Si chiama Ilnur Nagaev, è cittadino di nazionalità russa impiegato come assistente presso la facoltà di Scienze naturali di un’università di Augusta, in Baviera, e secondo gli 007 tedeschi della BfV – il servizio di controspionaggio interno che opera sul territorio nazionale – è stato reclutato come spia di Mosca.

La Procura federale di Karlsruhe, responsabile dei casi che riguardano lo spionaggio, ha emanato un ordine d’arresto per l’assistente che, secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, avrebbe incontrato almeno tre volte, tra il 2020 e il 2021, un agente dei servizi segreti russi; lasciandosi pagare per delle informazioni almeno in due di quelle occasioni. Le prove fornite dal servizio d’intelligence tedesco non lascerebbero spazio a troppi dubbi, secondo quanto riportato dai principali quotidiani tedeschi. Sia sulla Bild che sul Der Spiegel si legge infatti: “fortemente sospettato almeno dall’inizio di ottobre 2020 di essere stato impiegato da un servizio di intelligence russo”. Il sospettato avrebbe “trasmesso informazioni dal dominio dell’università”. Ciò che va scoperto adesso, è se i suoi servigi per Mosca siano iniziati precedentemente, quando era impiegato presso un istituto di tecnologia nei pressi di Monaco di Baviera, il Frauenhofer Institut. Negev, del quale ancora non si possiedono molte informazioni, si era trasferito in Germania dopo essersi diplomato in ingegneria presso l’Istituto Metallurgico Baikov di Mosca, nota accademia scientifica russa. La polizia tedesca ha già effettuato perquisizioni nell’abitazione nell’assistente, e nel suo ufficio presso l’ateneo, che nel frattempo ha cancellato il profilo dell’indagato dal proprio sito internet.

Questo nuovo caso, non sporadico se consideriamo i precedenti – non ultimo quello che riguarda da vicino il suolo italiano, dove un ufficiale di Marina impiegato presso il Ministero della Difesa è stato sorpreso a vendere informazioni classificate a un agente del Gru -, rischia di tendere ulteriormente i rapporti diplomatici che intercorrono tra Berlino e Mosca. Incrinatisi fortemente dopo l’Affaire Navalny: l’oppositore del presidente Putin ricoverato in terapia intensiva a Berlino dopo aver ingerito, secondo le accuse suffragate dal governo tedesco presieduto dalla cancelliera Angela Merkel, un tè corretto con un agente nervino che avrebbe dovuto “eliminarlo” per sempre. Dietro l’attentato alla vita di Navalny ci sarebbe la mano dei servizi segreti russi per ordine di Putin (sebbene non esista alcuna prova che possa dimostrarlo, ndr).

Già in precedenza Berlino aveva accusato Mosca per essere stata bersaglio di una serie di attacchi informatici: il più grave nel 2015, quando un cyber attacco paralizzò per giorni l’intera rete informatica della camera bassa del parlamento del Bundestag. Nel 2017, invece, i pubblici ministeri tedeschi accusarono di spionaggio un cittadino tedesco che aveva fornito le planimetrie del parlamento tedesco ad alcuni agenti dei servizi segreti russi. La vicenda non ebbe particolare seguito. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha bollato come “completamente inaccettabile” l’episodio che coinvolgerebbe il Cremlino, che, come è ormai consuetudine in questi casi, non ha rilasciato alcun tipo di dichiarazione sull’accaduto.

Sono oltre nove ormai i leader europei che negli ultimi mesi hanno condannato Mosca per quelli che vengono definiti come “atti aggressivi” nei confronti dell’Ucraina; nonché per le diffuse operazioni di spionaggio e “sabotaggio” che sono state riscontrate in diversi Paesi dell’Europa Orientale. Anche il presidente del consiglio italiano Mario Draghi è tornato a parlare in occasione del G7, dell’importanza della sicurezza informatica, invitando l’Europa a proteggersi dalle “interferenze” russe.

Ora che l’assistente-spia è in stato di detenzione – sebbene non siano stati forniti dati sulle informazione “vendute” ai russi – c’è da domandarsi quale sarà l’atteggiamento di Berlino nei confronti di Mosca; dato che i piani per completare il gasdotto Nord Stream 2  – l’impianto destinato a raddoppiare la fornitura di gas naturale che la Federazione Russa porterebbe in Germania – procedono. E questo nonostante il progetto debba essere “fermato a ogni costo”, secondo l’onnipresente opinione di vecchi e nuovi inquilini della Casa Bianca.

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