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Dagli Stati Uniti arriva l’ennesimo scossone al primo pilastro dell’AUKUS, il trattato trinazionale di cooperazione nei settori della Difesa e della sicurezza tra Australia, Regno Unito e USA. Quello che prima era stato solo ventilato dall’esecutivo statunitense, ora si sta concretizzando per voce del Congresso: all’Australia non saranno forniti sottomarini da attacco a propulsione nucleare (SSN).

Nel settembre 2021, i governi australiano, britannico e statunitense hanno annunciato una nuova importante partnership per la sicurezza, l’AUKUS, che si articola in due principali aree di intervento, o pilastri. Il pilastro 1 è un progetto che prevede il dispiegamento a rotazione di quattro SSN statunitensi e un SSN britannico da un porto dell’Australia Occidentale, ma soprattutto stabilisce la vendita di prima tre e poi cinque SSN di classe Virginia all’Australia e la successiva costruzione di altrettanti SSN sostitutivi per la marina statunitense. Inoltre, è prevista la fornitura di assistenza all’Australia da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito per un’iniziativa australiana volta a costruire da tre a cinque SSN aggiuntivi di un nuovo progetto britannico-australiano di sottomarini per completare una forza di SSN australiana pianificata di otto battelli.

Il Congresso USA aveva approvato la legge abilitante per il pilastro 1 a dicembre 2023, e i governi di Stati Uniti, Regno Unito e Australia stanno ora implementando le prime fasi del progetto. A giugno 2025, il Dipartimento della Difesa USA aveva avviato una revisione del pilastro 1, ma la Casa Bianca aveva espresso l’intenzione di sostenere comunque l’AUKUS nonostante la revisione. All’inizio di dicembre 2025, a seguito del completamento dello studio, i funzionari dell’amministrazione Trump hanno pubblicamente affermato il sostegno dell’amministrazione all’AUKUS, incluso il pilastro 1.

I problemi della US Navy

Il problema, analizzato dal Congresso nell’ultimo documento, riguarda il tasso di approvvigionamento degli SSN di classe Virginia nell’anno fiscale 2026 e in quelli successivi, ovvero se sarà di due imbarcazioni all’anno oppure inferiore o superiore a questo valore.

Come sappiamo, la cantieristica statunitense sta attraversando un’annosa crisi produttiva determinata dalla passata chiusura di cantieri navali e perdita di maestranze, a cui si aggiungono le mutevoli priorità della Difesa, le modifiche progettuali dell’ultimo minuto e gli sforamenti dei costi. Questo ha avuto ripercussioni sulla prontezza operativa della U.S. Navy che fatica a effettuare le manutenzioni programmate e vede meno unità entrare in servizio rispetto al passato.

Pertanto a marzo 2025 la nuova amministrazione USA, in forza della politica “America First”, aveva già messo in dubbio il pilastro 1 dell’accordo con l’Australia e successivamente a giugno il Dipartimento della Difesa, come accennato, aveva avviato una revisione volta a determinare se gli Stati Uniti avrebbero dovuto abbandonare il progetto guidata da Elbridge Colby, un alto funzionario del Dipartimento che in precedenza aveva espresso scetticismo riguardo all’AUKUS.

Il rapporto del Congresso afferma che il piano quinquennale di costruzione navale della marina USA per l’anno fiscale 2025 (2025-2029) prevede un totale di nove battelli di classe Virginia, di cui uno nell’anno fiscale 2025 e due nel 2026-2029. Il piano trentennale di costruzione navale per il periodo 2025-2054 prevede che gli SSN continueranno ad essere acquisiti al ritmo di due all’anno dal 2030 fino almeno al 2043. Si prevede che il numero di SSN in servizio, pertanto, subirà una flessione o un calo dalla metà degli anni 2020 fino all’inizio degli anni 2030. Questa flessione è una conseguenza dell’acquisizione di un numero relativamente esiguo di SSN durante gli anni Novanta, nei primi anni del periodo successivo alla Guerra Fredda.

