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Difesa

Ancora casi della misteriosa “Sindrome dell’Avana”

La misteriosa “Sindrome dell’Avana”, il disturbo che ha provocato sintomi debilitanti a quasi 200 persone delle ambasciate statunitensi negli ultimi anni, è tornata agli onori delle cronache quando il segretario di Stato Antony Blinken, lo scorso giovedì, ha riferito che...

La misteriosa “Sindrome dell’Avana”, il disturbo che ha provocato sintomi debilitanti a quasi 200 persone delle ambasciate statunitensi negli ultimi anni, è tornata agli onori delle cronache quando il segretario di Stato Antony Blinken, lo scorso giovedì, ha riferito che altri diplomatici Usa si sono ammalati a Parigi e Ginevra. Gli Stati Uniti non sanno ancora cosa effettivamente sia questa malattia o chi ne sia responsabile, ha detto ancora Blinken, ma l’intero governo federale sta lavorando per andare a fondo e scoprirne le cause.

“Ad oggi, non sappiamo esattamente cosa sia successo e non sappiamo esattamente chi sia il responsabile”, ha detto il segretario di Stato in una recente intervista rilasciata alla Msnbc, mentre, sempre giovedì, il Wall Street Journal ha riportato di ulteriori casi tra i funzionari in servizio nelle missioni diplomatiche statunitensi a Parigi e Ginevra, dove gli Stati Uniti e la Russia hanno tenuto il vertice sulla questione Ucraina e dell’Europa orientale.

Sembra che siano tre i funzionari del consolato Usa a Ginevra che hanno riportato i sintomi della misteriosa sindrome e almeno uno di loro è stato trasportato negli Stati Uniti per essere curato. Blinken ha affermato che i sospetti degli Stati Uniti sull’origine della sindrome ricadono sulla Russia, ma non riescono ancora a determinarlo con esattezza.

Lo scorso anno, a maggio, gli enti federai Usa avevano comunicato l’avvio di indagini su due possibili casi di “Sindrome dell’Avana” avvenuti sul suolo americano nel 2019 e nel 2020: il primo in Virginia, vicino alla capitale statunitense, mentre il secondo era stato individuato a novembre 2020 proprio a Washington, vicino alla Casa Bianca. Entrambi sono sembrati molto simili a misteriosi attacchi “invisibili” che hanno provocato sintomi debilitanti a dozzine di persone facenti parte del personale in servizio nelle ambasciate statunitensi, in particolare nella legazione presente nella capitale cubana. Il Pentagono e le altre agenzie che hanno indagato sulla questione, non raggiungendo conclusioni chiare su quanto accaduto, sono stati particolarmente allarmati dal fatto che un simile attacco possa aver avuto luogo così vicino alla Casa Bianca.

Il misterioso disturbo causa diversi sintomi di malessere generale, tra cui emicrania, nausea, vuoti di memoria e vertigini. I primi casi riportati dalla stampa di attacchi simili ci portano indietro nel tempo, esattamente tra il 2016 ed il 2017 quando il personale diplomatico e dei servizi segreti a Cuba ha iniziato a segnalare malesseri diffusi e persistenti che sembravano apparire improvvisamente, ma già negli anni ’90 ci sono state le primissime segnalazioni. Gli attacchi del biennio 16-17 portarono a un drammatico calo del personale presso l’avamposto dell’Avana e i funzionari dell’intelligence e della Difesa sono stati sempre riluttanti a parlare pubblicamente di quegli strani incidenti.

In ogni caso Washington ha preso molto seriamente la questione e il centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) ha condotto una “indagine epidemiologica” durata due anni che però non è stata in grado di determinare la natura esatta delle lesioni né la causa, come si può leggere nel rapporto ufficiale pubblicato a febbraio del 2021. “Le valutazioni condotte fino ad ora non hanno identificato il meccanismo delle lesioni, il processo di esposizione, o un trattamento efficace o fattore attenuante per il gruppo inspiegabile di sintomi sperimentato da coloro che stazionano a L’Avana, Cuba”, ha concluso lo studio del Cdc.

