La penisola italiana si trova protesa al centro del Mar Mediterraneo, un mare di confine col continente africano e di passaggio per i traffici marittimi tra est e ovest. Un bacino marittimo che bagna Paesi instabili, e su cui si affacciano non solo opportunità di sviluppo ma anche situazioni di crisi e minacce più o meno impellenti date dalla presenza di attori internazionali ostili e/o competitori assertivi che potrebbero un giorno diventare ostili.
La posizione geografica dell’Italia rende alcune sue parti particolarmente “esposte” a talune minacce – che sono multiformi e non solamente militari – ma soprattutto le rende idonee a diventare dei bastioni per installare quelle che in gergo si chiamano bolle A2/AD (Anti Access / Area Denial).
Cosa si intende per bolla A2/AD
Con questo acronimo militare si intende un complesso di interdizione/negazione d’area che si basa su diverse tipologie di sistemi d’arma a raggio d’azione diverso. Lo scopo è quello di impedire l’attività aerea, navale (e in alcuni casi terrestre) di un avversario, quindi impedirgli l’uso dello spazio aereo e di quello marittimo in un raggio considerevole. Per farlo occorre un’architettura di sistemi d’arma diversi che lavorano insieme, coadiuvati dall’attività di unità navali e velivoli militari.
Prendiamo ad esempio la bolla A2/AD di Kaliningrad, exclave della Federazione Russa nel Baltico. Quel territorio, vasto circa 15mila chilometri quadrati, ospita diverse basi aeree e missilistiche: sappiamo che sono stati dispiegati dal 2012 i sistemi da difesa aerea S-400 e risulta che siano presenti anche unità dotate di vettori Iskander-M. Soprattutto, sono presenti forze di difesa costiera che sono composte, tra le altre unità logistiche e da guerra elettronica, dalla 336esima brigata di fanteria navale e dal 25esimo reggimento missilistico costiero di cui fa parte un battaglione con sistema K-300P Bastion e uno con il 3K60 Bal, entrambi sistemi missilistici antinave.
In quella regione ci sono anche reparti di cacciabombardieri di vario tipo (Su-27P, Su-24M, Su-30SM, MiG-31K) e di elicotteri da attacco e trasporto, oltre a diverse unità terrestri anche di forze pesanti e meccanizzate. Ovviamente, essendo Kaliningrad la sede della Flotta del Baltico, sono presenti diverse unità navali di vario tipo tra cui SSK della classe Kilo e corvette della classe Steregushchiy. La Russia dispone anche di sistemi da guerra elettronica efficienti a Kaliningrad, che possono coprire gran parte dello spettro elettromagnetico. Tra di essi c’è il noto Krasukha-4, in grado di disturbare i radar di velivoli da caccia, d’attacco, di intelligence, di sorveglianza e ricognizione (ISR) e di UAV, inoltre sono noti da tempo importanti disturbi al segnale GPS, per cui è probabile anche la presenza del jammer R-330Zh Zhitel.
Vediamo quindi che una bolla A2/AD tipo è costituita da diversi livelli di sistemi difensivi: missili antinave, missili terra-aria e annessi radar di ricerca/tracciamento/controllo di fuoco, sistemi da guerra elettronica, velivoli, unità navali nonché sistemi missilistici da attacco terrestre più o meno profondo.
Perché l’Italia ha bisogno di bolle A2/AD
L’Italia, per la sua posizione geografica, è esposta a minacce provenienti da oriente – data la presenza di basi russe – da meridione a causa di una Libia instabile con la prospettiva di vedere installazioni militari russe in Cirenaica, e da occidente, sia per il passaggio di unità di superficie e sottomarine ostili o potenzialmente tali, ma anche per questioni legate alla definizione delle Zone Economiche Esclusive (ZEE).
L’interdizione aeronavale di tratti di mare importanti, come il Canale di Sicilia, è fondamentale in caso di crisi internazionale per stabilire la sicurezza dei nostri traffici commerciali, inoltre avere la capacità di interdire le forze aeronavali o sottomarine, ad esempio, nel Canale di Otranto, è importante per la difesa del nostro entroterra e per la stessa Europa Centrale se pensiamo al raggio d’azione di missili da crociera lanciabili da sottomarini come il russo 3M54 Kalibr.
Anche il Mediterraneo Occidentale, davanti alle coste della Sardegna, assume un ruolo chiave se pensiamo alla definizione delle ZEE che attualmente vede un contenzioso tra il nostro Paese e l’Algeria, Paese partner per quanto riguarda i legami energetici ma che ha relazioni stabili e durature con Mosca che è il suo principale fornitore di armamenti. Stabilire una bolla A2/AD in quell’isola significherebbe avere un altro tipo di peso contrattuale e un’efficace capacità di deterrenza qualora la politica algerina dovesse diventare assertiva.
Pertanto Sardegna, Sicilia e Puglia sarebbero tre regioni candidate ideali per diventare sede di altrettante bolle A2/AD avendo il pregio di avere già importanti installazioni militari presenti sul loro territorio. Si può anche ipotizzare di utilizzare l’isola di Pantelleria come un distaccamento della bolla principale sicula, essendo dotata di un aeroporto militare con un’importante struttura indurita ereditata dalla Seconda Guerra Mondiale e in quanto posizionata strategicamente nel settore quasi centrale del Canale di Sicilia.
Al nostro Paese manca ancora un’architettura da difesa aerea multistrato completa, sebbene in via di formazione, e mancano missili antinave basati a terra, ma dispone di sistemi imbarcati e lanciabili da elicotteri sebbene non sia la soluzione migliore per le bolle A2/AD, in quanto le unità navali devono essere libere di operare come rinforzo là ove necessario, e non presidiare stabilmente alcune zone geografiche. L’optimum sarebbe di poter disporre anche di vettori da crociera per attacco terrestre lanciabili da terra, da dispiegare in posizione avanzata qualora si rendesse necessaria una forma di deterrenza lungo il nostro fronte meridionale, quindi nell’isola di Pantelleria o addirittura a Lampedusa, che rientrerebbe sotto l’ombrello difensivo di Pantelleria.