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Difesa

Antenne sui tetti delle ambasciate: come funziona la Sigint e chi ne fa uso

Tra le varie forme di raccolta informazioni da parte dei servizi di sicurezza di uno Stato, c’è anche quella riguardante i segnali, denominata Sigint (Signals Intelligence). Si tratta, nello specifico, di tutta l’attività volta a raccogliere in modo passivo dati...
The Russian Embassy building in Riga, Latvia

Tra le varie forme di raccolta informazioni da parte dei servizi di sicurezza di uno Stato, c’è anche quella riguardante i segnali, denominata Sigint (Signals Intelligence). Si tratta, nello specifico, di tutta l’attività volta a raccogliere in modo passivo dati mediante l’intercettazione e l’analisi di segnali elettromagnetici di qualunque tipo. Questa raccolta viene fatta con mezzi di vario tipo: esistono velivoli espressamente predisposti per questo, come gli RC-135 “Rivet Joint”, unità navali, mezzi terrestri e anche, ovviamente, sensori fissi.

Lo spionaggio Usa

Qualche anno fa aveva destato scalpore l’inchiesta di Der Spiegel che riferiva dell’attività di spionaggio svolta dall’Nsa – National Security Agency, una delle agenzie di sicurezza statunitensi – in Germania: il periodico tedesco riferiva che l’agenzia avesse un proprio programma di intercettazioni in più di 80 ambasciate e consolati statunitensi in tutto il mondo, chiamato internamente “Servizio di Raccolta Speciale” e spesso gestito all’insaputa del Paese ospitante. Si affermava anche che l’agenzia avesse una postazione d’ascolto a Berlino (presso l’ambasciata statunitense), Francoforte e un’altra a Vienna, oltre ad aver spiato le sedi diplomatiche dell’Ue a Washington.

L’inchiesta era partita da Wikileaks e ha riguardato anche il nostro Paese: dal 10 dicembre 2012 al 13 gennaio 2013 l’Nsa avrebbe spiato 124,8 miliardi di telefonate nel mondo, di cui 46 milioni in Italia e tanto è bastato perché gli enti di pubblica sicurezza nazionali aumentassero la vigilanza nei pressi delle sedi diplomatiche e dell’ambasciata Usa.

La National Security Agency e la Central Intelligence Agency (Cia) gestirebbero quindi tra i 76 e gli 80 posti di ascolto Sigint all’interno delle ambasciate e dei consolati statunitensi in tutto il mondo, sotto il comando di un’unità segreta congiunta Nsa-Cia chiamata Servizio di Raccolta Speciale. Dato che il dipartimento di Stato americano ha 294 ambasciate, consolati e missioni diplomatiche presso varie organizzazioni internazionali all’estero, significa che Nsa e Cia hanno postazioni d’ascolto segrete in più del 25% di queste istituzioni diplomatiche.

Le antenne sospette sui tetti delle ambasciate russe

Recentemente è balzato agli onori delle cronache il caso dell’ambasciata russa in Polonia, sul cui tetto è stato notato un container zeppo di antenne che, con ogni probabilità, rappresentano i terminale di una stazione di ascolto Sigint. Queste apparecchiature, come detto, vengono utilizzate per tracciare i telefoni e intercettare le comunicazioni di persone di interesse per l’intelligence russa, come i politici, che non sempre utilizzano comunicazioni crittografate, o per identificare il controspionaggio.

Attività che si è sempre svolta già da prima della Seconda guerra mondiale per quanto riguarda le comunicazioni radio a lungo raggio (allora in codice morse), e che è aumentata di pari passo coi progressi tecnologici al punto da essere determinante per l’intelligence al pari dell’attività di spionaggio “umana” (Humint) sin dai tempi della Guerra fredda.

I russi stanno mantenendo attrezzature che possono servire alle operazioni Sigint in tutta l’Unione europea: apparecchiature di ricezione possono essere viste sui tetti di ambasciate, consolati, rappresentanze commerciali ed edifici dove i diplomatici di Mosca lavorano e vivono nelle capitali europee. Esattamente quanto fatto dagli Stati Uniti tramite l’Nsa e la Cia, come abbiamo visto. In particolare la Federazione ha stazioni di ascolto presso le sedi diplomatiche in Spagna, Ungheria, Svezia, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Bulgaria, Romania, Grecia e Portogallo.

