L’Egitto continua a blindarsi. Il Mediterraneo orientale, il Nord Africa e tutta l’area mediorientale non danno garanzie di stabilità e tantomeno di pace. E la sfida tra i diversi blocchi che compongono la scacchiera mediterranea corre in parallelo con una complessiva volontà di riarmo che coinvolge tutte le potenze regionali.

L’ultima notizia arriva sul fronte marittimo. Abdel Fattah al Sisi ha inaugurato una nuova base navale nella regione di Jarjoub, a 135 chilometri dal confine con la Libia. L’inaugurazione è stata in grande stile. Nella base “3 luglio” erano presenti due portaelicotteri Mistral (di produzione francese), due Fremm italiane e un sottomarino di fabbricazione tedesca. Insieme al leader del Cairo c’era anche il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al-Nahyan, e il presidente del Consiglio presidenziale libico, Mohamed Menfi. Messaggi da non sottovalutare sia sul fronte militare che sotto il profilo diplomatico.

La nuova base egiziana, che nel nome ricorda la data in cui al Sisi ha assunto il controllo del Paese, ha dimensioni importanti. Come riporta Agenzia Nova, il portavoce delle forze armate egiziane ha detto che la base si estende su un’area di circa 10 milioni di metri quadrati, e ha un molo militare lungo un chilometro, una pista d’atterraggio e ormeggi commerciali che si distendono per circa due chilometri. Un nuovo hub che per il governo egiziano servirà a “proteggere il Paese nella direzione strategica del nord e nell’ovest, oltre a difendere la sua ricchezza economica, le linee di navigazione e la sicurezza marittima, con l’utilizzo di gruppi di combattimento di unità navali di superficie, sottomarini e aerei da guerra”.

L’inaugurazione si inquadra in un processo di forte militarizzazione impresso da al Sisi al “suo” Egitto. L’inaugurazione della base “3 luglio”, infatti, conferma la volontà di modernizzare e potenziare la flotta, blindando il Mediterraneo e il Mar Rosso. Ma oltre al settore navale, su cui l’Egitto punta insieme a tutte le potenze della regione, c’è anche un forte interesse verso il potenziamento della flotta aerea. Diversi media internazionali affermano che l’aviazione egiziana avrebbe ricevuto tutti i Mig-29 chiesti alla Russia e iniziato a ricevere anche i primi Sukhoi Su-35. E Nova, che cita il centro svedese Sipri, riporta che nello stabilimento Gagarin a Komsomolsk-on-Amur sarebbero presenti altri 12 aerei pronti alla consegna.

A questa decisa spinta verso il rafforzamento dell’apparato militare, si aggiunge poi la via diplomatica per blindare le alleanze con i partner regionali. La presenza del reggente degli Emirati all’inaugurazione della base è un segnale eloquente, che conferma la volontà del Cairo di stringere l’asse con Abu Dhabi sia in Libia che in altre aree del Medio Oriente e del Corno d’Africa. L’Egitto ha rafforzato la partnership con il Sudan per fermare le mosse dell’Etiopia sul fronte della diga. E di questi giorni è anche l’incontro tra il ministro della Difesa egiziano, Mohamed Zaki, e il suo omologo cipriota, Charlambos Petrides: vertice che ha confermato le relazioni sempre più stretto nel campo militare tra il Cairo e Nicosia. Un rapporto che conferma la costruzione di quel blocco composto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti e che vede anche un sempre maggiore coinvolgimento di Cipro, Grecia e in parte Israele. Blocco che sembrerebbe avere un solo avversario a unire questi Paesi così diversi: la Turchia.

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