Le guerre contemporanee stanno riscrivendo le regole della sicurezza militare. Dall’Ucraina al Medio Oriente, i droni a basso costo hanno dimostrato di poter colpire mezzi corazzati, depositi logistici, radar e infrastrutture strategiche con un rapporto costo-efficacia senza precedenti. È in questo contesto che nasce LIVET, la nuova piattaforma anti-drone sviluppata da Beretta Defense Technologies e destinata a essere presentata a Eurosatory 2026. Non si tratta semplicemente di una nuova torretta armata. LIVET rappresenta il tentativo di rispondere a una delle principali vulnerabilità emerse nei conflitti degli ultimi anni: la difficoltà di neutralizzare rapidamente sciami di piccoli velivoli senza impiegare sistemi di difesa estremamente costosi.
Dalla difesa antiaerea alla difesa di prossimità
Per decenni le difese antiaeree occidentali sono state progettate per contrastare aerei, elicotteri e missili. Oggi la minaccia è diversa. Un drone FPV dal costo di poche centinaia di euro può mettere fuori combattimento un veicolo del valore di milioni. Questa trasformazione ha imposto un cambiamento concettuale: non basta più controllare il cielo, occorre difendere gli ultimi metri attorno all’obiettivo. È qui che si colloca LIVET. La piattaforma utilizza una configurazione composta da otto sistemi Benelli Drone Guardian, integrati in una stazione d’arma remotizzata capace di tracciare e ingaggiare bersagli con il supporto di sistemi automatizzati di puntamento. L’obiettivo non è sostituire radar, missili intercettori o guerra elettronica, ma creare un ultimo livello di protezione in grado di fermare la minaccia quando questa è ormai prossima al bersaglio.
L’intelligenza artificiale entra nella difesa anti-drone
L’elemento tecnologicamente più interessante della piattaforma riguarda l’integrazione tra sensori, algoritmi di tracciamento e controllo remoto. I droni di piccole dimensioni presentano infatti una sfida operativa complessa: sono veloci, manovrabili e difficili da seguire manualmente. Ridurre il tempo che intercorre tra identificazione, aggancio e apertura del fuoco è diventato essenziale. Secondo le informazioni rese pubbliche dall’industria, LIVET può essere collegato a radar a corto raggio e sistemi di rilevamento radiofrequenza, ricevendo coordinate in tempo reale e consentendo un inseguimento automatizzato del bersaglio. L’operatore mantiene la supervisione del processo decisionale, ma la macchina riduce drasticamente i tempi di reazione. Si tratta di una tendenza destinata a crescere. La combinazione tra intelligenza artificiale, sensoristica avanzata e armamento cinetico sta diventando uno dei pilastri della nuova generazione di sistemi Counter-UAS.
SHATTER4K e la nuova economia dell’intercettazione
Accanto a LIVET emerge un secondo elemento strategicamente rilevante: la munizione SHATTER4K, sviluppata da SwissP. La logica alla base di questa soluzione è semplice ma potenzialmente rivoluzionaria. Invece di affidarsi a un singolo proiettile, il sistema genera più elementi d’impatto dopo l’uscita dalla canna, aumentando la probabilità di colpire bersagli piccoli e altamente dinamici. Il valore della tecnologia non risiede soltanto nelle sue prestazioni balistiche. Il vero punto è che SHATTER4K è progettata per essere impiegata su armi già diffuse nelle forze armate della NATO, riducendo tempi e costi di adozione. In altre parole, la risposta alla minaccia dei droni potrebbe non passare esclusivamente attraverso nuovi sistemi d’arma, ma anche attraverso una trasformazione del munizionamento utilizzato dalle piattaforme esistenti. È una dinamica che potrebbe democratizzare le capacità anti-drone, estendendole dal livello specialistico a quello delle normali unità operative.
La sfida geopolitica del costo per abbattimento
Dietro la presentazione di LIVET si nasconde una questione molto più ampia: il rapporto economico tra attacco e difesa. Uno dei principali problemi emersi nei conflitti recenti riguarda il fatto che spesso il costo dell’intercettazione supera di molte volte quello del drone da neutralizzare. Questo squilibrio rischia di rendere insostenibile la difesa nel lungo periodo. Per questo motivo governi e industrie stanno cercando sistemi capaci di garantire un basso costo per intercetto. Soluzioni come LIVET si inseriscono esattamente in questa ricerca. L’obiettivo non è eliminare i sistemi missilistici o i laser emergenti, ma creare una fascia di difesa economicamente sostenibile per la protezione di porti, aeroporti, raffinerie, centrali energetiche, depositi logistici e basi militari. In Europa il tema assume un significato particolare. La crescente instabilità internazionale e l’aumento degli investimenti nella difesa stanno spingendo numerosi Paesi a costruire architetture multilivello contro la minaccia dei piccoli droni.
Beretta punta all’ecosistema, non al singolo prodotto
L’aspetto forse più sottovalutato dell’operazione riguarda il modello industriale. Beretta non si presenta sul mercato con una singola tecnologia, ma con un ecosistema integrato che comprende armamenti, ottiche, munizionamento, addestramento e supporto logistico. Questa strategia risponde a una delle esigenze più sentite dai ministeri della Difesa: ridurre la frammentazione delle forniture e aumentare l’interoperabilità. In un contesto caratterizzato da programmi di riarmo accelerati e da una crescente attenzione alla sicurezza delle infrastrutture critiche, la capacità di offrire soluzioni complete può trasformarsi in un vantaggio competitivo decisivo.
La partita vera inizierà dopo Eurosatory
L’annuncio di LIVET rappresenta senza dubbio un segnale importante dell’evoluzione del mercato europeo della difesa anti-drone. Tuttavia, la validazione definitiva arriverà soltanto sul terreno operativo. La domanda cruciale non è se una torretta automatizzata possa abbattere un drone in condizioni controllate. La vera sfida consiste nel verificare la sua efficacia contro attacchi multipli, sciami coordinati, interferenze elettroniche e scenari complessi caratterizzati da regole d’ingaggio restrittive. Se riuscirà a superare queste prove, LIVET potrebbe diventare uno dei simboli della nuova generazione di difese di prossimità europee. In caso contrario, rischierà di rimanere una promettente dimostrazione tecnologica. In ogni caso il messaggio che emerge è chiaro: la competizione strategica del prossimo decennio non riguarderà soltanto missili ipersonici e grandi piattaforme militari. Una parte crescente della sicurezza nazionale si giocherà anche nei cieli bassi, dove droni economici e sistemi di difesa intelligenti stanno ridefinendo il concetto stesso di superiorità militare.
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