Armi informatiche in caso di guerra: così la Cina potrebbe paralizzare i satelliti Usa

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Sofisticate armi informatiche per “prendere il controllo” dei satelliti nemici, al punto da renderli inutilizzabili, in caso di guerra, sia per la ricezione dei segnali di dati che per la sorveglianza. Dai Pentagon Leaks è emersa l’ennesima rivelazione militare sulla Cina, a pochi giorni di distanza dalla diffusione delle informazioni relative al super drone spia ipersonico WZ-8 cinese, presumibilmente utilizzabile da Pechino per adattare la propria strategia o effettuare attacchi missilistici, qualora dovesse esplodere un conflitto per per Taiwan.

Adesso i riflettori sono puntati sulle armi informatiche che il Dragone starebbe costruendo nel tentativo di dirottare i satelliti nemici. La rivelazione è contenuta in un documento contrassegnato dalla Cia, emesso quest’anno, e presumibilmente facente parte dei numerosi file top secret condivisi online da Jack Teixeira, un ex aviere della Massachusetts Air National Guard, adesso arrestato.

Nel paper si può leggere la preoccupazione degli Stati Uniti per l’eventualità che la Cina possa sviluppare capacità per “negare, sfruttare o dirottare” i satelliti nemici, visto che tutto questo costituirebbe una parte fondamentale dell’obiettivo cinese di controllare le informazioni, per il gigante asiatico un “dominio di guerra” chiave.

Le armi informatiche della Cina

Il Financial Times ha sottolineato che il raggiungimento di una capacità informatica cinese di questa natura, come quella tratteggiata nel documento, supererebbe di gran lunga i successi centrati dalla Russia in Ucraina, dove le squadre del Cremlino dedicate alla guerra elettronica hanno adottato un approccio orientato alla forza brutam ma con scarsi effetti.

Nello specifico, gli attacchi della Cina punterebbero a imitare i segnali che i satelliti nemici ricevono dai loro operatori, confondendoli o a facendoli funzionare male durante i momenti cruciali di un ipotetico combattimento.

Il documento riservato afferma inoltre che questa capacità informatica consentirebbe a Pechino “di prendere il controllo di un satellite” e “renderlo inefficace per supportare comunicazioni, armi o sistemi di intelligence, sorveglianza e ricognizione”.

In attesa di capire se la Cina possiede davvero capacità del genere – gli Stati Uniti non hanno rivelato niente, e per adesso possiamo basarci solo su questo documento – Taiwan ha preso atto dell’importanza delle comunicazioni satellitari, e sta cercando di costruire un’infrastruttura di comunicazione in grado di sopravvivere ad un attacco dalla Cina.

L’obiettivo di Pechino

Se è vero che la Russia ha già dimostrato in Ucraina quanto sia fondamentale maneggiare le comunicazioni satellitari e compromettere le azioni nemiche, a detta della valutazione della Cia trapelata, gli obiettivi della Cina sarebbero molto più avanzati di quelli perseguiti da Mosca.

Perchino cercherebbe di mettere fuori uso la capacità dei satelliti che operano in gruppi interconnessi, nonché la possibilità che questi possano relazionarsi tra loro, trasmettere segnali e ordini ai sistemi d’arma o anche inviare dati elettronici (subito intercettati). Alcuni funzionari militari statunitensi hanno avvertito che la Cina ha effettivamente compiuto progressi significativi nello sviluppo della tecnologia spaziale militare, comprese le comunicazioni satellitari.

Di recente, il generale B. Chance Saltzman, comandante della Us Space Force, ha dichiarato al Congresso che Pechino stava perseguendo aggressivamente capacità controspaziali nel tentativo di realizzare il suo “sogno spaziale” di diventare la prima potenza al di là dell’atmosfera terrestre entro il 2045. “La Cina continua a investire in modo aggressivo nella tecnologia destinata a interrompere, degradare e distruggere le nostre capacità spaziali”, ha ammonito il signor Saltzman.

E non sarebbe un caso che il Dragone abbia dispiegato qualcosa come 347 satelliti, di cui 35 lanciati negli ultimi sei mesi. Per l’accusa americana, sarebbero destinati a monitorare, tracciare, prendere di mira e attaccare le forze statunitensi in qualsiasi conflitto futuro.