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Difesa /

La Repubblica Ceca sta valutando attentamente la possibilità di acquistare gli F-35A per sostituire, in linea di principio, i Saab Jas-39 “Gripen” C e D della propria aeronautica militare.

Il Ministero della Difesa di Praga sta infatti decidendo da tempo l’acquisto di nuovi caccia che dovranno sostituire i 14 Gripen noleggiati dalla Svezia fino al 2027. La Repubblica Ceca ha un’opzione per l’acquisto di tutti i velivoli svedesi, ma si parla sempre di più della possibilità di dotarsi di aerei più moderni, e in questo il recente conflitto in Ucraina ha sicuramente avuto il suo peso. Secondo quanto riportato dalla stampa ceca, il ministro Jana Chernochova dovrebbe sciogliere la riserva sull’acquisto di due dozzine di nuovi caccia durante l’estate.

La guerra ha accelerato la tempistica della discussione, che fino a qualche mese fa sembrava dovesse essere intrapresa all’approssimarsi della scadenza del contratto di noleggio dei “Gripen”, già prorogato una volta da quando sono stati schierati nelle forze aeree della Repubblica Ceca circa 17 anni fa. Il noleggio annuale dei Jas-39 costa 1,7 miliardi di corone.

Le forze aeree ceche hanno già trasmesso al ministero la propria idea di quale aereo dovrebbe proteggere il cielo della Repubblica nei prossimi anni, ma la decisione non è ancora stata presa, tuttavia sappiamo che Praga molto probabilmente non utilizzerà l’opzione per l’acquisto dei “Gripen” per via della vetustà accumulata dalle macchine al termine del contratto di noleggio, quindi considerandole inadeguate per le nuove esigenze.

Esistono alcune opzioni per sostituire i Jas-39: una prima è l’acquisto di nuove macchine nelle versioni E/F, un’altra è l’acquisizione di caccia Eurofighter Typhoon o, appunto la possibilità di bussare alla Lockheed-Martin per ottenere gli F-35 nella versione A, a decollo e atterraggio convenzionali. La strada degli F-16 “Viper”, seguita dalla Slovacchia, è stata già abbandonata da Praga: secondo le informazioni ottenute dal quotidiano Echo24 dal Ministero della Difesa, è proprio l’F-35 il candidato più papabile.

L’aeronautica ceca, come detto, è interessata ad acquisire un totale di 24 nuovi caccia, il che significherebbe poter contare su due stormi, ma lo scorso novembre Janes e Aviation Week parlavano della possibilità di 40 velivoli.

Le trattative con Lockheed-Martin sono già in una fase avanzata. Questo è quanto ha suggerito J.R. McDonald, il vicepresidente del gruppo americano, responsabile del programma F-35, all’air show ILA di Berlino del 22 giugno. “Sono in corso discussioni con due Paesi interessati all’acquisto dell’F-35. Per quanto ne so, la Repubblica Ceca è più vicina a prendere una decisione”, ha detto McDonald.

L’altro Paese, non menzionato dal vicepresidente, dovrebbe essere la Grecia. Come vi abbiamo detto Atene sta considerando l’acquisto di un primo lotto di 20 esemplari del nuovo caccia di quinta generazione, con un’opzione per ulteriori 20 macchine, da consegnare a partire dal 2028.

Chi invece sta accelerando per l’acquisto dei caccia di quinta generazione di Lockheed-Martin è la Germania. Berlino a marzo ha optato per gli F-35A in sostituzione della sua linea di Tornado, e si ritiene che il primo ordine dovrebbe riguardare la consegna di 35 caccia. Aviation Week riporta che la Germania vorrebbe cercare di mettere in linea il nuovo caccia prima della fine del decennio. Lockheed spera di finalizzare il contratto entro l’autunno in vista del processo di approvazione da parte del parlamento tedesco. I dettagli del pacchetto dovrebbero includere il numero di aeromobili, le esigenze di addestramento e le armi. Sempre McDonald afferma che Berlino ha richiesto che i velivoli siano del Block 4 secondo lo standard Technical Refresh 3 (TR3), che avrà già incorporata la possibilità di utilizzo di bombe atomiche tattiche tipo B-61, le stesse che possono essere montate sui Tornado della Luftwaffe al pari di quelli della nostra Aeronautica Militare. Le discussioni riguardano anche i lavori di adeguamento della base aerea di Buchel, la casa dei Tornado tedeschi con armi nucleari, per le operazioni degli F-35.

