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Difesa

Artiglieria e carri armati, la Polonia vuole diventare il nuovo “arsenale” della Nato

La Polonia non è solo il Paese che intende rafforzare maggiormente in ambito Nato la proiezione securitaria e la spesa in difesa e armamenti per diventare un bastione europeo dell’Alleanza Atlantica, ma anche un attore desideroso di un ruolo sempre...

La Polonia non è solo il Paese che intende rafforzare maggiormente in ambito Nato la proiezione securitaria e la spesa in difesa e armamenti per diventare un bastione europeo dell’Alleanza Atlantica, ma anche un attore desideroso di un ruolo sempre più attivo in campo industriale e produttivo.

Maxi-investimento per produrre artiglieria

L’ultima notizia riguarda l’avvio di un progetto da quasi 600 milioni di euro (2,4 miliardi di zloty) per costruire tre nuovi impianti per la produzione di munizioni funzionali agli eserciti atlantici. L’iniziativa è portata avanti col coordinamento dal principale contractor per la difesa di Varsavia, il Gruppo Armamenti Polacco (Pgz) controllato dallo Stato. e renderlo chiave nella costruzione dell’arsenale euro-atlantico dei prossimi anni.

Varsavia, in testa alla corsa per raggiungere il 5% del rapporto tra spese militari e Pil tra tutti gli alleati Nato, cavalca entusiasticamente il nuovo corso promosso dal segretario generale Mark Rutte e dal presidente Usa Donald Trump, volto a stimolare un riarmo europeo incardinato nel quadro di un campo atlantico ancora saldamente a guida Usa. Ed è certa che nonostante tutte le complessità politiche promosse dalla Casa Bianca Washington resterà ancorata al contenimento congiunto di Cina e Russia, spostando sugli europei la responsabilità di badare alla seconda ora che, come hanno dimostrato diverse scelte recenti di limitazione del sostegno all’Ucraina, la prima assorbe le priorità dei pensatori e degli strateghi Usa.

I nuovi impianti del progetto a guida Pgz si focalizzeranno su un prodotto critico per la difesa europea: le munizioni per le artiglierie calibro Nato da 155 mm, rivelatesi cruciali in Ucraina per sostenere la difesa di Kiev e considerate centrali dagli strateghi per rendere fattivo il riarmo del Vecchio Continente.

“Secondo il Ministero dei Beni Statali (MAP), quattro aziende del gruppo PGZ – ​​Dezamet, Mesko, Nitro-Chem e Gamrat – riceveranno finanziamenti per espandere o costruire nuove infrastrutture e linee tecnologiche per organizzare tre fabbriche di munizioni all’interno del gruppo Pgz”, nota Defense-Industry.eu.

Il primo ministro Donald Tusk ha indicato nell’obiettivo della piena autosufficienza polacca sulle munizioni entro il 2028 una priorità del governo e il progetto mira a consolidarla, alzando da 20mila a 150-180mila all’anno il numero di colpi che le fabbriche polacche potranno sfornare. La Polonia si presenta inoltre come appaltatore robusto e dinamico per la difesa del Vecchio Continente e mentre altrove, a partire dalla Germania, si programma la riconversione industriale nel Paese centroeuropeo si stabiliscono già precise linee guida d’investimento per anticipare i tempi.

L’accordo Polonia-Corea del Sud sui carri

E non finisce qui. Il 2 luglio è stata annunciata l’imminente firma presso lo stabilimento Bumar Łabędy di Gliwice di un accordo tra Polonia e Corea del Sud per la fornitura di 180 carri carmati K2 Black Panther progettati da Hyundai Roten per oltre 6,5 miliardi di dollari di valore. Si prevede che una parte della produzione sarà realizzata in Polonia.

Bulgarian Military segnala che il patto espande un “precedente accordo, del valore di 3,4 miliardi di dollari, garantiva 180 carri armati K2, 212 obici semoventi K9 e 48 aerei d’attacco leggeri FA-50, con consegne già in corso” firmato nel 2022 e prevede la produzione di 63 unità della versione “polacca” del K2 presso Bumar Labdy, in un contesto in cui “il trasferimento tecnologico incluso nell’accordo consente alla Polonia di acquisire competenze nella produzione di carri armati avanzati, posizionandosi potenzialmente come polo regionale per la produzione di veicoli blindati”. Sommando dunque all’expertise sui proiettili e le munizioni un nuovo fronte di potenziamento non solo delle sue forze armate ma anche del suo complesso militare-industriale, mandando un messaggio alla Nato e all’Europa circa la preparazione di Varsavia ai nuovi climi di competizione strategica che plasmano il mondo d’oggi.

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