Alle infrastrutture dell’Unione Europea servono almeno 17 miliardi di investimenti per preparare i trasporti e le reti di comunicazione a sostenere una possibile guerra di terra con la Russia nei prossimi anni: il Commissario Europeo ai Trasporti, il greco Apostolos Tzitzikostas, ha dichiarato al Financial Times che lo stanziamento previsto per il bilancio pluriennale dell’Ue 2028-2034 deve essere preservato e anticipato da investimenti pesanti e strategici per consentire un potenziamento della capacità di uso duale, civile e militare, delle infrastrutture comunitarie, rompere i colli di bottiglia che frenano i movimenti degli eserciti, dei mezzi pesanti, della logistica e delle munizioni e aumentare la capacità del blocco di gestire uno scenario conflittuale.

Reti Ten-T e mobilità militare

I corridoi della Rete Trans-Europea di Trasporto (Ten-T) sono da anni in via di potenziamento e ridefinizione per orientarsi all’uso duale, e dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Bruxelles sta tardivamente ponendo rimedio alla scarsa attenzione prestata al Piano d’azione per la mobilità militare, presentato nel 2018 dalla Commissione di Jean-Claude Juncker e scarsamente preso in considerazione da Ursula von der Leyen, che solo nel 2022 è tornata a rileggerne le linee guida.

Da allora in avanti l’analisi è stata sempre più al centro dell’impegno dei decisori. E le parole di Tzitzikostas lasciano intendere l’urgenza dei decisori del Vecchio Continente in un contesto in cui il metus russicum è utilizzato come leva per rafforzare le politiche di rilancio della difesa e degli investimenti strategici, in cui un 1,5% di Pil dovrà essere, in sede Nato, destinato a spese complementari al procurement e alla funzione difesa propriamente intesa (da alzare al 3,5% entro il 2035) per programmi come quelli infrastrutturali e in cui si parla (come nella nuova strategia francese) apertamente della possibilità di una guerra di larga scala entro il 2030 in Europa.

Lo scenario di una guerra alle porte imporrebbe un doveroso potenziamento infrastrutturale. Ad oggi, però, “ponti, tunnel e ferrovie rimangono obsoleti”, nota EuNews, sottolineando che “solo il 30 gennaio 2024, quando i Ministri della Difesa di Germania, Paesi Bassi e Polonia hanno firmato una lettera d’intenti per costruire un corridoio per la mobilità militare, l’Europa si è svegliata e ha messo in moto un cambiamento politico senza precedenti”, “due nati al summit Nato del 2024, uno dei quali coinvolge Albania, Bulgaria, Italia e Macedonia del Nord e l’altro invece Bulgaria, Grecia e Romania” e altri in definizione. Tra questi, è da sottolineare la possibile integrazione dell’Iniziativa dei Tre Mari (Mar Baltico, Mar Adriatico e Mar Nero) a guida polacca per rinforzare la resilienza e la robustezza della mobilità in campo centro ed esteuropeo.

L’Europarlamento e la sicurezza delle infrastrutture

Il recente briefing “Military Mobility” pubblicato dal Servizio Ricerca del Parlamento Europeo (Eprs) nel luglio 2025 mostra in ogni caso tanto la valenza della partita quanto la criticità della sfida. L’obsolescenza delle reti e la farraginosità delle regolazioni statali, spesso inconciliabili, sono un freno allo sviluppo di vere e proprie reti europee secondo il think tank del Parlamento europeo.

L’Eprs fa inoltre notare che a suo avviso la deterrenza europea passa al tempo stesso per la cooperazione Ue-Nato, per l’ammodernamento dell’infrastruttura logistica di un’area di mondo tornata strategicamente importante e per l’interiorizzazione del principio dell’uso duale, civile e militare, nella progettazione di reti ferroviarie, autostrade e altri apparati di mobilità. Operazioni, queste, da compiere pensando soprattutto alla capacità delle reti di assorbire il peso e il passaggio in numero ingente dei mezzi delle forze armate.

Meno di un’infrastruttura su tre ad oggi è adatta alle capacità della mobilità militare e, inoltre, il Parlamento europeo chiede che siano evitati i colli di bottiglia e risolte le storture proponendo una vera e proprio “Schengen militare” per facilitare la definizione di standard chiari per il transito dei mezzi militari, in un contesto in cui la cooperazione tra Stati, industria della Difesa e operatori della logistica dovrà essere vitale, come ha dimostrato in Italia l’accordo-battistrada tra Leonardo e Rete Ferroviaria Italiana.

Sinergia Ue-Nato per le infrastrutture critiche

Lo sviluppo infrastrutturale e l’abbattimento alle barriere al commercio e alla mobilità sono stati a lungo trascurati dall’Ue negli anni dell’austerità e del rigore che ad essi ha sottratto risorse e investimenti tanto comunitari quanto dei singoli Stati. Ora è lo spauracchio russo a favorire una nuova primavera degli investimenti in materia.

Tzizikostats ha detto al Ft che l’Ue “sta ora elaborando una strategia per garantire che le truppe possano muoversi nel giro di poche ore, al massimo di pochi giorni in risposta a un attacco, potenziando 500 progetti infrastrutturali lungo quattro corridoi militari che attraversano il continente”, aggiungendo che essi, “in collaborazione con la Nato e i comandanti militari dell’alleanza, sono tenuti riservati per motivi di sicurezza”.

Un piano redatto dal Commissario ai Trasporti per la mobilità militare sarà, probabilmente, pronto per fine anno: le infrastrutture europee saranno riconvertite al dual-use nei prossimi anni. Eccesso di allarme o sana deterrenza? Sarà il prossimo futuro a dirlo. Ma una realtà è chiara: gli investimenti in Difesa consentono ormai all’Ue di arrivare laddove le vecchie logiche del rigore prima e la fine di Next Generation Eu poi non avrebbero consentito di spingersi. Resta da capire se sia, oggigiorno, l’emergenza la forma migliore con cui giustificare politiche volte alla sicurezza collettiva. Un antico dilemma che è un vizio di fondo dell’agenda politica di Bruxelles.

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