L’acquisizione dell’F-35 fa parte di una spesa di circa 33 miliardi di euro per programmi aerospaziali attraverso il fondo tedesco per il riequipaggiamento delle forze armate recentemente approvato da 100 miliardi di euro, annunciato dal cancelliere Olaf Scholz poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Il vicepresidente McDonald rileva inoltre che il governo degli Stati Uniti è ora più aperto alle richieste dei Paesi europei di far produrre i propri F-35 presso la struttura Faco (Final Assembly and Check Out) di Cameri (No), quindi la nostra struttura, unica nel suo genere al di fuori degli Stati Uniti insieme a quella di Nagoya in Giappone, vedrà un incremento dell’attività, con benefici nella filiera industriale nazionale.

Finora, solo l’Italia e i Paesi Bassi sono stati autorizzati a far costruire qui i loro aerei, ma sappiamo che anche la Svizzera, che ha piazzato il suo primo ordine per i caccia, ha chiesto di far costruire la maggior parte o parte della sua flotta in Italia, poiché lo stabilimento di Cameri è a pochi minuti di volo dal confine svizzero. C’è però un problema di tempistiche legate al rateo di produzione del Faco italiano: McDonald afferma che i clienti hanno dovuto riconoscere che il tasso di produzione è inferiore rispetto a quello del sito di produzione principale a Fort Worth (Texas), pertanto lo scenario più probabile ipotizzato attualmente da Lockheed sarebbe che i nuovi clienti ricevano alcuni aerei da Cameri e altri aerei dallo stabilimento statunitense, in quanto costruire esclusivamente in Italia potrebbe allungare i tempi di consegna se non viene implementata la capacità della linea di produzione.

Attualmente la capacità di produzione dell’F-35 è di 156 velivoli all’anno su tutte e tre le linee di assemblaggio finale in Italia, Giappone e Stati Uniti e i nuovi ordini, che stanno arrivando a pioggia soprattutto a causa del conflitto in Ucraina, potrebbero non essere evasi nelle tempistiche stabilite.

L’F-35, infatti, è diventato il caccia più diffuso nel continente europeo ma non solo: attualmente le forze aeree di Italia, Regno Unito, Olanda, Norvegia già lo hanno messo in servizio, mentre Belgio e Danimarca attendono l’arrivo dei primi esemplari. Ordini sono giunti, oltre che dalle già citate Grecia, Germania e Svizzera, anche dalla Polonia e dalla Finlandia mentre si ritiene che la Spagna potrebbe optare per la versione B a decollo corto e atterraggio verticale per sostituire i suoi AV-8B della marina militare imbarcabili sulla Juan Carlos I.

Al di fuori del continente europeo, gli F-35 sono in servizio in Giappone, Australia, Corea del Sud, in Israele nella versione I “Adir” con integrazioni autoctone, e presto vestiranno le coccarde di Canada e Singapore, con un vivo interesse, sino a oggi mai finalizzato, anche da parte degli Emirati Arabi Uniti.

Il successo del velivolo, considerato impossibile solo dai suoi detrattori animati in buona parte da motivazioni ideologiche, porta con sé almeno due effetti benefici: a livello complessivo il costo unitario del caccia si abbasserà ulteriormente, in quanto costruirne di più significa poter spalmare i costi di produzione complessivi del programma Jsf – a cui partecipa anche l’Italia tra i partner principali – a livello europeo/Nato significa poter avere una macchina conosciuta dalla maggior parte dei Paesi dell’Alleanza (con un’ottica anche esterna pensando a Giappone e Australia e al loro ruolo crescente nell’Indopacifico) quindi una possibilità di integrazione di altissimo livello di equipaggi e personale di terra, che può addirittura portare alla costituzione di reparti a personale misto che operano con gli F-35, qualcosa che si è già visto in via sperimentale con i Typhoon della nostra Aeronautica Militare e della Luftwaffe in Romania, per la missione di Air Policing / Eva (Enhanced Vigilance Activity) della Nato.

Dopo quasi 70 anni si realizza, in modo quasi casuale, l’idea di avere un unico caccia – in questo caso multiruolo – per i Paesi Nato: il Fiat G-91, infatti, era nato da una precisa specifica dell’Alleanza emessa nel 1953 per un velivolo leggero da supporto tattico per le forze aeree Nato, ma il gioiello nato dalla mente dell’ingegnere Giuseppe Gabrielli venne utilizzato solo da Italia, Portogallo e Germania, in quanto vittima più di rivalità interne che di requisiti non idonei.

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