Armi, economia, cultura: perché il Pakistan rafforza i legami con la Turchia

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Difesa /

Rafforzare i “profondi legami strategici e di difesa” tra “due nazioni sorelle”. I media pakistani hanno sintetizzato così il significato della visita di Asim Munir in Turchia. Il potente capo dell’esercito del Pakistan è volato due giorni ad Ankara per incontrare Recep Tayyip Erdogan e ad altri ufficiali militari. Poco prima di lui era già stato da queste parti il premier Shehbaz Sharif, che ha contribuito a gettare le fondamenta di un consolidamento dei rapporti tra i due Paesi sempre più evidente e rilevante.

Non sappiamo molto del meeting, visto che è andato in scena a porte chiuse e senza la presenza della stampa. I dispacci spiegano che durante il vis a vis tra Munir ed Erdogan erano presenti anche il vicepresidente turco Cevdet Yilmaz, il capo di Stato maggiore Selcuk Bayraktaroglu e il direttore dell’intelligence Ibrahim Kalin.

A giudicare dal comunicato rilasciato dall’Inter-Services Public Relations (Ispr), ossia l’organo ufficiale di pubbliche relazioni e informazione delle forze armate pakistane, apprendiamo che sono state discusse “questioni di interesse comune e di sicurezza regionale”. Il dossier più caldo? Il rafforzamento del partenariato tra Pakistan e Turchia che include anche uno scottante capitolo militare.

L’incontro tra Munir ed Erdogan

Munir, scrive ancora l’Ispr, è stato accolto con una guardia d’onore presso il quartier generale dello Stato Maggiore turco e ha avuto un “incontro approfondito” con il capo di stato maggiore, generale Bayraktaroglu, durante il quale hanno discusso di “dinamiche di sicurezza regionali e questioni professionali di interesse comune”.

L’ospite ha quindi ricevuto una medaglia al merito per i suoi “servizi meritori e dell’impegno profuso per rafforzare la cooperazione militare bilaterale”. Sorrisi, applausi, strette di mano, foto di rito e altri comunicati emblematici. Come quello rilasciato dall’ambasciata turca in Pakistan: “Radicata nella fratellanza, nella fiducia reciproca e in una visione strategica condivisa, la duratura cooperazione in materia di difesa e militare tra Turchia e Pakistan continua a rafforzarsi”.

La convergenza turco-pakistana rientra in un contesto molto più ampio. Non è un caso che l’incontro tra Munir ed Erdogan si sia svolto un paio di settimane dopo il vertice Nato di Ankara, nel quale tra l’altro Donald Trump ha sorprendentemente riempito di elogi il presidente turco.

La sensazione è che la Turchia stia consolidando un’architettura diplomatica volta a stabilizzare il Medio Oriente giocando di sponda con Arabia Saudita e il Pakistan (le cui armi nucleari rappresentano un ombrello difensivo non da poco).

A cosa punta il Pakistan

E il Pakistan, nello specifico, a cosa punta? Il settore della Difesa è diventato il fulcro del crescente e discreto asse politico-militare che collega Ankara a Islamabad. Il supporto turco alla Marina e all’aeronautica pakistane spazia dalla fornitura di navi militari al revamping dei caccia F-16, fino al trasferimento di know-how sui droni. Quest’alleanza tecnologica ha già mostrato i suoi effetti sul campo: l’India sostiene infatti che i velivoli senza pilota di produzione turca sarebbero stati impiegati dal Pakistan durante gli scontri transfrontalieri dello scorso anno.

Attenzione però perché i rapporti tra il governo turco e quello pakistano sono cresciuti anche sul fronte economico e culturale. Un esempio? Negli ultimi anni uno dei programmi televisivi più popolari in Pakistan è stato Ertugrul, una serie turca incentrata su un condottiero del XIII secolo. “Le fantasie neo-ottomane stanno trovando un pubblico entusiasta in un Paese che lotta contro l’influenza saudita e occidentale”, commentava nel 2020 la rivista Foreign Policy.

Oggi Munir e Sharif hanno stretto un accordo strategico di mutua difesa con Riad. La rivalità con i sauditi è un lontano ricordo. E la Turchia è il tassello mancante per consentire a Islamabad di salire quel gradino che manca per diventare almeno una potenza regionale.