La tensione lungo la Zona demilitarizzata (Dmz), ovvero il confine che separa Corea del Nord e Corea del Sud, ancora tecnicamente in guerra tra loro, è tornata a salire. Pyongyang ha recentemente ridistribuito truppe e armi pesanti nell’area, dopo l’annullamento dell’accordo militare intercoreano del 2018, conseguito per evitare scontri accidentali nei pressi della frontiera e scongiurare pericolose escalation.

Seoul ha fatto altrettanto, mentre il Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti ha pubblicato le foto di un gruppo di soldati dell’esercito americano – precisamente della 59a compagnia chimica, biologica, radiologica e nucleare – intento a condurre manovre militari congiunte con le forze sudcoreane proprio nei pressi del 38esimo parallelo.

La situazione è talmente imprevedibile che i consiglieri per la sicurezza nazionale di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone si incontreranno a Seoul questo fine settimana per discutere della crescente minaccia militare della Corea del Nord e di altre questioni di sicurezza regionale, mentre continuano a promuovere la cooperazione trilaterale in Asia.

Il ritorno di Kim

Prima l’incontro con Vladimir Putin, poi il lancio in orbita di un satellite spia militare, impresa presumibilmente riuscita grazie al provvidenziale aiuto fornito da Mosca in cambio di armamenti da impiegare per la guerra in Ucraina. Con questa doppia mossa, Kim è tornato in campo da protagonista, o forse, semplicemente, il leader nordcoreano non aveva mai davvero abbandonato la scacchiera.

Fatto sta che Kim ha innescato la replica del governo sudcoreano guidato dal conservatore di ferro Yoon Suk Yeol. Che, appena emerse le voci di un possibile lancio di un satellite da parte di Pyongyang, ha iniziato a sospendere alcune delle misure progettate per ridurre la possibilità di incidenti sulla frontiera intercoreana. Seoul ha così scelto di intensificare la sorveglianza sul confine, provocando un’ulteriore inasprimento della posizione di Pyongyang.

Il ministero della difesa della Corea del Nord ha quindi spiegato di non aver più intenzione di essere vincolato dall’accordo militare Nord-Sud e di ridistribuire “forze armate più potenti e attrezzature militari di nuovo tipo nella regione lungo la linea di demarcazione militare”. Il governo del Nord ha infine fatto sapere che considererà ogni tentativo degli Usa di neutralizzare il suo primo satellite da ricognizione in orbita terrestre alla stregua di una dichiarazione di guerra.

La variabile economica

Il dossier nordcoreano presenta anche una dimensione socio-economica. Oltre alle pratiche militari, Kim ha dimostrato di interessarsi anche di questioni interne. Come l’economia, appunto. Secondo quanto riportato da Nikkei Asian Review, nelle ultime settimane camion di grandi dimensioni hanno ripreso ad attraversare il ponte sul fiume Yalu, che collega la Cina alla Corea del Nord, segnalando la riapertura del commercio transfrontaliero su strada che potrebbe contribuire ad alleviare le carenze di generi alimentari e farmaci che affliggono Pyongyang.

In una mattina di metà novembre, ha fatto sapere la pubblicazione asiatica, almeno sei veicoli di grandi dimensioni avrebbero attraversato il fiume Yalu da Dandong, nella provincia cinese di Liaoning, dirigendosi a bassa velocità verso Sinuiju, sul lato nordcoreano del confine. Si stima che il 70% del commercio bilaterale tra Cina e Corea del Nord passi attraverso il valico di Dandong-Sinuiju, e l’attività sul ponte è servita da indicatore del livello del commercio transfrontaliero dopo la pandemia di coronavirus.

L’emittente televisiva pubblica sudcoreana Kbs aveva già riferito a novembre che sul ponte erano stati avvistati camion per due giorni consecutivi, ma alcuni osservatori avevano inizialmente ipotizzato che si trattasse di lavoratori nordcoreani che lasciavano la Cina. Tuttavia, una fonte cinese ha riferito a Nikkei che le spedizioni di merci su strada verso la Corea del Nord sono effettivamente riprese.

Ricordiamo che quasi tutto il traffico di camion, navi e treni attraverso il confine era stato interrotto nell’ottobre 2020 a causa della pandemia di Covid-19. Il commercio bilaterale tra Cina e Nord Corea è crollato del 90% tra il 2019 e il 2021 a 318 milioni di dollari, secondo i dati forniti dalle autorità doganali cinesi. Ciò ha causato carenze gravi di generi di prima necessità sul territorio nordcoreano, inclusi gli alimenti. In risposta all’attenuazione della pandemia, Pyongyang ha iniziato dapprima ad autorizzare gradualmente il trasporto marittimo, seguito da una ripresa del servizio ferroviario merci tra Dandong e Sinuiju nel settembre 2022. Ebbene, proprio la variabile economica, spesso trascurata, potrebbe essere il fattore alla base delle prossime mosse di Kim.