Nato e Ucraina sono pronte a marciare assieme sul piano dell’innovazione per la difesa e per l’evoluzione di armamenti sofisticati. L’esperienza accumulata da Kiev in quasi quattro anni di resistenza all’invasione russa ha introdotto l’Ucraina nei livelli più alti delle filiere tecnologiche e operative in diversi settori e i capitali dell’Alleanza Atlantica e dei Paesi membri possono sostenerne il progresso includendo Kiev nelle catene del valore, nelle filiere di approvvigionamento e nel perimetro di sicurezza della Nato guardando al dopoguerra.
L’asse Nato-Ucraina
Il 26 novembre scorso la Vice Segretaria Generale della Nato Radmila Shekerinska ha incontrato a Kiev il Ministro della Trasformazione Digitale dell’Ucraina Mykhailo Fedorov per concludere il protocollo d’avvio del programma Unite – Brave Nato, primo patto ufficiale con cui la Bruxelles atlantica e l’Ucraina si impegnano a lavorare congiuntamente sulla ricerca di frontiera, sulla prototipazione avanzata, sulla ricerca di brevetti innovativi in campi come la difesa delle telecomunicazioni sul campo di battaglia, le tecnologie per la difesa aerea e le armi volte a contrastare gli attacchi dei droni, oltre che l’avanzamento sui sistemi terrestri e aerei senza pilota.
Dopo una prima gara gestita dalla Nato Communications and Information Agency, Kiev e l’Alleanza Atlantica si divideranno gli oneri per finanziare 50 milioni di dollari di investimenti volti ad accelerare start-up e incubatori per portare a un livello di maturità e sviluppo tecnologie fondamentali per questi ambiti della Difesa.
Il laboratorio ucraino
Politico ha definito nel 2024 l’Ucraina come “la più innovativa macchina da guerra al mondo” e indubbiamente nei settori critici come i droni con controllo in prima persona (Fpv), i sistemi teleguidati in campo navale o i robot per lo sminamento l’applicazione diretta delle nuove tecnologie spesso porta a un livello accettabile di maturità le stesse in tempi inimmaginabili lontani dal fronte.
La scommessa della Nato è che l’Ucraina del dopoguerra sia un Paese che miri a ricostruire la propria economia con una strategia simile a quella di Israele, facendo dell’applicazione di tecnologie critiche al settore militare un volano di industrializzazione e sviluppo. Fedorov, noto soprattutto per aver chiesto direttamente a inizio guerra a Elon Musk l’invio di terminal Starlink in Ucraina, è l’uomo su cui Volodymyr Zelensky e il suo governo hanno puntato per creare un sistema capace di fungere da cinghia di trasmissione tra apparati e di sviluppare la “start-up nation” della difesa ucraina.
Anche l’Ue in campo
L’asse Nato-Ucraina arriva un anno dopo che l’Unione Europea aveva aperto un ufficio a Kiev dedicato proprio a questo tipo di collaborazione e sotto la guida di Fedorov il cluster innovativo Brave1 è stato costituito come piattaforma chiamata a raccogliere investimenti e proposte per accelerare le tecnologie critiche.
Maria Repko, vicedirettrice esecutiva del Centro per la strategia europea, ha dichiarato a Bne Intellinews che “”le innovazioni e le capacità industriali dell’Ucraina in tempo di guerra stanno contribuendo a posizionarla come partner strategico per l’Europa”, sottolineando come “la ricostruzione postbellica potrebbe fungere da catalizzatore per il trasferimento di attività a più alto valore aggiunto in Ucraina, stimolando sia lo sviluppo locale che la competitività europea”.
Un dopoguerra da economia di guerra
Uno scenario interessante: nella prospettiva di un dopoguerra di cui si discute, potranno essere l’innovazione e la sicurezza a guidare una ripresa che si presuppone complessa e costosa per l’Ucraina. Si prospetta, dunque, un’Ucraina alla israeliana, insomma: un Paese che si percepirà sotto assedio e chiamato a fare della Difesa un volano securitario ed economico oltre che di garanzia diplomatica e strategica. La guerra è ormai entrata nella carne viva del Paese ex sovietico. E potrebbe accompagnarla, di fatto, anche nel suo percorso verso la normalità. Mentre Europa e Nato pensano a come integrare potenzialmente uno Stato divenuto, suo malgrado, laboratorio a cielo aperto dell’innovazione tecnologica a fine bellico.
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