“Anytime baby”. Addio agli ultimi Tomcat

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Ci sono aerei da caccia che non sono solamente pezzi di metallo, ma vere e proprie icone per gli amanti del volo. Aerei entrati nell’immaginario collettivo degli appassionati di aeronautica, che assumono aspetti epici e mitologici per via della loro storia, del loro disegno, delle imprese dei piloti che li hanno portati in combattimento, aerei che sono stati anche consacrati dal cinema e attraverso di esso sono diventati patrimonio del grande pubblico.

Spad, il triplano Fokker Dr.I del barone Manfred von Richtofen (meglio noto come il “Barone Rosso”), lo Spitfire, il Bf-109, l’A6M Zero nipponico e poi il MiG-15, il Sabre, il MiG-21, l’F-4 “Phantom” (duro a morire nonostante l’età), e altri come il C-47/DC-3 “Dakota”, sono solo alcuni dei velivoli che hanno caratterizzato più di ogni altri l’epopea del volo umano.

Tra di essi, un posto d’onore lo occupa sicuramente l’F-14 “Tomcat”, il velivolo imbarcato forse più famoso del mondo grazie a un film che è stato un’icona degli anni ’80, ovvero “Top Gun”.

Chi è negli “anta” ed è appassionato di aerei militari, lo ricorda non solo per la nota pellicola di Hollywood, ma perché è stato la spina dorsale dei caccia intercettori dell’U.S. Navy e per il suo disegno assolutamente accattivante, anche grazie alle ali a geometria variabile. Un aereo che è rimasto nei cuori e nelle menti di almeno due generazioni di appassionati, al pari dei Tornado o degli “Spilloni” (gli F-104) dell’Aeronautica Militare Italiana.

Forse non tutti sanno che, benché gli ultimi F-14 dell’U.S. Navy siano stati ritirati dal servizio nel 2006 dopo un totale di 710 velivoli prodotti, i veri ultimi esemplari hanno continuato a volare – molto saltuariamente – sino a oggi indossando la livrea dell’aeronautica militare iraniana. I “Tomcat” sono arrivati in Iran ai tempi dello Shah, quando Teheran era alleata di Washington: a metà degli anni ’70, 79 esemplari di F-14 sono stati venduti all’Iran – insieme ai missili AIM-54 “Phoenix” associati – per poi passare sotto l’egida della Repubblica Islamica dopo la rivoluzione del 1979.

Il battesimo del fuoco degli F-14 iraniani si ebbe durante il lungo conflitto che vide contrapposto l’Iran all’Iraq, tra il 1980 e il 1989: il binomio “Tomcat”/”Phoenix”, grazie al radar AWG-9 del velivolo, si è dimostrato letale per i caccia iracheni. Dall’autunno del 1981, l’aeronautica militare irachena iniziò a utilizzare i MiG-25RB per bombardare gli impianti petroliferi dell’isola di Khark. Volando ad alta velocità e altitudini elevate, i caccia di fabbricazione sovietica erano molto difficili da intercettare. A partire da settembre del 1982, i MiG-25RB iracheni iniziarono a effettuare missioni più in profondità in Iran, colpendo anche obiettivi civili, così a seguito di queste missioni, gli F-14 iraniani, schierati a Mehrabad, iniziarono a effettuare missioni CAP (Combat Air Patrol) 24 ore su 24 su Teheran. Secondo fonti iraniane, il primo abbattimento confermato di un MiG-25 iracheno da parte di F-14 avvenne il 16 settembre 1982, utilizzando un missile “Phoenix” che colpì il bersaglio a una distanza di circa 100 km. Alla fine del conflitto, secondo quanto riferito da un disertore iracheno, l’Iraq aveva perso 98 caccia e 33 piloti a causa di F-4 “Phantom” ed F-14 iraniani, tra cui proprio quel MiG-25 abbattuto grazie alla potenza del radar del “Tomcat” e delle prestazioni del missile AIM-54. L’Iran, invece, aveva perso solo 8 F-14 per azione avversaria.

Durante gli anni ’80, quindi durante quel conflitto, la mancanza di pezzi di ricambio ridusse rapidamente la flotta di “Tomcat”. Si stima che solo 10-20 F-14 potevano essere mantenuti in condizioni di volo cannibalizzando gli aerei a terra di volta in volta. Il potente radar e la scarsità di F-14 fecero sì che diventasse troppo prezioso per rischiarlo spesso in combattimento, così venne utilizzato principalmente nel ruolo di AWACS, ma come detto, l’Iran degli ayatollah utilizzò gli F-14 in modo offensivo per scortare gli aerei d’attacco e, installando rastrelliere per bombe, per effettuare supporto aereo ravvicinato.

Nell’ultima notte di guerra del conflitto che sta opponendo Israele all’Iran, ci sono giunte immagini della distruzione di almeno due F-14 parcheggiati allo scoperto presso l’aeroporto internazionale di Mehrabad, vicino Teheran. C’è chi sostiene che si tratti di esche, di simulacri per attirare il fuoco, mentre altri ritengono più plausibilmente che si tratti di esemplari non in grado di volare perché cannibalizzati, parcheggiati allo scoperto da molto tempo. Quello che però sappiamo è che l’aviazione di Israele ha colpito duramente i ricoveri corazzati degli aeroporti militari iraniani nell’occidente del Paese, quindi si ritiene che la piccola flotta rimasta di F-14 – insieme a quella di un altro “vecchio”, l’F-4 – sia stata, se non distrutta, sicuramente pesantemente mutilata.

Ogni vero appassionato del volo, ogni vero amatore degli aerei da caccia, apprezza una macchina indipendentemente dal Paese che la utilizza, e benché conscio di cosa sia in grado di fare quella macchina – e soprattutto, da esperto, cosa non sia in grado di fare – quando un’icona come l’F-14 viene distrutta ne osserva le immagini con un velato senso di tristezza. È un sentimento difficile da spiegare a chi non è appassionato: sapere che esistono ancora “Tomcat” in grado di volare, di solcare i cieli in quel modo così elegante e allo stesso tempo potente, è come sfogliare le pagine di un poema epico. Come un novello Ettore, l’F-14 – e altri aerei iconici – resterà sempre nei cuori (e nelle menti) di chi ama l’aviazione e vede, e sempre vedrà, certi velivoli con gli occhi entusiasti di un bambino. “Anytime baby…