Il Governo australiano ha recentemente pubblicato un documento che fissa le linee industriali e strategiche per i sottomarini da attacco a propulsione nucleare (SSN) che dovranno essere acquisiti secondo i dettami dell’accordo di partenariato strategico AUKUS (Australia – Regno Unito – Stati Uniti). Si afferma nell’incipit che l’Australia sta affrontando il suo ambiente strategico più impegnativo dalla Seconda Guerra Mondiale. La futura sicurezza australiana richiede che l’Australian Defence Force sia più integrata e focalizzata, in grado di produrre effetti che realizzino una strategia di denial (negazione della possibilità di azione). L’acquisizione di sottomarini con armi convenzionali e propulsione nucleare è un elemento fondamentale di questo approccio.
I partner di AUKUS hanno identificato il percorso per fornire questa capacità all’Australia, che però richiede un rapido potenziamento della capacità industriale sottomarina entro il prossimo decennio, aggiornando e sostenendo nel contempo anche la flotta di battelli della classe Collins attualmente in servizio nella Royal Australian Navy.
L’acquisizione di una nuova piattaforma sottomarina a propulsione nucleare sarà una delle trasformazioni industriali più complesse e rivoluzionarie nella storia australiana. Proprio per questo si è sentita la necessità di stabilire delle linee guida per la cantieristica nazionale e ci sarà bisogno di determinare una strategia di impiego dei nuovi sottomarini, che imporranno un radicale cambiamento della dottrina navale australiana. I sottomarini a propulsione nucleare sono infatti più difficili da rilevare rispetto ai sottomarini a propulsione convenzionale, hanno una maggiore autonomia e forniscono una piattaforma più versatile per sistemi d’arma e sensori. Questi sottomarini complicano i piani dei potenziali avversari, consentendo all’Australia di tenere alla massima distanza possibile dalle coste le minacce, assicurandole nel contempo di rimanere un partner di sicurezza altamente capace nella regione.
Sappiamo che il piano di acquisizione stabilito dall’AUKUS è di ottenere questa capacità iniziale nei primi anni del prossimo decennio con l’arrivo dei primi tre battelli classe Virginia (made in US), mentre nel frattempo Regno Unito e Stati Uniti (a partire dal 2027) cominceranno a effettuare la rotazione di SSN in Australia per accelerare la familiarizzazione su questo tipo di battelli di forza lavoro, equipaggi e base industriale. Entro la fine del 2030, il Regno Unito inizierà la produzione di sottomarini di classe SSN-AUKUS, mentre il primo esemplare costruito in Australia sarà pronto nei primi anni Quaranta. Secondo il documento, il programma creerà circa 20mila posti di lavoro nei prossimi 30 anni e comporterà la partecipazione delle imprese australiane alle catene di approvvigionamento di Regno Unito e USA.
L’Australia destinerà oltre 30 miliardi di dollari australiani all’industria per infrastrutture, manodopera e tecnologie in particolare per il potenziamento della forza lavoro con programmi educativi e di formazione per ingegneri, tecnici e operai specializzati e per la collaborazione con università e centri di ricerca per l’innovazione tecnologica. La sinergia tra accademia, industria e difesa sarà infatti molto spinta.
Per raggiungere questi obiettivi, la base industriale sottomarina australiana deve migliorare in tre aspetti fondamentali: le sue capacità generali con l’ampliamento delle competenze industriali nel ciclo di vita di un sottomarino, garantendo nel contempo il mantenimento in servizio dei sottomarini tipo SSK classe Collins; aumentare la sua capacità produttiva per soddisfare la nuova domanda di materiali (anche hi tech) e implementare la sua resilienza riducendo le vulnerabilità nella catena di approvvigionamento.
L’Australia seguirà quindi un quadro di prioritizzazione per determinare le aree industriali critiche da sviluppare, che valuterà l’impatto della possibile mancanza di una fornitura interna, la vulnerabilità della fornitura esterna e l’interdipendenza con altre priorità della difesa. Pertanto il governo stabilirà un “target state” per ogni categoria di prodotti industriali, definendo il livello di capacità industriale richiesto (progettazione, produzione, manutenzione), il livello di capacità produttiva nazionale necessario (percentuale della domanda interna coperta dall’industria australiana) e il livello desiderato di resilienza della catena di approvvigionamento (fornitori diversificati, sicurezza finanziaria, protezione informatica).
Chiaramente l’Australia avrà un importante ritorno dal programma, che prevede, ad esempio la partecipazione alle catene di approvvigionamento di Regno Unito e Stati Uniti, avendo così l’opportunità di accedere a tecnologie innovative e relativo trasferimento in patria. La fase transitoria permetterà di dare supporto alla Rotational Force-West (SRF-West), con manutenzione e supporto tecnico ai sottomarini ospiti effettuate presso la base navale di Stirling. Allo stesso modo il personale tecnico australiano fornirà supporto ai sottomarini classe Virginia acquistati dagli USA creando così opportunità per l’industria locale di contribuire alla loro manutenzione. Come detto il primo sottomarino classe SSN-AUKUS sarà impostato nei primi anni Quaranta in Australia e le aziende locali potranno, secondo i piani governativi espressi nel documento, contribuire alla produzione di sistemi elettronici, componenti di propulsione, strumentazione e sicurezza. Anche i sistemi di combattimento e i sensori potranno essere sviluppati dalle aziende australiane e parallelamente ci sarà l’ampliamento delle infrastrutture navali e di supporto logistico (a Osborne e Henderson) per il supporto della flotta dei nuovi battelli.
Il Governo australiano ribadisce ancora una volta, nel documento, che Canberra resta aderente ai rigorosi standard di sicurezza nucleare e non proliferazione, affermando che i reattori saranno prodotti nel Regno Unito, e assumendosi nel contempo gli oneri dello smaltimento delle scorie.