Interessante è il caso ungherese. Mosca, a Budapest, ha installato antenne sui tetti del suo centro culturale, della sede della sua rappresentanza commerciale oltre che sull’ambasciata, e il controspionaggio ungherese è ben informato sulla situazione tanto che afferma trattarsi di attività di routine, che nel caso di proteste o altri tipi di manifestazioni, diventa coadiuvante per l’identificazione dei manifestanti e loro schedatura, effettuata con le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso che si trovano sul perimetro degli edifici. Secondo ex ufficiali del controspionaggio di Budapest, per molti anni i russi sono stati in grado di sorvegliare l’attività delle onde radio entro un raggio di circa 30 chilometri dall’ambasciata.

Almeno dalla metà degli anni 2010, l’intelligence russa ha utilizzato anche attrezzature mobili per la sorveglianza elettronica degli obiettivi più importanti: i servizi di sicurezza occidentali sanno che bisogna fare attenzione a piccoli bus o furgoni diplomatici, poiché i russi usano questi mezzi per attività Sigint.

Cosa dice il diritto internazionale

Dal punto di vista legale, questa attività non è espressamente vietata: la Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche afferma che “le stanze della missione (diplomatica, ndr) non saranno adoperate in maniera incompatibile con le funzioni della missione, quali sono menzionate nella presente Convenzione, in altre regole del diritto internazionale generale o in accordi particolari vigenti tra lo Stato accreditante e lo Stato accreditatario”. Non trattandosi di azioni attive, ma solo di strumenti di ascolto, passivi, che non violano la sovranità dello Stato ospitante né lo minacciano, non ricadono nei limiti della Convenzione di Vienna e nemmeno trovano spazio in quella di Ginevra, che si occupa solamente del trattamento delle spie in tempo di guerra.

Nel contesto dello spionaggio a distanza attraverso i sistemi di sorveglianza, dovrebbero continuare ad applicarsi le regole di non intervento, uguaglianza sovrana e indipendenza politica garantite dalla Convenzione di Vienna, pertanto finché i sistemi non creano disturbi, non alterano i segnali in modo da creare un danno e non sono usati per propaganda o coercizione, non ci sono margini legali per vietare tali pratiche se non procedere con l’espulsione di “sospette spie” facenti parte del corpo diplomatico del Paese ospitato. Espulsioni che possono riguardare gli operatori di queste stazioni che, a quanto pare, con l’inasprirsi della crisi ucraina hanno coinvolto personale delle legazioni russe in Europa e che ha generato una risposta uguale e contraria da parte di Mosca.

Le leggi di uno Stato e soprattutto il diritto internazionale stipulato dai trattati sono molto ambigui sulla questione dello spionaggio: l’attuale regolamentazione internazionale, sostanzialmente, non lo proibisce né lo condona. Nella misura in cui una situazione di spionaggio sfugge alle norme sul non intervento, sulle relazioni diplomatiche e sul diritto internazionale umanitario, sembra che gli Stati siano riluttanti a imporre uno standard di legalità, in quanto lo spionaggio, anche quello dei segnali, è una questione spesso afferente a considerazioni di convenienza politica piuttosto che al controllo del diritto internazionale.

In caso in cui a essere oggetto di spionaggio siano gli edifici consolari o le ambasciate, ci si trova però in una situazione totalmente opposta: in questo caso ci sarebbe una flagrante violazione dell’articolo 22 della Convenzione di Vienna, secondo cui i locali della missione sono inviolabili, e probabilmente anche l’attività di spionaggio ai danni della legazione realizzata senza intrusione di congegni nei locali della missione, ma con apparecchiature esterne, potrebbe rappresentare una violazione della “pace della missione” ed un’offesa alla sua “dignità”, anche queste vietate dallo stesso articolo della Convenzione.

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