Tornando ai casi recenti e alle dichiarazioni del segretario di Stato, Blinken ha detto di aver incontrato dipendenti del dipartimento di Stato di tutto il mondo colpiti dalla “sindrome” che gli hanno riferito di come questi incidenti hanno sconvolto le loro vite. “Stiamo facendo gli straordinari per andare a fondo di quello che è successo, e scovare chi è il responsabile. Nel frattempo ci prendiamo cura di chiunque sia stato colpito e stiamo prendendo misure per proteggere la nostra gente al meglio delle nostre capacità”.

Sebbene non si conosca né l’autore né esattamente la causa dei malesseri, c’è chi ritiene che si possa trattare di un esperimento di armi “neurologiche”. Il ricercatore della Georgetown University, James Giordano, nel suo “The brain is the battlefield of the future” del 2018 aveva già postulato la possibilità di usare armi a energia diretta quando parlava di stimolatori di impulsi transcranici e intracranici, ovvero di “interruttori di reti neurali” che possono generare stati di confusione attraverso l’utilizzo di dispositivi come palmari, Uav (Unmanned Air Vehicle), droni e addirittura insetti dotati di microtrasmettitori (come il Darpa Beetle o il Dragon flEYE).

Tecnologie neurologiche di questo tipo hanno importanti applicazioni in campo militare: si potrebbe realizzare una sorta di bolla elettromagnetica che blocca o rallenta gli aggressori causando stordimento, malessere e senso di disorientamento, mentre a livello strategico si può addirittura pensare di “manipolare la situazione politica e sociale in una nazione fino a destabilizzare l’avversario”, come afferma il colonnello John Crisafulli, veterano dei Berretti Verdi, nell’articolo “Changing hearts and brains: Sof (Special Operation Forces n.d.r.) must prepare for neurowarfare”.

Così dopo la Space Warfare, la Cyber Warfare e la Hybrid Warfare si parla esplicitamente di Neuro Warfare, intesa come l’eliminazione strategica di un avversario attraverso l’uso di armi neurologiche che a distanza “mirano al cervello o al sistema nervoso centrale per influenzare lo stato mentale della persona presa di mira, la capacità mentale e, in definitiva, il comportamento della persona in un modo specifico e prevedibile”.

Fantascienza? Per niente. Le ricerche sulla modifica dell’attività cerebrale nel campo militare non sono nuove: con il pretesto del Progetto MkUltra, la Cia ha condotto esperimenti sugli esseri umani negli anni ’50 e ’60 nella speranza di poter sfruttare il controllo mentale attraverso l’ipnosi e farmaci sperimentali. Sono state coinvolte oltre 80 istituzioni, che vanno da università, ospedali, carceri e aziende farmaceutiche Questo programma è stato in gran parte una risposta ai timori sugli esperimenti cinesi e sovietici di controllo del pensiero o “lavaggio del cervello”. Inoltre anche che durante la guerra del Vietnam, ad alcuni soldati americani sono stati somministrati vari agenti farmaceutici (ad esempio codeina e dexedrina) per aumentare lo stato di vigilanza e affossare la sensazione di vulnerabilità.

Si trattava però di interventi di tipo farmacologico, oppure psicologico: la nuova frontiera è rappresentata dalle armi, e microarmi, a energia diretta. Ci sono già sistemi di questo tipo. Esiste un sistema, chiamato Ads (Active Denial System) e sue varianti, che letteralmente provoca il surriscaldamento della pelle secondo lo stesso principio di un forno a microonde, e viene utilizzato per “controllare la folla” e disperderla, per la protezione di convogli e pattuglie, nella sicurezza dei checkpoint, e perimetrale di una base, nell’Area Denial e nella difesa di installazioni portuali, nonché per altre operazioni difensive e offensive da piattaforme sia fisse che mobili.





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