L’alternativa al Pilastro 1

Per contribuire a riempire parte della lacuna capacitiva prevista, la U.S. Navy prevede di rifornire di carburante e prolungare la vita operativa di un massimo di sette sottomarini SSN classe Los Angeles, ma secondo il piano di costruzione navale trentennale la forza di SSN scenderebbe a 47 battelli nel 2030 (segnando il minimo) per poi aumentare a 50 entro il 2032 e a 64 o 66 nel 2054. La questione è che queste stime della forza prevista di SSN non tengono conto dell’impatto della vendita di tre o cinque sottomarini classe Virginia all’Australia nell’ambito dell’accordo AUKUS. Alcuni analisti temono che questa prevista riduzione dei livelli di forza degli SSN possa portare a un periodo di maggiore stress operativo per i sottomarini (equipaggi compresi) e forse a un periodo di indebolimento della deterrenza convenzionale contro potenziali avversari come la Repubblica Popolare Cinese.

Si propone pertanto un’alternativa al pilastro 1 così com’è strutturato in questo momento, ovvero una divisione dei compiti tra Stati Uniti e Australia, in base alla quale gli SSN statunitensi svolgerebbero sia missioni USA sia australiane, mentre l’Australia investirebbe in capacità militari per svolgere altri compiti non legati ai sottomarini sia per l’Australia sia per gli Stati Uniti. Una tale divisione dei compiti, si afferma, potrebbe essere sostanzialmente simile a quelle già esistenti tra gli Stati Uniti e alcuni o tutti i suoi alleati NATO o altri (inclusa la stessa Australia) per capacità navali come portaerei, SSN, grandi navi da combattimento di superficie e navi anfibie, e per capacità non navali come (per citare solo alcuni esempi) armi nucleari, risorse spaziali e capacità ISR. In base a questa nuova divisione, il dispiegamento degli SSN statunitensi e britannici in Australia previsto dal pilastro 1 verrebbe comunque implementato.

Soprattutto verrebbero costruiti fino a otto SSN aggiuntivi di classe Virginia e, invece di venderne da tre a cinque all’Australia, quei battelli verrebbero mantenuti in servizio presso la U.S. Navy e gestiti dall’Australia insieme ai cinque SSN statunitensi e britannici che sono già previsti per essere gestiti dall’Australia nell’ambito dell’accordo. Inoltre, l’Australia, invece di utilizzare i fondi per acquistare, costruire, gestire e mantenere i propri SSN, investirebbe tali fondi in altre capacità militari, come, ad esempio, missili antinave a lungo raggio, droni, munizioni vaganti, bombardieri a lungo raggio B-21 o altri aerei d’attacco a lungo raggio, o sistemi per la difesa da attacchi con missili balistici, missili da crociera, aerei con equipaggio o droni, in modo da creare una capacità australiana per svolgere altre missioni.

Missioni australiane, mezzi americani

Il Congresso ipotizza anche la continuazione della condivisione della tecnologia di propulsione nucleare navale statunitense e della tecnologia sottomarina statunitense, degli investimenti australiani nella capacità di costruzione di sottomarini australiani e statunitensi e le altre azioni per supportare l’eventuale costruzione australiana di SSN, e quindi l’Australia alla fine costruirebbe i propri SSN riducendo a quel punto la necessità di sottomarini USA per svolgere missioni australiane.

Oppure, l’esecuzione delle missioni SSN australiane da parte di SSN statunitensi continuerebbe a tempo indeterminato, e invece di implementare la condivisione tecnologica, effettuare investimenti nella capacità di costruzione di sottomarini e intraprendere le altre azioni necessarie per costruire gli SSN, l’Australia continuerebbe a investire in altre capacità militari per supportare una continua divisione del lavoro con gli Stati Uniti. In base a questa variante, la dimensione della forza di SSN statunitensi verrebbe pertanto ampliata di otto imbarcazioni rispetto ai livelli precedentemente pianificati.

Questa revisione dell’AUKUS proposta dal Congresso è significativamente profonda ed è indicativa di come la Casa Bianca stia ridefinendo la propria postura in politica estera anche con alleati storici come l’Australia: il leitmotiv ora è “che vantaggi posso avere da un accordo qualsiasi” indipendentemente dal tipo di relazioni che sussitono. L’America First al suo estremo, e la fine del soft power.

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