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Difesa

Anche la Cina sanziona: nel mirino le aziende della Difesa Usa che armano Taiwan

La Cina ha alzato il livello della contrapposizione economica nei settori strategici con gli Stati Uniti sanzionando diverse compagnie a stelle e strisce accusate di danneggiare la Repubblica Popolare contribuendo al riarmo di Taiwan, ritenuta “provincia ribelle” da Pechino. E,...

La Cina ha alzato il livello della contrapposizione economica nei settori strategici con gli Stati Uniti sanzionando diverse compagnie a stelle e strisce accusate di danneggiare la Repubblica Popolare contribuendo al riarmo di Taiwan, ritenuta “provincia ribelle” da Pechino. E, de iure, non riconosciuto come Stato sovrano nemmeno da Washington, che però ritiene l’isola di Formosa un bastione geopolitico nel contenimento della Cina.

Tra le misure volte a fare pressione a Taipei nei giorni dell’insediamento del neo-presidente William Lai la Cina ha inserito anche le sanzioni alle compagnie americane che armano Taiwan, impedendo loro di approvvigionarsi di componentistica e semilavorati in Cina: “Le liste delle sanzioni  includono unità di Lockheed Martin, Raytheon, General Dynamics e Boeing”, nota la Abc, aggiungendo che “anche gli alti dirigenti della Northrop Grumman Corporation e della General Dynamics sono stati presi di mira” e che “le misure si aggiungono a quelle annunciate lo scorso anno che hanno impedito a Lockheed Martin Corp. e Raytheon Technologies Corp. e Raytheon Technologies Corp. di importare merci in Cina o di effettuare nuovi investimenti nel paese”.

Misure, quelle cinesi, che mostrano sia una volontà segnaletica di Pechino di muoversi per contrastare la capacità americana di sostenere Taiwan che un tentativo di rispondere simmetricamente alle manovre commerciali e geo-economiche con cui l’amministrazione Biden, rinforzando il contrasto già avviato da Donald Trump, colpisce la Repubblica Popolare su tecnologie critiche, semiconduttori, auto elettriche e altri importanti manufatti. In quest’ottica si mira ad alzare la pressione sugli Stati Uniti perimetrando anche in senso opposto a quello ristretto da Washington lo spazio della cooperazione economica. A tutto vantaggio di una competizione in cui il “sanzionismo” appare la cifra distintiva dei nuovi rapporti tra le superpotenze.

Non va dimenticato, poi, che di recente gli Usa hanno alzato l’asticella contro le aziende cinesi che sono accusate di sostenere in Ucraina lo sforzo bellico della Russia. In quest’ottica l’asticella del confronto a colpi di sanzioni si alza in un meccanismo di azione e contro-reazione che vede sempre di più i principi base del commercio dell’era globale piegati alla logica di potenza. Si tratta della strisciante pratica del lawfare, l’uso “geopolitico” del diritto e delle regole commerciali. Ennesima frontiera di una competizione senza limiti in cui Cina e Usa sono profondamente coinvolte.

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