, su indicazione del ministero della Difesa, è stata incaricata infatti di mettere in sicurezza la Richard Montgomery e di iniziare dallo smantellamento degli alberi, la parte visibile anche in superficie. Come riporta il quotidiano The Telegraph, i pericoli sarebbero soprattutto per le infrastrutture di gas e petrolio a Sheerness, se in caso di deflagrazione, potrebbero subire una pericolosa onda d’urto causando “danni di massa e perdite di vite umane”. Secondo il Guardian, che cita un’indagine dei militari, c’è addirittura il rischio che l’esplosione “lancerebbe una colonna d’acqua e detriti larga 300 metri per quasi 3.000 metri di altezza, e genererebbe un’onda alta cinque metri”. Come detto in precedenza, c’è anche chi non crede a questo scenario ipotizzando un’onda che al limite raggiungerebbe il metro. In ogni caso, l’allarme lanciato alla Royal Navy per avviare le procedure a giugno del 2022 indica che il tempo stringe: quel relitto è meglio rimuoverlo. E anche con una certa rapidità.
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