Aria, terra e mare: tutte le forze italiane in Arabia Saudita (e quelle che forse se ne vanno)

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Difesa /

L’Italia “non è in guerra con gli Houthi” e non vuole rischiare di perdere un altro dei suoi preziosi caccia Eurofighter. Per questo Roma potrebbe aver deciso di dislocare altrove quattro Eurofighter e un Gulfstream G-550 CAEW basati a Ta’if dopo l’attacco dei giorni scorsi. La scelta potrebbe riflettere la preoccupazione dell’Aeronautica Militare di perdere velivoli preziosi in ulteriori attacchi da parte dei ribelli Houthi dello Yemen indirizzati verso le basi saudite, che non sembrano essere preparate a rispondere efficacemente agli attacchi, o in ogni caso potrebbero non opporre le difese adeguate a intercettare e abbattere minacce come droni e altri sistemi d’arma per via della diffusa carenza di missili intercettori. Ciò potrebbe aver spinto il governo di Roma verso la scelta più cauta: rimodulare i contingenti sulla base dei numeri in campo, analizzando le ipotesi di movimentazione dei militari e dei mezzi schierati nel Golfo verso territori più sicuri, o valutare la riduzione dei contingenti interessati.

Secondo quanto riportato, timori di un’escalation in Arabia Saudita hanno messo in allarme il governo, richiedendo un vertice che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi. Al vertice, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, erano presenti il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e i vertici dell’intelligence e delle Forze Armate. Obiettivo: valutare le opzioni per “ridurre al minimo i rischi” per il dispositivo dislocato nelle basi saudite e fare “tutto ciò che è necessario per assicurare il transito dei cargo italiani attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb“. Oltre alla valutazione dei rischi riguardo all’impegno dei militari italiani in alcuni territori del Golfo, è stata affrontata la situazione dello Stretto di Bab el-Mandeb, dove sono presenti le navi della Marina Militare italiana coinvolte nella missione Aspides, dopo che l’Alta rappresentante UE per la politica estera, Kaja Kallas, ha paventato un potenziamento della missione.

Un precedente attacco sferrato dall’Iran contro la base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, aveva causato la distruzione di un drone MQ-9A Reaper, o Predator B, e il lieve danneggiamento di un altro caccia Eurofighter a marzo. Il velivolo a pilotaggio remoto faceva parte della flotta di sei Predator B del 32° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana ed era stato assegnato al Task Group Araba Fenice del Comando Nazionale Contingente Aereo Italiano/Task Force Aerea Kuwait per svolgere missioni di Intelligence, Surveillance and Reconnaissance nell’ambito di Prima Parthica, il contributo italiano alla campagna multinazionale contro Daesh in Iraq e Siria.

Il dispositivo comprendeva anche quattro Eurofighter italiani, tutti schierati in Kuwait al momento dell’attacco. Tre di questi fecero ritorno in Italia pochi giorni dopo, mentre uno, secondo alcune fonti non confermate, avrebbe subito lievi danni. L’Aeronautica Militare ha perso tre caccia multiruolo Eurofighter, anche noti come EFA-2000 Typhoon, negli ultimi anni, ma solo per incidenti in volo: due in Italia e uno in Australia. In due casi gli incidenti si sono rivelati purtroppo mortali.

Le Task Force tricolori

Il dispositivo nazionale che si trova attualmente in Arabia Saudita, la Task Force Air Arabia Saudita, è stato schierato nella seconda metà di marzo 2026 con fini di “supporto della difesa aerea dei Paesi partner del Golfo” – Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. È costituito da circa 400 militari dell’Aeronautica Militare posti sotto il comando del Colonnello Michele Schiavi e comprende il “Task Group Argo”, equipaggiato con E-550A CAEW Gulfstream, aereo intelligence dotato di un sistema multi-sensore per l’allarme precoce, preposto alla sorveglianza aerea e alle funzioni di comando, controllo e comunicazione, come risorsa che consente di rilevare, identificare e tracciare potenziali minacce aeree; il Task Group Typhoon, composto da quattro caccia multiruolo Eurofighter F-2000A, impiegati come asset essenziale per la difesa dello spazio aereo assegnato; il Task Group Medal, equipaggiato con un aereo da trasporto C-130J/KC-130J.

A questi si aggiunge il Task Group Kuwait, che assume il ruolo di sorveglianza e difesa aerea attraverso un radar AN/TPS-77, e il Task Group C-UAS, dotato dell’omonimo sistema anti-drone che viene impiegato per il contrasto ai sistemi aerei senza equipaggio di piccole dimensioni. Secondo Fausto Biloslavo, nella penisola arabica sarebbe inoltre schierato “un contingente terrestre dell’Esercito Italiano”, la Task Force Land, che sarebbe dotato di una “batteria SAMP-T per la difesa antiaerea e antimissile, 1 radar KRONOS, una batteria di artiglieria contraerea SKYNEX“. Questa Task Force Land, secondo la fonte, sarebbe dispiegata tra Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.

Sono altresì presenti nella regione le navi da guerra della Marina Militare italiana che fanno parte dell’operazione europea ASPIDES, istituita per garantire la libertà di navigazione e proteggere il traffico mercantile dagli attacchi provenienti dallo Yemen, con un’area operazioni che comprende in particolare il Mar Rosso meridionale e il Golfo di Aden occidentale, dove è stato autorizzato “l’uso della forza per autodifesa e protezione del naviglio mercantile di interesse UE e nazionale“. Fanno parte del dispositivo la fregata Bergamini e i cacciamine Rimini e Crotone, con un complessivo di 269 militari italiani. Attualmente la missione Aspides, dal greco “scudo”, svolge attività di close protection, area protection ed escort. Gli assetti possono neutralizzare minacce rappresentate da missili, droni aerei e navali e imbarcazioni ostili. Attività che espone le nostre unità alla minaccia in crescita rappresentata dai ribelli yemeniti, che sembrano avere la ferma intenzione di ottenere un maggiore controllo sulla zona costiere che compete lo Stretto di Bab el-Mandeb per esercitare una pressione politica a livello internazionale, come avviene a Hormuz.