La geopolitica della corsa allo spazio
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Difesa /

Il governo italiano ha stabilito di continuare a fornire armi a Kiev per “supportare l’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa”. Il nostro Paese ha già inviato una prima spedizione di armi leggere per l’esercito ucraino composta, pare, da mitragliatrici Mg 42/59, mortai da 120 millimetri, Atgm (Anti Tank Ground Missile) Milan e granate a razzo anticarro Panzerfaust, Manpads (Man Portable Air Defense System) Stinger e mitragliatrici pesanti Browning M2 insieme a relativo munizionamento.

Si tratta di armamenti di vecchia concezione, ma che hanno un peso rilevante sul fronte ucraino dove i russi non stanno usando i loro ultimi ritrovati tecnologici, anche perché non sono presenti in gran numero nei loro arsenali: i carri T-14 “Armata”, così come gli Aifv (Armoured Infantry Fighting Vehicle) tipo Kurganets-25, T-15 o Bumerang risultano assenti dal conflitto sebbene le ultime notizie riportino che i nuovi mezzi per il supporto truppe Bmpt-72 “Terminator” siano stati visti sulla linea del Donbass. Alcuni armamenti forniti, poi, sono ancora in servizio nell’Esercito Italiano per via della loro validità, come ad esempio la mitragliatrice Mg 42/59: un’arma che ancora oggi non ha rivali come potenza di fuoco e affidabilità. Gli stessi mortai da 120 millimetri sono mezzi efficaci per colpire in relativa profondità le posizioni nemiche, pertanto le polemiche affermanti si tratti di “fondi di magazzino” risulta alquanto gratuita e sterile.

L’Italia, come accennato, ha deciso che la fornitura di armamenti continuerà, ma non sappiamo di che tipo si tratti: quanto emerso dalla stampa nelle ultime settimane in merito al possibile invio di veicoli blindati Lince, obici semoventi Pzh 2000 e altri tipo M-109, non trova per ora fondamento. Fonti della Difesa ci hanno confermato che non esiste ancora nessuna “lista” che comprende questi mezzi, inoltre ci sono dei fattori che ci portano a pensare che si tratti solo di speculazioni giornalistiche: l’Esercito ha in servizio 70 Pzh 2000, e non è pensabile che ci si possa privare anche di un numero esiguo di questi obici moderni. Per quanto riguarda la possibilità di riattivare i vecchi M-109 oppure, come letto, i veicoli blindati da trasporto truppe Vcc ed M-113, questo avrebbe un costo abbastanza elevato oltre a una lunga tempistica, considerato che si tratta di mezzi “parcheggiati” nei depositi da molto tempo, quindi senza aver subito alcun tipo di manutenzione ordinaria.

Non vogliamo però soffermarci su quali sistemi d’arma l’Italia potrebbe inviare nelle nuove spedizioni all’Ucraina, quanto sul lato prettamente burocratico del provvedimento, ovvero sul velo di segretezza che è calato sulla vicenda.

Altri Paesi, come gli Stati Uniti o il Regno Unito, hanno scelto una strada diversa rendendo pubbliche le liste delle forniture, o almeno svelandone parzialmente il contenuto. Va comunque notato che anche Washington, ad esempio, non rivela esattamente il tipo dei sistemi inviati (si parla ad esempio di generici sistemi “anti-drone”) ma sappiamo, ad esempio, che sono stati forniti gli obici trainati M-777 oltre agli Atgm Javelin o ai “droni kamikaze” Switchblade.

Per chiarire come funziona l’iter burocratico in materia di segretezza abbiamo sentito una fonte interna al Parlamento che ci ha confermato che il governo italiano ha la prerogativa di dare una classificazione ai suoi atti informandone il Copasir, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica che esercita il controllo sull’operato dei servizi segreti italiani, che li ha in forma integrale.

Sul sito del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica viene spiegata anche la classificazione di segretezza di certi atti, che viene attribuita in ambito nazionale a una determinata informazione. Leggiamo che si configurano come documenti classificati qualsiasi supporto – materiale o immateriale, analogico o digitale – contenente informazioni classificate e, pertanto, sottoposto a misure di protezione fisica, logica e tecnica dal momento della sua origine fino a quello della sua distruzione o declassifica. Durante tale arco di vita, la sua trattazione e gestione sono disciplinate da modalità specifiche. Le singole parti di un documento possono richiedere classifiche differenti. In questo caso il livello generale di classifica dell’intero documento è pari almeno a quello della parte con classifica più elevata.

Le classifiche sono quattro: segretissimo (SS), segreto (S), riservatissimo (RR) e riservato (R) e sono attribuite da chi origina l’informazione, a seconda della gravità del danno che la rivelazione non autorizzata della stessa causerebbe alla sicurezza dello Stato. Questa classificazione limita l’accesso a una determinata informazione ai soli soggetti che abbiano necessità di conoscerla nell’esercizio delle proprie funzioni, conoscano le regole per la sua corretta gestione e conservazione, e siano muniti di appropriata abilitazione, tranne nel caso della classifica “riservato”. In particolare fanno scattare un sistema di misure – predisposte dall’Ufficio Centrale per la Segretezza del Dis (il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) – per assicurare che la limitazione dell’accesso sia effettivamente realizzata. A ciascun livello di classifica corrisponde, infatti, una serie di prescrizioni intese ad assicurarne la protezione (sistemi di conservazione, di riproduzione, ecc.). Queste prescrizioni sono proporzionate alla rilevanza dell’interesse tutelato, e quindi tanto più incisive quanto più si sale di livello da riservato a segretissimo. L’unica autorità esclusa da questo sistema di segretezza è quella giudiziaria.

Per quanto riguarda la recente decisione di spedire armi in Ucraina, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha riferito lunedì 16 al Copasir, che ha trovato il nuovo decreto in linea con le “indicazioni” e gli “indirizzi dettati dal Parlamento”, come ha riferito il presidente del Comitato Adolfo Urso. La lista, quindi, resta ancora segreta e a spegnere qualsiasi polemica in merito a tale decisione è stato lo stesso presidente Urso ricordando, come detto, che “la classificazione spetta al governo e nel merito penso sia opportuno”.

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