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Anche la Svezia salta sul treno dello sviluppo di un caccia di sesta generazione e schiera il suo campione nazionale della Difesa, Saab, per trovare un aereo da combattimento capace di sostituire entro il 2035 il rodato Jas-39 Gripen.

La Svezia cerca il suo caccia di sesta generazione

Le Forze armate svedesi hanno incaricato l’azienda di Stoccolma di prendere in carico un progetto da 230 milioni di euro (2,5 miliardi di corone svedesi) per potenziare gli studi di fattibilità sul Concept Program Future Air Combat System (Konceptet Framtidens Stridsflyg – Kfs), nome in codice con cui la Swedish Defence Materiel Administration (Fmv), l’agenzia del procurement militare del Paese scandinavo, indica il progetto del nuovo aereo da combattimento.

A partire dal marzo 2024, nota National Interest, “Saab e GKN hanno lavorato per 19 mesi conducendo studi sulle tecnologie necessarie, sviluppando le capacità future dell’aereo e preparando i futuri dimostratori di volo nell’ambito degli sforzi della Fase 1″, mentre ora col contributo nazionale del governo “la successiva Fase 2 si concentrerà sullo sviluppo della tecnologia e dei dimostratori, estendendosi potenzialmente fino al 2030, con un ulteriore sviluppo nei primi anni del prossimo decennio”.

Un potenziale asse con la Germania

Parliamo del terzo progetto europeo di questo tipo. E se da un lato il Global Combat Air Program (Gcap) italo-anglo-nipponico prosegue a passo di marcia, dall’altro arranca il Future Combat Air System (Fcas) franco-tedesco-spagnolo, tanto che Berlino starebbe guardandosi attorno e pensando a una partnership con Stoccolma. La divisione tedesca di Airbus contesta alla francese Dassault la difficoltà a lavorare in team, mentre la Germania critica la volontà francese di fare la parte del leone sulla proprietà intellettuale degli asset legati al Fcas.

Il portale tedesco specializzato in Difesa Hartpunkt ha segnalato che entro fine anno dovrà essere trovata una quadra politica sul progetto Fcas, ma che le sirene della cooperazione con Stoccolma sono molto ascoltate dal cancelliere Friedrich Merz:

Le voci di una più intensa cooperazione nel campo degli aerei da combattimento tra Germania e Svezia sono probabilmente dovute in gran parte alle esperienze già positive nel campo degli armamenti bilaterali. Ad esempio, Saab sta modernizzando le sue fregate Classe 123 e, proprio la scorsa settimana, il Bundestag ha approvato la proposta da 25 milioni di euro per l’installazione del sistema di autoprotezione e localizzazione degli emettitori Arexis sull’Eurofighter.

[…]

Per la Germania, la cooperazione con la Svezia nel settore degli aerei da combattimento offrirebbe un’importante opportunità per sviluppare ulteriormente le proprie capacità tecnologiche nella costruzione di aerei, dall’avionica alle cellule e ai motori, e per espandere la creazione di valore in modo completo

Insomma, la sinergia tedesco-svedese potrebbe decollare, mentre il Fcas continua a subire le pressioni della difficile integrazione tra sistemi industriali ambiziosi e competitivi di cui parlammo già in tempi non sospetti.

La base sarebbe la collaborazione tra Airbus Space and Defense e Saab, la cui presa in carico dei lavori segnala la buona volontà del governo di Ulf Kristersson di avanzare sulla strada del consolidamento del ruolo della Svezia nella difesa europea. Il Kfs non è chiaramente pensato per essere un progetto sviluppato singolarmente dalla Svezia, Paese che prima della Nato faceva dell’autarchia nelle forniture militari il fiore all’occhiello della sua strategia di difesa.

Il mercato aeronautico europeo scalpita

Il piano Kfs intende continuare questo trend, con ulteriori migliorie, tanto che come scrive Zona Militar “uno dei requisiti chiave per la nuova piattaforma sarebbe stata la capacità di operare insieme a sistemi aerei senza pilota, seguendo una tendenza condivisa da altri sviluppi di caccia di sesta generazione”.

L’obiettivo palese è attrarre l’attenzione di possibili partner con cui lavorare attivamente per poter far avanzare un ruolo svedese nelle filiere di domani dell’aeronautica, in un contesto che vede l’Europa molto vivace: tre progetti di caccia di sesta generazione, la Germania che spinge per la combo F-35/Eurofighter, quest’ultimo caccia che viene richiesto in forma crescente da Italia, Regno Unito e Turchia, Ankara che studia la fornitura del sistema di quinta generazione Kaan alla Spagna.

Le ambizioni svedesi

Stoccolma vuole giocarsi, legittimamente, le sue carte anche alla luce del ritorno in auge del Gripen, fresco di debutto operativo nel conflitto tra Cambogia e Thailandia e potenzialmente in dirittura d’arrivo nei cieli ucraini. E Saab è l’azienda su cui punta. Si avvia, dunque, una partita attiva che potrebbe rivoluzionare le alleanze della difesa e dell’industria nel pieno del riarmo continentale. Lasciando la nazione con maggiori ambizioni, la Francia, di fronte al rischio di ritrovarsi col cerino in mano nella madre di tutte le partite strategiche per l’aeronautica.

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